Uno Studio di un team internazionale di scienziati e ricercatori ha preso in esame le possibili opzioni di adattamento della città di Venezia al futuro innalzamento del livello del mare nei prossimi 200 anni, secondo le proiezioni del AR6 dell’IPCC, tra cui barriere mobili, argini circolari e la chiusura della lagune e , perfino, la rilocalizzazione della città dopo il 2300.
Salvare Venezia, con strategie di protezione e adattamento al cambiamento climatico che consentano di preservare la città per le generazioni future.
A mettere a punto le strategie, messe poi a confronto nelloStudiohttps://www.nature.com/articles/s41598-026-39108-z “Long-term adaptation pathways for Venice and its lagoon under sea-level rise” pubblicato il 16 aprile 2026 suScientific Reports, è il team di scienziati coordinati dal Prof.Piero Lionello, Ordinario di Fisica dell’Atmosfera e Oceanografia presso l’Università del Salento, co-coordinatore di MedECC (Mediterranean Experts on Environment and Climate Change) e già presidente della rete MedCLIVAR (Mediterranean CLImate Variability) dal 2006 al 2025, che ha ricoperto ruoli di rilievo nella comunità scientifica internazionale, come autore principale dei capitoli “Europa” e “Mediterraneo” del Gruppo di lavoro 2 (Impatti, Adattamento e Vulnerabilità) del 6° Rapporto di valutazione (AR6) dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).

Gli autori hanno considerato4 possibili strategie per salvare Venezia dall’innalzamento del livello del mare nei prossimi 300 anni: barriere mobili; dighe ad anello; chiusura della laguna; rilocalizzazione della città. Fatta salva l’urgenza di interventi tempestivi che proteggano Venezia, patrimonio mondiale dell’UNESCO, talistrategie suggeriscono anche in che modo i risultati ottenuti dovrebbero servire a indirizzare meglio la pianificazione a lungo termine di protezione della città e delle sue fragilità.
Negli ultimi 150 anni, Venezia ha subìto un aumento della frequenza delle inondazioni. Le attuali difese contro le acque alte includono un sistema di barriere mobili situate alle bocche di porto della laguna, il cosiddettoMOSE(Modulo Sperimentale Elettromeccanico). Gli autori dello studio hanno valutato strategie di adattamento esistenti e potenziali per Venezia, confrontandole con le proiezioni locali di innalzamento del livello del mare basate sul VI Rapporto di Valutazione dell’IPCC. Gli scienziati stimano che, con ulteriori interventi,le attuali barriere mobili potrebbero risultare efficaci fino a un innalzamento del livello del mare di circa 1,25 metri. Tuttavia, questo valore potrebbe esseresuperato entro il 2300 anche in uno scenario a basse emissioni, a causa del cambiamento climatico e della subsidenza del suolo, ossia dal progressivo naturale abbassamento del livello del suolo.
Tra le alternative considerate vi sono:laprotezione del centro storico mediante dighe che lo separino dal resto della laguna;la chiusura della laguna tramite un “super argine”;la rilocalizzazione della città, dei suoi abitanti e del patrimonio storico verso l’entroterra.
Gli autori stimano che le dighe potrebbero rendersi necessarie oltre uninnalzamento di 0,5 metri, soglia che potrebbe essere raggiunta prima del 2100 nello scenario ad altissime emissioni. Anche la strategia dellalaguna chiusa potrebbe risultare efficace oltre tale soglia, offrendo protezione fino a circa 10 metri di innalzamento del livello del mare. Larilocalizzazione della città potrebbe invece diventare necessaria oltre i 4,5 metri, valore possibile dopo il 2300.

Gli scienziati hanno poi utilizzato i costi di precedenti progetti ingegneristici (aggiornati ai prezzi del 2024) per stimare i costi e la fattibilità delle diverse strategie.Il sistema attuale di difesa dalle acque alte è costato circa 6 miliardi di euro. Lacostruzione di dighe potrebbe costare tra 500 milioni e 4,5 miliardi di euro, mentrela chiusura della laguna con un super argine supererebbe i 30 miliardi. Larilocalizzazione della città potrebbe arrivare fino a 100 miliardi di euro.
“Non esiste una strategia di adattamento ottimale– ha spiegatoLionello–Qualunque scelta dovrà consentire un bilanciamento fra interessi diversi: la sicurezza e il benessere dei residenti, la prosperità economica, la tutela degli ecosistemi lagunari, la conservazione del patrimonio culturale e il mantenimento delle tradizioni locali. Considerando che la realizzazione di grandi infrastrutture può richiedere tra 30 e 50 anni, una pianificazione anticipata è fondamentale“.
I risultati evidenziano l’importanza di una pianificazione tempestiva e preventiva per tutte le città costiere che si trovano ad affrontare l’innalzamento del livello del mare a lungo termine e dimostrano come i percorsi di adattamento basati sulle geoscienze possano supportare la gestione dei cambiamenti trasformativi in regioni urbane complesse.
Foto di copertina: Nastya Dulhiier su Unsplash

