Mari e oceani

WOA III: allarmante stato di salute degli oceani

In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani (8 giugno), è stata pubblicata la III Valutazione Mondiale degli Oceani (WOA III), frutto di cinque anni di lavoro di 550 scienziati internazionali, che descrive in dettaglio il crescente impatto dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e della pesca eccessiva sugli oceani.

L’oceano è il fondamento della vita sulla Terra. Ma la sua salute è gravemente a rischio, poiché gli ecosistemi e gli habitat si avvicinano o superano i punti critici di non ritorno.

È quel che si legge nellaIII Valutazione Mondiale degli Oceani(WOA) delle Nazioni Unite, pubblicato l’8 giugno 2026 in occasione dellaGiornata Mondiale degli Oceani, unRapporto monumentale di 1352 pagine, frutto di 5 anni di lavoro di 550 esperti provenienti da 86 Paesi, che descrive con dati e analisi il crescente impatto dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e della pesca eccessiva sui nostri oceani, che coprono oltre il 70% del pianeta.

La terza Valutazione Mondiale degli Oceani documenta una crisi sempre più grave causata dai cambiamenti climatici, dalla pesca eccessiva, dalla perdita di biodiversità e dall’inquinamento marino– ha affermatoAntónio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale degli Oceani –Non possiamo continuare a considerare l’oceano illimitato. Dobbiamo costruire un nuovo rapporto con l’oceano: fondato sulla scienza, inquadrato dal diritto internazionale e basato sulla responsabilità condivisa – tra nazioni, settori e generazioni – per promuovere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”.

L’oceano è sottoposto a una pressione sempre maggiore
La valutazione rivela che l’oceano continua a essere sottoposto a una pressione antropica grave e crescente, dalla superficie alle profondità marine, dovuta ai cambiamenti climatici, all’inquinamento e all’intensificarsi delle attività umane.

Queste pressioni sono spesso cumulative e, combinandosi, causano una diffusa perdita di biodiversità, compromettendo gli ecosistemi che sostengono la pesca, la protezione costiera e la salute umana. La valutazione ci aiuta a comprendere meglio i fattori scatenanti, le interazioni e le conseguenze a lungo termine di questi cambiamenti.

L’esigenza di un oceano sano e resiliente non è mai stata così urgente– ha sottolineato nel corso della Conferenza di lancio della WOA III,Rafael González-Quirós, Coordinatore congiunto del Gruppo di esperti –Le collaborazioni e la ricerca a livello globale, insieme alla nostra maggiore conoscenza dell’oceano, forniscono informazioni essenziali sullo stato degli ecosistemi marini, sui profondi cambiamenti che stanno subendo e sulla necessità della nostra cura”.

Risultati principali
– Principali fattori antropici che hanno la maggiore influenza sull’ambiente marino:
1. Crescita della popolazione umana e cambiamenti demografici;
2. Attività economiche;
3. Progressi tecnologici;
4. Cambiamento delle strutture di governo e instabilità sociale, economica e geopolitica;
5. Cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e inquinamento.

– Circa il 16% dell’aumento totale del contenuto di calore oceanico dal 1955 si è verificato a partire dal 2018. Il riscaldamento relativo maggiore è stato osservato nell’Oceano Atlantico e nelle zone meridionali degli oceani Indiano e Pacifico.

– Il livello del mare continua ad aumentare a ritmi crescenti, passando da meno di 2,0 mm all’anno prima del 2015 a 4,3 mm all’anno nel 2023.

– Ogni anno, 52,1 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono nell’oceano, contribuendo alla formazione di circa 24,4 trilioni di particelle di microplastica, che, come è ormai noto, colpiscono oltre 4.000 specie marine.

– Permangono notevoli lacune nella conoscenza degli oceani: al 2025 era stato mappato solo il 27,3% dei fondali marini, il che lascia gli ecosistemi abissali, i processi biologici e gli impatti cumulativi scarsamente compresi.

La salute degli oceani e il benessere umano sono profondamente interconnessi
La WOA III sottolinea gli stretti legami tra la salute degli oceani e la sicurezza alimentare, i mezzi di sussistenza, la prosperità economica e l’identità culturale.

La valutazione offre inoltre nuove prospettive esplorando percorsi di sostenibilità lungimiranti, rivelando il ruolo essenziale del genere, dell’equità e delle conoscenze indigene nella gestione degli oceani, sulla base di dati scientifici, prove e anni di ricerca.

