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Turismo enogastronomico: la risposta all’overtourism

È stata presentata la VII edizione del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano, l’annuale studio ideato da Roberta Garibaldi e realizzato da Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, che pone l’accento sulle azioni necessarie per trasformare un business già consolidato in uno strumento strategico nazionale per lo sviluppo armonico del territorio, rivitalizzando i borghi e le aree rurali.

Se in generale nel comparto turistico post Covid si evidenziano, in particolare tra i turisti italiani, i primi segnali di flessione, c’è una specifica categoria che continua a crescere e lo fa a doppia cifra: si tratta del turismo enogastronomico.

A evidenziarlo è il “Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano“, giunto alla VII edizione e presentato a Parma il 17 dicembre 2024, e curato come di consueto da Roberta Garibaldi, Docente all’Università di Bergamo e Presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico(AITE), con il supporto di Visit Emilia e Valdichiana Living, il patrocinio di Federturismo, Fondazione Qualivita, Iter Vitis Les Chemins de la vigne en Europe, e la collaborazione dell’Università degli studi di Bergamo, Economics Living Lab e TheFork.

I dati del Rapporto certificano che si è ulteriormente consolidatoil legame tra gli italiani e il viaggio alla ricerca di cibo, vino, olio e tutte le altre tipicità agroalimentari del territorio italiano. Il 70% degli intervistati dichiara infatti di aver svolto almeno una vacanza negli ultimi tre anni con questa motivazione primaria: le risposte evidenziano un+12% sul 2023e+49% sul 2016. E mentre ilturismo domestico generalista ha segnato un calo nel corso dell’ultima stagioneestiva,quello enogastronomico non ha deluso, anzi: c’è un ampio bacino di domanda, stimato in14,5 milioni dipotenziali turisti del gusto, che opta prevalentemente per mete domestiche (64%).

La destinazione preferita tra gli italiani, sia per i viaggi passati (39,3%) che per quelli futuri (33,9%), è la Toscana; a seguire troviamo Emilia-Romagna e Puglia, che s’invertono nell’ordine se consideriamo le intenzioni di viaggio.

Come nei semestri passati,l’enogastronomia si conferma fra le esperienze più desiderate anche per i turisti europei: il 15,3% della popolazione del Vecchio Continente (circa 20,6 milioni di potenziali turisti) ha intenzione di affrontarle nei viaggi in programma per questa stagione invernale, a prescindere dalla tipologia di viaggio (mare, city break, culturali e outdoor). Ed è alto anche l’interesse per le mete e le attrazioni a tema cibo dei mercati long-haul: in particolare svettano le destinazioni del Far East (Giappone, Corea del Sud, Cina) e il Brasile.

“L’enogastronomia si conferma essere elemento assai ricercato ed apprezzato in ogni esperienza di viaggio– ha affermatoRoberta Garibaldi–La situazione attuale che si caratterizza per quadro economico e geo-politico difficile, sembra non intaccare questo comparto che ha visto negli anni evolversi, con l’affermazione di nuove forme, modalità e luoghi di fruizione che si caratterizzano per la capacità di introdurre, coinvolgere e immergere il viaggiatore nella cultura della meta visitata. L’Italia possiede un’alta capacità attrattiva sul mercato globale grazie alle sue eccellenze. Presenta potenzialità che, se adeguatamente espresse, possono rafforzare la competitività del Paese nello scenario internazionale ed essere da stimolo per lo sviluppo delle aree rurali e minori, creando valore economico, sociale e culturale duraturo. Il Rapporto si pone come strumento di lavoro per supportare le destinazioni e gli operatori delle filiere nell’esplodere le potenzialità che il patrimonio enogastronomico possiede e sviluppare sistemi di offerta capaci di soddisfare le esigenze del turista contemporaneo e nasce da una rigorosa metodologia di ricerca”.

I nuovi profili
Oggi i turisti ricercano nell’enogastronomia in viaggio una molteplicità di aspetti, sono accomunati da motivazioni ed interessi che trascendono i tradizionali profili. Dal Rapporto emergono5 nuove tribù enogastronomiche:
– iRicercatori (42,1%), che viaggiano per provare nuove esperienze enogastronomiche, entrare in contatto con la comunità locale ed immergersi nella cultura della meta visitata;
– iFestaioli (23%), turisti che si avvicinano con una certa “leggerezza” all’enogastronomia, vista come una “scusa” per stare in compagnia e divertirsi;
– gliIntellettuali (19%), il cui motto è “viaggiare per arricchire il proprio bagaglio culturale”;
– iFigli dei Fiori (11,5%), che vedono nel viaggio enogastronomico un’occasione per pensare al proprio benessere psico-fisico e volersi bene;
– gliEdonisti (4,3%), che decidono di compiere un viaggio enogastronomico per concedersi un lusso.

