Manifestazioni e celebrazioniMari e oceani

WOD 2026: “Aree marine protette solide per il nostro pianeta blu”

Il tema di quest’anno per la Giornata Mondiale degli Oceani – WOD (8 giugno) vuole sottolineare il ruolo cruciale delle aree marine protette e degli ecosistemi nella conservazione della biodiversità, nel mantenimento dell’equilibrio ecologico, nella garanzia di mezzi di sussistenza sostenibili e nel rafforzamento della resilienza ai cambiamenti climatici.

A ridosso della Giornata Mondiale dell’Ambiente, laGiornata Mondiale degli Oceani(WOD 2026) che si celebra ogni anno l’8 giugnocon risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) , per il 2026 ha per tema “Aree marine protette solide per il nostro pianeta blu” per sottolineare ilruolo cruciale delle aree marine protette e degli ecosistemi nella conservazione della biodiversità, nel mantenimento dell’equilibrio ecologico, nella garanzia di mezzi di sussistenza sostenibili e nel rafforzamento della resilienza ai cambiamenti climatici.

Si stima che tra il 50 e l’80% di tutta la vita sulla terra si trovi sotto la superficie dell’oceano e che gli oceani contengano il 99% dello spazio vitale della Terra e che sia meno del 10% quello esplorato dall’uomo.

Le piccole piante marine che costituiscono il fitoplancton rilasciano la metà di tutto l’ossigeno dell’atmosfera attraverso la fotosintesi.

Gli oceani rappresentano il 96% di tutta l’acqua sulla superficie terrestre, il resto è acqua dolce di fiumi, laghi e ghiacciai.

Gli oceani assorbono circa il 25% delle emissioni di CO2 che le attività umane emettono in atmosfera ogni anno, riducendo notevolmente l’impatto di questo gas ad effetto serra sul clima.

serbatoi di carbonio dei sistemi costieri, come mangrovie, paludi e praterie di posidonia possono contenere fino a cinque volte il carbonio immagazzinato nelle foreste tropicali.

Oltre 3 miliardi di individui dipendono dalla biodiversità marina e costiera per il loro sostentamento.

Secondo la Conferenza ONU su Commercio e Sviluppo (UNCTAD)l’economia dell’oceano vale tra i 3 e i 6 trilioni di dollari.

Con l’adozione delQuadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal(KMGBF), i leader mondiali si sono impegnati a rispettare l’iniziativa 30×30, ovvero diproteggere entro il 2030 il 30% delle acque nazionali che in alto mare: “Ora è il momento di dare seguito all’impegno!

Per secoli il sistema oceano, supporto vitale del Pianeta, è stato considerato troppo vasto per decadere e le sue risorse così infinite da poter essere sfruttate imprudentemente. Ma con il 90% delle grandi popolazioni di pesci esaurite e il 50% delle barriere coralline distrutte, è evidente che stiamo prelevando dagli oceani più di quanto possa essere reintegrato e che bisogna mettere lo stato degli oceani al centro dell’Agenda internazionale.

Lo scorso settembre, in occasione delSummit sul Clima delle Nazioni Uniteè stato presentato dalPIK(Potsdam Institute for Climate Impact Research) il “Planetary Health Check 2025” che ha rilevato come,dopo il superamento di 6 dei 9 limiti planetari critici, nel 2025 se ne siaaggiunto un 7° (Acidificazione degli Oceani).

Più recentemente, unoStudiocoordinato dall’Università di Edimburgo ha rivelato che dal 2009 le concentrazioni di nitrati nel deflusso dell’Oceano artico sono diminuite bruscamente, a causa della diffusa perdita di ghiaccio marino, innescata dai cambiamenti climatici, indicando un probabile tipping point di perdita di nitrati, con conseguente riduzione della fauna marina.

Per anni la regolazione dello sfruttamento delle acque internazionali, che rappresentano quasi due terzi della superficie marina globale, è stata soggetta a una normativa poco efficace, ma adesso la cornice della normativa internazionale si è finalmente messa in moto. Da quest’anno, infatti, è entrato in vigore lo storico Trattato BBNJ(Biodiversity Beyond National Jurisdiction), il primo accordo internazionale vincolante per proteggere la vita marina in alto mare, che obbliga tutti coloro che vogliono condurre attività commerciali in tali acque  – pesca su larga scala, attività estrattive, ma anche ricerca scientifica – devono presentarevalutazioni di impatto ambientale obbligatorie e condividere i benefici economici delle scoperte. La Commissione UE, in occasione della III Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani (Nizza, 9-13 giugno 2025) ha adottato ilPatto europeo per gli oceaniperproteggere meglio gli oceani,promuovere una fiorente economia bluesostenere il benessere delle persone che vivono nelle zone costiere.

Come previsto dalla stessa Strategia, la Commissione UE ha aperto unaPubblica consultazione (scadenza 16 luglio 2026) sull’European Ocean Actla cui adozione è prevista entro l’anno e che dovrà rafforzare e modernizzare la pianificazione dello spazio marittimo quale strumento strategico al servizio e a sostegno delle priorità del Patto, attraverso un maggiore coordinamento intersettoriale a livello nazionale e un approccio più organizzato a livello di bacino marittimo, migliorando al contempo la governance dell’osservazione oceanica

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.