AcquaEconomia e finanza

Crisi idrica: costa ogni anno all’Italia 13,4 miliardi di euro

Il Libro Bianco 2026 Valore Acqua della Community multistakeholder di TEHA Group dedicata all’elaborazione di scenari, strategie e politiche sulla gestione della risorsa acqua, evidenzia un’Italia sempre più in crisi idrica, e propone strategie per la gestione sostenibile risorsa, avvertendo che la fine del PNRR rischia di far calare gli investimenti idrici del 20%, richiedendo nuovi modelli finanziari.

Sommando siccità, alluvioni e mancato riciclo, la crisi idrica costa ogni anno agli italiani 227 euro pro capite, il doppio della media europea (112 euro), una cifra pari a 13,4 miliardi di euro, “come se l’economia del nostro Paese si fermasse per due giorni e mezzo ogni anno”.

Lo sottolinea ilLibro Bianco 2026 Valore AcquadellaCommunity Valore AcquadiTEHA(The European House Ambrosetti), giunto alla settima edizione e presentato nel corso dell’evento conclusivo dell’attività dei partner (Roma, 18-19 marzo 2026) che fotografa un’Italia “sempre più esposta allo stress idrico che comporta avere troppo poco o troppa acqua nei momenti sbagliati, difficoltà nella raccolta o nella gestione“.

Nel 2019, TEHA Group ha costituito la Community Valore Acqua, una community multistakeholder dedicata all’elaborazione di scenari, strategie e politiche sulla gestione della risorsa acqua, coinvolgendo gliattori chiave della filiera estesa dell’acqua italiana (operatori del ciclo idrico integrato, rappresentanti del mondo dell’agricoltura, provider di tecnologia e software, fornitori di macchinari e impianti) e leIstituzioni nazionali ed europee di riferimento, per favorire un confronto costruttivo e permanente sulle grandi sfide del Paese relative alla gestione della risorsa acqua e agli effetti del cambiamento climatico

Secondo l’ultimoRapportodelle Nazioni Unite “Global Water Bankruptcy: Living Beyond Our Hydrological Means in the Post-Crisis Era”, nel 2026 è iniziata l’era della “bancarotta idrica globale”: un numero troppo elevato di fonti idriche ha superato il punto in cui potevano essere ripristinate ai livelli precedenti– ha ricordatoValerio De Molli, Managing Partner e CEO di TEHA Group –Secondo le parole di Kaveh Madani, Direttore dell’Institute for Water, Environment and Health delle Nazioni Unite‘Per gran parte del mondo, la normalità è scomparsa’.

L’acqua è input produttivo che coinvolge quasi2 milioni di impreseper tre principali comparti dell’economia: ilsettore agricolo, l’industria(a partire dalle industrie idrovore) e ilsettoreenergetico e dei data center.

Ilsettore agricolo coinvolge oltre 1,1 milioni di impreseper un Valore Aggiunto di 43,9 miliardi di Euro. Leimprese manifatturiere idrovorecontribuiscono al PIL con 281,2 miliardi di euro in circa330.000 imprese. Inoltre, sono10mila le imprese del settore energeticoper un Valore Aggiunto di 25,6 miliardi di Euro. Infine, idata center attivi in Italia valgono 1,4 miliardi dieurodi Valore Aggiunto.

L’acqua è un input produttivo primario per agricoltura, industria, energia e data center, e abilita complessivamente 384 miliardi di euro di valore aggiunto: senza questa risorsa, il 20% del Pil italiano non potrebbe essere generato– ha sottolineato De Molli –Una gestione emergenziale del settore ne mette a rischio la competitività. Per sostenere la crescita del Paese e del settore è indispensabile una pianificazione strategica di lungo periodo, capace di sviluppare un settore idrico resiliente e sostenibile. Servono una visione più ambiziosa e integrata, accelerare gli investimenti, modernizzare le infrastrutture, mobilitare capitali pubblici e privati, spingere su innovazione e digitalizzazione e diffondere una nuova cultura dell’acqua lungo l’intera filiera“.

Lacrisi dell’acqua, che nel 2025 in Italia ha visto oltre 1.100 episodi di precipitazioni intense e 139 allagamenti urbani (nei primi anni duemila si contavano 45 precipitazioni intense e 3 allagamenti urbani l’anno),genera impatti consistenti sul sistema produttivo a cominciare dall’agricoltura.Nell’ultimo decennio la produzione agricola italiana si è ridotta del 7,8%, con picchi nelle coltivazioni più idrovore.


Il nodo che deve essere sciolto è quello degli investimenti
. Latariffa del servizio idrico integrato, pur cresciuta fino a 2,5 euro al metro cubo nel 2024,resta tra le più basse d’Europa(il 30% sotto la media UE e pari a un quinto di quella della Danimarca) eda sola non sarà sufficiente a sostenere il fabbisogno del settore dopo la conclusione del PNRR. Con l’apporto del capitale privato, gli investimenti potrebbero salire fino a 98 euro pro capite rispetto agli 83 previsti dal 2027 senza risorse europee.

Ancora più preoccupante è il deficit culturale: il 96% per cento dei cittadini non è in grado di quantificare i propri consumi idrici e tende a sottostimarli, nonostante quasi tutti dichiarino di adottare comportamenti virtuosi per ridurli. Un limite culturale che appare ancora più rilevante se si considera che, con un’impronta idrica pari a 130 miliardi di metri cubi l’anno, l’Italia è il Paese più idrovoro d’Europa. Al secondo posto laGermaniacon 120 miliardi di metri cubi e laFranciaal terzo con 110 miliardi. Al contempo il nostro Paese è al1° posto in Europa per consumo di acqua minerale: 249 litri pro capite contro una media di 91 litri.

La settima edizione della Community Valore Acqua ha messo a punto unDecalogo di azioni e proposte concrete:
1.visione sfidante per una filiera dell’acqua e un Paese più sostenibili;
2.creazione delle condizioni abilitanti per la crescita degli investimenti e il consolidamento del settore;
3.rilancio degli investimenti anche attraverso la leva dei finanziamenti pubblici e privati;
4.adeguamento tariffario e sostegno finanziario per la sensibilizzazione al corretto utilizzo idrico;
5.aggiornamento infrastrutturale per favorire lo stoccaggio e la circolarità della risorsa idrica (Circular Water);
6.digitalizzazione della filiera estesa (Smart&Digital Water);
7.efficientamento nell’utilizzo dell’acqua e diffusione di un approccio “Water Positive”;
8.efficientamento della raccolta e gestione dei dati lungo la filiera estesa dell’acqua;
9.comunicazione, educazione e formazione sulla corretta gestione della risorsa acqua;
10.rafforzamento della collaborazione pubblico-privata e coordinamento integrato fra i diversi stakeholder.

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.