L’Italia si conferma eccellenza europea nella raccolta differenziata dell’umido, con una copertura del servizio che raggiunge poco più del 90% della popolazione. Dal frutto del riciclo dei rifiuti organici emerge l’opportunità di fare del bene non solo ai suoli agrari, ma anche a quelli delle nostre città.
Negli ultimi anni il dibattito sull’economia circolare e sulla transizione ecologica ha riportato al centro dell’attenzione il valore dei rifiuti organici come risorsa strategica. Il recente report del CIC-Consorzio Italiano Compostatori, pubblicato lo scorso ottobre, conferma che l’Italia è un’eccellenza europea nella raccolta differenziata dell’umido, con una copertura del servizio che raggiunge poco più del 90% della popolazione.
Un risultato significativo, che evidenzia il ruolo centrale del compostaggio nella gestione sostenibile dei rifiuti organici e nelle strategie urbane di economia circolare. Per valorizzare appieno questa risorsa, è però importante continuare a migliorare la qualità dei rifiuti raccolti: nel 2023 si è registrato, infatti, un lieve aumento della frazione estranea in essi contenuta, con circa un campione su sei che non ha raggiunto il 90% di purezza merceologica.
Un dato che invita a rafforzare le buone pratiche di conferimento, così da ottenere un compost di qualità elevata che possa garantire benefici concreti all’ambiente e alla collettività.
In questo contesto,ilCICrilancia il concetto diUrban Carbon Farming, una proposta innovativa per integrare il riciclo organico e la gestione del verde urbano, trasformando le città in attori protagonisti della lotta ai cambiamenti climatici.
Non si tratta soltanto di aumentare il numero di alberi o la superficie verde, ma di promuovere un approccio sistemico che valorizzi il compost come strumento per rigenerare i suoli urbani, migliorare la qualità dell’aria e ridurre gli effetti delle isole di calore, portando così beneficio ai cittadini.
Compost: da rifiuto a risorsa per le città
Il compost prodotto dagli impianti consorziati al CIC è un ammendante in grado di restituire fertilità ai terreni, migliorarne la struttura e incrementare le capacità di ritenzione idrica. La sua applicazione in parchi, giardini e aree verdi urbane non solo migliora la salute del suolo e favorisce lo sviluppo di una vegetazione più robusta, ma contribuisce anche alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico.
Un terreno ricco di sostanza organica, infatti, trattiene più acqua, riduce i ristagni e rilascia gradualmente umidità nei periodi di siccità. Inoltre, la presenza di vegetazione sana favorisce l’assorbimento di anidride carbonica e la riduzione della temperatura, contrastando il fenomeno delle isole di calore.
Dall’Europa all’Italia: un quadro normativo favorevole
Il riconoscimento del compost e del digestato come flussi strategici per la riduzione della dipendenza europea dai fertilizzanti chimici è arrivato anche dal recente Critical Raw Materials Act.
Questo atto normativo europeo inserisce per la prima volta i fertilizzanti organici derivati dai rifiuti a matrice organica tra le risorse critiche per l’autonomia del continente. Una conferma che il percorso intrapreso dal CIC da oltre trent’anni va nella direzione giusta: trasformare scarti in valore, chiudere il ciclo della materia e rafforzare la resilienza dei territori.
In Italia, l’adozione di strumenti come il Marchio “Compost di Qualità CIC”, prevista dai Criteri Ambientali Minimi, rappresenta già una garanzia per enti pubblici e operatori, garantendo standard elevati di prodotto. Ora la sfida è fare un passo ulteriore, portando questa risorsa nei piani urbanistici e nelle strategie di gestione del verde, affinché il compost diventi protagonista delle politiche di adattamento climatico delle città.
Urban Carbon Farming; un modello per le città sostenibili
Il concetto Urban Carbon Farming si fonda sull’idea che i suoli urbani, se ben gestiti, possono diventare serbatoi di carbonio, contribuendo alla mitigazione delle emissioni climalteranti e ai loro effetti e migliorando la qualità della vita nelle aree metropolitane. Applicare compost di qualità agli spazi verdi cittadini significa:
- Rigenerare i suoli urbani, arricchendoli di sostanza organica e nutrienti;
- Aumentare la resilienza climatica, riducendo gli effetti delle ondate di calore e migliorando la gestione delle acque piovane;
- Ridurre le missioni di gas serra, favorendo il sequestro di carbonio nel terreno;
- Promuovere la biodiversità urbana, grazie alla crescita di una vegetazione più sana e variegata.
Il Consorzio Italiano Compostatori immagina città in cui il verde non sia solo un elemento estetico, ma una vera e propria infrastruttura ecologica, capace di garantire benefici ambientali, sociali e economici. Una città che investe sul futuro, trasformando gli scarti organici dei cittadini in benessere collettivo.
Un appello a istituzioni e amministrazioni
Il report del CIC sottolinea che l’Italia può e deve giocare un ruolo guida nella definizione di un modello europeo di gestione del biowaste.
Per farlo, è necessario un impegno condiviso: dalle istituzioni, chiamate a fissare obiettivi specifici per il riciclo organico, alle amministrazioni locali, che possono tradurre l’Urban Carbon Farming in progetti concreti nei territori. Investire nell’uso del compost nei contesti urbani significa infatti centrare gli obbiettivi europei sul riciclo dei rifiuti, ma anche costruire comunità di resilienti, sostenibili e vivibili. Il CIC rilancia quindi con forza l’idea che dalla gestione virtuosa dei rifiuti organici possano nascere città più verdi e sostenibili.
L’Urban Carbon Farming non è solo un concetto teorico, ma una proposta concreta che unisce raccolta di qualità, produzione di compost e rigenerazione dei suoli urbani. Una visione che trasforma i rifiuti in risorse e che può rendere le nostre città non soltanto più belle, anche più capaci di affrontare le sfide del clima e della transizione ecologica.
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