Un puntuale e interessante Position paper di REF Ricerche analizza i punti di forza della proposta di revisione della tariffa dei rifiuti urbani avviata dall’ARERA, le possibili criticità applicative e le aree di miglioramento, formulando proposte per il loro superamento.
Con i documenti di consultazione179/2025/R/RIF“Orientamenti iniziali per la definizione di primi criteri di articolazione tariffaria agli utenti del servizio di gestione dei rifiuti urbani” e248/2025/R/RIF“Criteri di articolazione tariffaria agli utenti del servizio di gestione dei rifiuti urbani, TICSER (Testo integrato corrispettivi servizio gestione rifiuti). Orientamenti finali”, l ’Autorità di Regolazione per l’Energia, Reti e Ambiente (ARERA) ha avviato un intervento di primo riordino in materia di articolazione dei corrispettivi nel servizio di gestione dei rifiuti urbani, a seguito dell’indagine che ha portato l’Autorità a concludere che fosse opportunoindividuare 3 aree di intervento prioritarieal fine di:
–adeguare i criteri di articolazione tariffaria al mutato contesto socio-economico nonché al paradigma emergente di economia circolare;
–introdurre strumenti volti a ridurre la riscontrata eterogeneità, minimizzando i potenziali effetti distorsivi nell’allocazione dei costi nell’ambito della struttura dei corrispettivi e tra le diverse categorie di utenza;
–valorizzare le attività di misura, quale strumento primario non solo per la responsabilizzazione dell’utenza, contribuendo a garantire maggiore “corrispettività” della tariffa, ma anche per lo sviluppo industriale dell’intero settore.
Un interessante Position Paper del Laboratorio Servizi Pubblici Locali di REF Ricerche, Società indipendente che affianca aziende, istituzioni, organismi governativi nei processi conoscitivi e decisionali, pubblicato il 15 luglio 2025 analizza i punti di forza della proposta di revisione dei corrispettivi del servizio di gestione dei rifiuti, le possibili criticità applicative e le aree di miglioramento, formulando proposte per il loro superamento.

Secondo i ricercatoriFrancesca Bellaera,Donato BerardieMichele Tettamanzi, “L’adozione di criteri comuni e strutture tariffarie più trasparenti e coerenti contribuisce a rafforzare i principi di equità contributiva, corrispettività e trasparenza. Si tratta di unaproposta coraggiosa, robusta e applicabile. Coraggiosa perché si propone di “riordinare” una disciplina – quella dei corrispettivi per il servizio di gestione dei rifiuti, che vive soprattutto nella dinamica locale e che dunque è viziata da estrema frammentazione e disomogeneità. Robusta poiché traguarda tutte gli ambiti del servizio rafforzando il ruolo delle misurazioni”.
Una delle principali innovazioni contenute nei Documenti di orientamento (DCO) è la proposta di adottare una struttura tariffaria articolata in5 componenti:
1.Decoro urbano(DEC), per i costi di spazzamento e lavaggio;
2. Accesso al servizio(ACS) che comprende i costi comuni e quelli di capitale;
3. Raccolta(RAC), relativa ai costi di raccolta e al trasporto dei rifiuti, sia differenziati che la frazione residua;
4. Trattamento e recupero(REC) ossia i costi al netto dei ricavi da valorizzazione;
5. Trattamento e smaltimento(SMAL), per il trattamento finale del rifiuto urbano residuo.

Ciascuna voce è associata a driver specifici per la ripartizione tra utenze domestiche (UD) e utenze non domestiche (UND), con l’intento di riflettere in modo più preciso i costi sostenuti. La pentanomia sarà obbligatoria dal 2028, ma è previsto un percorso di graduale implementazione.
L’articolazione più dettagliata permette non solo unamaggiore trasparenza, ma anche una migliore trasmissione disegnali di prezzo, utili a orientare le scelte dei cittadini e delle amministrazioni. È anche un possibile antidoto contro fenomeni diopposizione sociale a nuovi impianti(sindrome NIMBY), perché rende più evidente la destinazione delle risorse.
Il modello proposto da ARERA si basa su un’articolazione in 2 fasi:
– una ripartizione “a monte”, che suddivide i costi traleUD e UND;
–una ripartizione “a valle”, che definisce i corrispettivi per le singole utenze.
Questa struttura, ispirata al D.P.R. 158/1999 ma profondamente aggiornata, mira a garantire coerenza con i principi di trasparenza e corrispettività, evitando arbitrarietà nei criteri di riparto.
La ripartizione “a monte” si fonda su driver specifici per ogni componente del servizio:frequenza di raccolta,quantità di rifiuti conferiti,superficie,numerosità,dotazione di contenitori, ecc. Un punto innovativo è la possibilità, nei regimi puntuali, di evitare la ripartizione a monte e calcolare direttamente la tariffa in base ai dati effettivi. Nei contesti presuntivi, invece,ARERA propone l’uso di misurazioni a campione per famiglie-tipo, da cui dedurre la produzione residua delle UND.