Le parole chiave
Il vino (con il 38,1% delle preferenze) è considerato il prodotto più rappresentativo dell’Italia in ambito agroalimentare. Seguono nell’immaginario collettivo nazionale delle icone enogastronomiche del Belpaese l’olio extravergine di oliva (24%), la pizza (22%), la pasta(15%) e i formaggi(11%). A questa ricchezza si unisce la percezione diffusa di un patrimonio unico, genuino, diffuso sull’intero territorio e di qualità.

Le cucine del cuore
Grazie alla collaborazione con The Fork, il Rapporto 2024 ha mappato le cucine regionali più diffuse. In Italia spicca quellatoscana(17,3% dei ristoranti della piattaforma), seguita dalla cucinapiemontesee da quellasiciliana. All’esteroemerge la forza della cucinacampana/napoletana.

L’impatto economico
Quanto vale il turismo enogastronomico? Per la prima volta il Rapporto fornisce una risposta grazie alla collaborazione con Economics Living Lab,spin-off dell’Università di Verona. L’impatto economico e sociale è significativo, contribuendo a oltre 40 miliardi di euro all’economia italiana nel 2023, di cui9,2 diretti,17,2 indirettie13,7 di indotto, con un rapporto benefici/costi pari a 6,9,confermandosi importante per l’economia italiana, con un forte potenziale di crescita e unruolo non secondario nell’occupazione e nella distribuzione del reddito.

Turismo strategico, le azioni per competere
Per esplodere pienamente il potenziale del turismo enogastronomico, il Rapporto 2024 si conclude con unaparte propositiva, la più corposa e completa del settennale studio.

Dieci sono le azioni proposte:
1.Consentire alle imprese agricole e produttive di esercitare le attività turistiche a 360 gradi senza vincoli normativi.
2.Agevolare le assunzioni nonché la possibilità di collaborazioni flessibili con figure professionali specializzate, disponibili a chiamata, per supportare le imprese nella gestione turistica e nella creazione di esperienze e i percorsi di rete.
3.Creare musei nazionali del cibo, dedicati a eccellenze italiane come il vino, l’olio e la pizza.
4.Migliorare l’accessibilità e i collegamenti verso le aree rurali e interne, con soluzioni innovative e sostenibili che prevedano formule ad hoc per le destinazioni interne e rurali con assenza di mezzi pubblici e taxi.
5.Introdurre l’educazione alimentare nei corsi scolastici, per diffondere cultura sul patrimonio enogastronomico, per dare indicazioni sui principi di sana alimentazione.
6.Sostenere percorsi per formare professionisti capaci di mettere in rete i produttori, creare e guidare percorsi turistici e supportare le aziende nella commercializzazione delle esperienze.
7.Favorire la digitalizzazione delle esperienze e l’adozione dell’intelligenza artificialeper la gestione turistica, garantendo supporto ai piccoli produttori per superare eventuali divari tecnologici.
8. Innovare la governance, oggi troppo frammentata: creare un soggetto inclusivo per definire congiuntamente strategie ed azioni di promozione tra i diversi attori coinvolti (assessorati, Camere di Commercio, DMO, strade del vino, consorzi di produttori, distretti del cibo).
9.Sviluppare un sito nazionale dedicato al turismo enogastronomicoe creare un ufficio stampa internazionale dedicato alla gastronomia italiana.
10.Potenziare la presenza dell’Italia nei circuiti di eventi internazionali, come i 50 Best Restaurants, e promuovere l’organizzazione di fiere e saloni B2B dedicati al turismo enogastronomico.

“Queste azioni rappresentano i pilastri per trasformare il turismo enogastronomico in un volano di crescita sostenibile, capace di esaltare le identità territoriali, promuovere l’innovazione e garantire benefici economici, sociali e ambientali– ha conclusoRoberta Garibaldi–Il successo di queste iniziative richiederà una stretta collaborazione tra istituzioni, operatori e comunità locali, ponendo il turismo enogastronomico italiano come modello di eccellenza a livello internazionale. Le potenzialità del turismo enogastronomico non sono ancora del tutto espresse.Questo tipo di turismo è la risposta naturale all’overtourism”.



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