La loro inclusione– ha affermatoRenato Andres Quiñones Bergeret, Coordinatore congiunto del Gruppo di esperti –riflette l’importanza dell’inclusività e dell’utilizzo di conoscenze diversificate per garantire che una gestione responsabile degli oceani tragga vantaggio dalle prospettive e dalle esperienze di tutte le comunità“.  

Risultati principali
– La pesca su piccola scala impiega 60,2 milioni di persone e produce 25,1 milioni di tonnellate all’anno, eppure molte popolazioni indigene costiere e comunità locali sono emarginate e spesso non hanno un accesso sicuro alle risorse né la possibilità di partecipare alla governance.

– I modelli di governance oceanica che integrano le conoscenze delle popolazioni indigene, dei proprietari tradizionali e delle comunità locali hanno maggiori probabilità di raggiungere risultati di benessere complessivo, anche attraverso la conservazione del patrimonio culturale e/o naturale, la promozione della resilienza delle comunità e la trasmissione di conoscenze tramandabili di generazione in generazione sugli ecosistemi marini e sul loro utilizzo sostenibile.

– Integrare la parità di genere nelle politiche, nelle istituzioni e nella leadership in ambito marittimo è fondamentale per raggiungere una governance degli oceani sostenibile, equa ed efficace.

– I benefici derivanti dagli oceani – dalla pesca, dall’economia marittima e dai servizi ecosistemici – sono distribuiti in modo iniquo tra le nazioni e tra i diversi gruppi sociali a causa della scarsa attenzione riservata ai diritti e alla proprietà delle risorse, alla partecipazione ai processi decisionali e all’equità nell’assegnazione dei benefici.

– Contaminanti chimici, agenti patogeni, fioriture algali nocive, microplastiche e detriti marini rappresentano rischi crescenti per la salute umana a causa del consumo di prodotti ittici, delle attività ricreative e dell’esposizione costiera. I cambiamenti climatici, come il riscaldamento dei mari, gli eventi estremi e lo spostamento dei vettori di malattie, stanno amplificando le minacce per la salute.

La governance sta migliorando, ma rimane frammentata
La terza Valutazione Mondiale degli Oceani è la prima valutazione integrata a includere una sezione sulla governance oceanica e rivela che un maggiore coordinamento tra le istituzioni globali e regionali sta contribuendo a connettere i sistemi di governance oceanica, migliorando l’impatto collettivo. I 57 trattati globali relativi alla protezione degli oceani, tra cui il recente Accordo sui sussidi alla pesca e l’entrata in vigore dell’Accordo sulla diversità biologica marina delle aree al di là della giurisdizione nazionale (BBNJ), migliorano la capacità collettiva di proteggere la biodiversità, ridurre i sussidi dannosi e gestire le risorse oceaniche in modo più sostenibile per le generazioni future. Nonostante i progressi significativi, la governance rimane frammentata tra settori e regioni, limitando una gestione coerente.

Risultati principali
La frammentazione sistemica, ad esempio nell’adozione disomogenea dei trattati e nelle lacune di coordinamento, richiede meccanismi di integrazione più solidi tra i regimi relativi al clima, alla biodiversità, alla pesca e all’inquinamento, che si basino sui percorsi di interazione esistenti.

– Il rafforzamento dei meccanismi di coordinamento e la garanzia di coerenza tra le istituzioni sono fondamentali per un’efficace attuazione delle politiche.

– Negli ultimi cinque anni, le dimensioni umane, compresi i diritti umani e le scienze sociali, hanno acquisito maggiore importanza nei dibattiti sulla governance degli oceani.

– Proposte e pratiche come l’economia oceanica sostenibile e inclusiva e la pianificazione dello spazio marino hanno acquisito sempre maggiore importanza negli sviluppi della governance a guida statale. Le esperienze nazionali e le idee provenienti dalle comunità stanno plasmando il modo in cui proteggiamo i nostri oceani oggi. Concetti come la pianificazione dello spazio marino e l’economia oceanica inclusiva svolgono ora un ruolo di primo piano nelle decisioni ufficiali dei governi.

“L’oceano è vita. È molto semplice. Ci collega tutti. È il sistema circolatorio universale di tutta la vita che conosciamo e da cui dipendiamo– ha dettoFabien Cousteau, esploratore oceanografico, presente allaConferenza stampa di lancio –Celebriamo l’oceano un giorno all’anno, ma dipendiamo da esso tutto l’anno”.

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