Nella laripartizione “a valle” fra i criteri di ripartizione proposti per le UD, si rammentano icoefficienti Kbche tengono conto della numerosità familiare, seguendo una funzione di radice quadrata, e la superficie delle utenze. Per le UND si utilizza ilcoefficiente Kd, legato alla tipologia di attività e alla dimensione dell’attività economica. Nei territori a tariffazione puntuale, invece, l’indicazione è di valorizzare il più possibile le misurazioni disponibili.
Nonostante l’impianto generale della riforma sia solido, il position paper di REF ricerche rilevadiverse criticità nella sua applicazione pratica.
Un primo problema riguarda l’uso ancora frequente della superficie come driver, anche nei regimi corrispettivi: un criterio non necessariamente rappresentativo della produzione di rifiuti.
Anche l’allocazione dei costi comuni secondo logiche “pro-utenza” (ad esempio, assegnandoli in modo uniforme a prescindere dall’effettivo utilizzo) può generare forti squilibri, tenuto conto che questicosti rappresentano circa il 27% del Piano Economico Finanziario(PEF).
Inoltre, la componente “accesso al servizio”, se ripartita solo in base alla numerosità dell’utenza, rischia di non riflettere adeguatamente i benefici ottenuti: grandi esercizi commerciali sarebbero trattati allo stesso modo delle piccole attività economiche, pur avendo esigenze e impatti molto differenti.
Per affrontare queste distorsioni REF Ricerche proponedriver alternativi, più aderenti all’uso effettivo del servizio:produzione potenziale di rifiuto,misurazioni indirette ottenute anche tramite analisi statistiche,indicatori basati sulla zona di servizio.
Un altro limite riguarda la mancata disaggregazione dei rifiuti per frazione (carta, plastica, organico, vetro, rifiuto urbano residuo). Trattare i rifiuti in blocco riduce la precisione dei segnali di prezzo e penalizza i territori più maturi nella raccolta differenziata.
È invece crucialedifferenziare le tariffe per frazione per valorizzare la qualità del rifiuto conferito,premiando chi separa correttamente e generando risparmi per l’intero sistema. A questo scopo si propone l’estensione di eventuali campagne di misurazione alle frazioni principali, oppure l’uso di modelli statistico-econometrici che stimino la produzione disaggregata per categoria di utenza.
La questione si intreccia con quella della prevenzione: la normativa prevede la possibilità di riduzioni tariffarie in caso di minore produzione, ma solo se misurata effettivamente. Tuttavia, l’attuale proposta di ARERA non consente di escludere dalla tariffa le frazioni evitate tramite azioni di prevenzione.Solo un sistema articolato per frazioni consentirebbe riduzioni commisurate al rifiuto realmente non prodotto.
Uno dei punti di forza riconosciuti alla proposta ARERA è la gradualità del percorso. L’introduzione delle nuove regole avverrà in 2 fasi:
– unafase preparatorianel biennio 2026-2027, in cui si adegueranno i criteri e si introdurranno le nuove componenti;
– unafase di piena applicazione a partire dal 2028.
Questo approccio consente di armonizzare la riforma con altri processi regolatori in corso – come la separazione contabile, il nuovo Metodo Tariffario (MTR-3) e la disciplina sulla qualità tecnica – e di limitare gli impatti economici sulle utenze.
Inoltre, il disegno ARERA prevede la possibilità dideroghe temporanee per i territori che hanno già adottato sistemi avanzati di tariffazione corrispettiva, salvaguardando esperienze virtuose e evitando l’azzeramento di pratiche consolidate.
La riforma proposta da ARERA rappresenta una svolta importante per il sistema di gestione dei rifiuti urbani. Introduce elementi di equità, efficienza e trasparenza che mancavano da tempo e mette in campo strumenti concreti per modernizzare il sistema, responsabilizzare gli utenti e avvicinare l’Italia agli obiettivi europei di economia circolare.
Per REF Ricerche, le criticità emerse non vanno ignorate:la struttura tariffaria deve riflettere con maggiore precisione i reali comportamenti degli utenti e i costi associati,valorizzare la qualità dei conferimenti,superare i parametri presuntivi obsoleti. Ma nel complesso, il percorso tracciato è solido, coerente e soprattutto attuabile.
Perché abbia successo, sarà fondamentaleinvestire nella capacità tecnica delle amministrazioni, nelladisponibilità dei datie inuna comunicazione chiara con i cittadini.
La tariffa non è solo uno strumento contabile, ma anche un potente veicolo educativo. Se ben costruita e ben spiegata, può accompagnare la transizione verso una gestione dei rifiuti più giusta, sostenibile e condivisa.
