27 Maggio 2022
Acqua Mari e oceani

Tsunami: l’importanza di un’allerta tempestiva

Dopo l’esplosione del vulcano di Tonga, in tutta la fascia costiera l’area del Pacifico sono scattati gli allerta e avvisi di tsunami che hanno permesso di evitare , nonostante i danni provocati, che vi fossero numerose le vittime.

Nella mattina del 15 gennaio 2022, corrispondente al tardo pomeriggio dell’Europa centrale, il piccolo vulcano sottomarino denominato Hunga Tonga-Hunga Ha’apai nell’arcipelago di isole del Regno di Tonga nell’oceano Pacifico, che nelle settimane precedente aveva cominciato ad emettere borbottii intervallati da vapori e ceneri, improvvisamente è esploso (qui il video dell’esplosione dal satellite spaziale) in un’onda d’urto che si è irradiata all’esterno quasi alla velocità del suono, con un bang percepito distintamente in Nuova Zelanda, ad oltre 2.000km di distanza.

Subito dopo, uno tsunami ha colpito Tongatapu, l’isola principale dell’arcipelago distante 30km dal vulcano, dove ha sede la capitale Nuku’alofa, interrompendo le comunicazioni lungo la costa, con le strade invase dalle acque e con la popolazione che scappava verso l’interno.

Sono scattati allarmi e avvisi di tsunami in tutte le aree del Pacifico, dalla Nuova Zelanda al Giappone, dal Cile all’Alaska, dove sono arrivate poi onde di minore altezza, con dislivello da alcune decine di centimetri a 1-2 nelle isole meridionali dell’arcipelago giapponese, danneggiando imbarcazioni attraccate e le infrastrutture balneari  Nel frattempo le colonne di vapori e ceneri si sono innalzate fino a 40km di altezza arrivando quindi nella stratosfera, con possibili conseguenze climatiche.

Le immagini televisive e postate sui social hanno richiamato alla memoria lo tsunami sulle coste dell’Oceano Indiano con onde alte fino a 15m, conseguente il terremoto del 26 dicembre 2004 di magnitudo 9,1 al largo della costa nord-occidentale di Sumatra (Indonesia) che causò 230.000 vittime. Come, peraltro, anche quelle dello tsunami con onde di oltre 10m che l’11 marzo 2011 che ha sconvolto la costa nord-orientale di Honshu, l’isola più grande del Giappone, dopo il terremoto di magnitudo 8.9, e che ha provocato anche un’emergenza nucleare per l’allagamento della centrale atomica di Fukushima.

Gli tsunami dovuti a fenomeni vulcanici sono per lo più meno intensi di quelli provocati dai terremoti, tant’è che finora si contano solo due vittime in Peru, dove non era scattata l’allerta tsunami, ma sola quella per eventuali onde anomale, una delle quali ha risucchiato un camion che proseguiva lungo una strada costiera.

Tuttavia non sono da escludersi che possano essere altrettanto devastanti. Sulla prestigiosa PNAS è stato pubblicato il 4 gennaio 2022 lo Studio Volcanic ash, victims, and tsunami debris from the Late Bronze Age Thera eruption discovered at Çeşme-Bağlararası (Turkey)” che fornisce prove dell’impatto significativo degli tsunami che si verificarono nella tarda età del bronzo a seguito dell’eruzione del vulcano Thera sull’isola di Santorini, che ha causato  distruzioni nell’area del Mediterraneo, e che secondo studiosi potrebbe aver determinato la fine della civiltà minoica della vicina Creta. Il ritrovamento in un antico insediamento costiero dell’Anatolia Occidentale, distante 200km da Santorini, dei resti di un uomo e di un cane tra i detriti di uno tsunami, che al radiocarbonio sono vincolati al 1612 a. C. dimostrerebbero la natura, l’enormità e l’ampia estensione geografica di questo evento catastrofico.

Da momento nel Mediterraneo i fenomeni eruttivi e sismici sono frequenti, è importante gli eventuali tsunami vengano attentamente monitorati nell’area dove nel corso degli ultimi due secoli la pressione antropica sulle coste si è notevolmente accentuata, specie lungo la nostra penisola, con insediamenti che, oltre alla precarietà conseguente all’innalzamento del livello del mare entro la fine del secolo per effetto del riscaldamento globale, potrebbero subire conseguenze pesantissime da eventi simili.

In copertina: La grande onda al largo di Kanagawa, xilografia del 1830 del pittore giapponese Hokusai    

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