AcquaRisorse e consumi

Acqua: nuove infrastrutture, manutenzione e riuso vs climate change

Ad un anno dalla firma del Protocollo di Intesa volto a ripensare la gestione della risorsa idrica in un’ottica di maggiore efficienza e sostenibilità, Confagricoltura e Utilitalia, ribadiscono a Ecomondo (Fiera di Rimini, 5-8 novembre 2024) che in Italia per contrastare la diminuzione di disponibilità di acqua, dovuta ai cambiamenti climatici,  servono nuove infrastrutture, un piano straordinario di manutenzione di quelle esistenti e il riuso delle acque reflue depurate.

–Aumentare la percentuale dell’11% di acqua piovana che attualmente viene trattenuta e realizzare bacini medio-grandi ad uso plurimo.

–I grandi invasi hanno un’età media di 62 anni: delle 350 grandi dighe esistenti, solo la metà è in pieno esercizio. Problemi strutturali come l’interramento riducono del 30% la capacità di accumulo.

–In Italia sono operativi 79 impianti per la produzione di acque di riuso, ma solo 16 sono dotati di una rete per la distribuzione e l’utilizzo dell’acqua affinata per l’irrigazione dei campi.

–Nel nostro Paese ci sono 7.781 impianti di depurazione dotati di sistema di trattamento avanzato, che potrebbero essere potenziati per la produzione di acqua per il riuso: il potenziale è di circa 6,7 miliardi di metri cubi all’anno di acque depurate utilizzabili direttamente.

Sono questi gli aspetti critici della risorsa idrica che devono essere risolti per contrastare i cambiamenti climatici e garantire la sicurezza dei territori, secondoConfagricoltura,la più antica Organizzazione di tutela e di rappresentanza delle imprese agricole, eUtilitalia, la Federazione che riunisce le Utilities dei servizi pubblici dell’Acqua, dell’Ambiente, dell’Energia Elettrica e del Gas, che aEcomondo(Fiera di Rimini, 5-8 novembre 2024), ad un anno di distanza dalla firma del Protocollo di Intesa volto a ripensare la gestione della risorsa idrica in un’ottica di maggiore efficienza e sostenibilità, hanno fatto il punto sullo stato di avanzamento dei lavori.

Confagricoltura e Utilitalia ribadiscono che in Italia servononuove infrastrutturee unpiano straordinario di manutenzionedi quelle esistenti.
Sul primo frontebisogna aumentare la percentuale dell’11% di acqua piovana che attualmente viene trattenuta in bacini con funzioni di riserva idricaed è necessario realizzare bacini medio-grandi ad uso plurimo, pur mantenendo la possibilità, in relazione a specifiche condizioni territoriali, di favorire anche la creazione di piccoli bacini a servizio di una rete di imprese agricole.
Sul piano di manutenzione, l’attenzione va posta ai grandi invasi, che hanno un’età media di 62 anni: delle 350 grandi dighe esistenti, solo la metà è in pieno esercizio e problemi strutturali come l’interramento riducono del 30% la capacità di accumulo.Elevare gli investimenti nel servizio idrico, superando le gestioni comunali in economia, inoltre, contribuirebbe a destinare risorse crescenti per ridurre le perdite di rete: occorre passare dagli attuali 4 miliardi di euro di investimenti annui, a 6 miliardi di euro, il 25% dei quali andrebbe destinato al potenziamento della rete idrica.

Confagricoltura e Utilitalia, inoltre, ritengono inoltre che l’utilizzo delle acque reflue depurate per fini irrigui sia una priorità, in linea con le buone pratiche dell’economia circolare. Attualmente, secondo i dati ISPRA, in Italia sonooperativi 79 impianti per la produzione di acque di riuso, ma solo 16 sono dotati di una rete per la distribuzione e l’utilizzo dell’acqua affinata per l’irrigazione dei campi. Questi numeri sono ancora troppo ridotti: nel nostro Paese ci sono 7.781 impianti di depurazione dotati di sistema di trattamento avanzato, che potrebbero essere potenziati per la produzione di acqua per il riuso. Se tali progetti dovessero essere realizzati, la percentuale di acque reflue utilizzate in agricoltura potrebbe aumentare significativamente. Il riutilizzo rappresenta una misura con un potenziale enorme:circa 6,7 miliardi di metri cubi all’anno di acque depurate utilizzabili direttamente.

Rispettoal riutilizzo dei fanghi, in un’ottica di economia circolare, è necessario riportare nel terreno sostanze nutritive e carbonio organico, spesso carenti. La sfida è passare dalla cultura dello scarto a quella della prevenzione, del riciclo e della valorizzazione economica.L’agricoltura, che è il perno delle nuove strategie europee sulla bioeconomia, può contribuire significativamente al riutilizzo dei fanghi di depurazione come biofertilizzanti. Tuttavia, è essenziale sviluppare certificazioni di qualità degli stessi che garantiscano sicurezza per l’agricoltore e consumatore.

In questo primo anno di collaborazione, partendo dalla consapevolezza dell’impatto crescente dei cambiamenti climaticisulladisponibilità idricache rende necessario ripensare la gestione della risorsa in un’ottica di maggiore efficienza e sostenibilità, Confagricoltura e Utilitalia hanno promosso una serie di iniziative congiunte. Sono stati organizzati momenti di confronto con stakeholder nazionali e internazionali, attività di formazione per tecnici e aziende e sono state messe in campo proposte comuni per infrastrutture idriche più efficienti, con l’obiettivo difavorire un’agricoltura e un servizio idrico integrato sempre più circolari e resilienti, contribuendo alla gestione sostenibile e oculata della risorsa acqua.

In copertina: da sinistra Filippo Brandolini, Presidente di Utilitalia, e Nicola Gherardi Presidente di Confagricoltura.

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.