Uno studio pionieristico, presentato all’annuale Conferenza della Society for Experimental Biology (Anversa, 8-11 luglio 2025) rivela che l’aumento di CO2 e le temperature più elevate fanno crescere più velocemente le colture, ma ne riducono il valore nutrizionale, soprattutto in quelle a foglia verde, sollevando preoccupazioni per il benessere umano a lungo termine.
Temperature più elevate e maggiori concentrazioni di CO2 nell’atmosfera fanno crescere le colture più velocemente, ma le privano di nutrienti vitali, con conseguenti rischi nascosti per la salute.
All’annuale Conferenza dellaSociety for Experimental Biology(Anversa 8-11 luglio 2025), un’Associazione accademica di biologi animali, cellulari e vegetali il cui obiettivo è di “promuovere l’arte e la scienza della biologia sperimentale in tutte le sue branche“, che ha avuto per tema “L’impatto della biologia sperimentale nell’affrontare le sfide globali”, sono stati presentati i risultati preliminari di unoStudio che esplora come il cambiamento climatico potrebbe influenzare la qualità nutrizionale del nostro cibo.
“È stato fantastico presentare la mia ricerca attraverso un poster e una presentazione flash, interagendo con scienziati stimolanti provenienti da tutto il mondo– ha postato l’autrice principale dello studioJiata Ugwah Ekele, Dottoranda di ricerca presso laLiverpool John Moores University(LJMU) –È stata una preziosa opportunità per presentare parte del mio lavoro di dottorato su come il cambiamento climatico influisca sulla qualità nutrizionale delle colture e per imparare dalla ricerca all’avanguardia in biologia sperimentale”.
Come riportato daScience Dailyla ricerca di Ekele si concentra su verdure a foglia larga molto diffusi, tra cui cavolo riccio, rucola e spinaci. Per questo progetto, queste colture coltivate nelle camere a crescita controllata presso la Liverpool John Moores University e il CO2 e i livelli di temperatura sono modificati per simulare i futuri scenari climatici previsti dal Regno Unito.
“Marcatori fotosintetici come la fluorescenza della clorofilla e la resa quantica vengono valutati durante la crescita delle colture– ha osservato la ricercatrice –mentre resa e biomassa vengono registrate al momento del raccolto“.
Dopo che le piante sono state coltivate in condizioni di cambiamento climatico, la loro qualità nutrizionale è stata analizzata utilizzando la cromatografia liquida ad alte prestazioni (HPLC) e la profilazione a fluorescenza a raggi X per misurare le concentrazioni di zucchero, proteine, fenoli, flavonoidi, vitamine e antiossidanti.
I risultati preliminari del progetto suggeriscono chelivelli elevati di CO2 atmosferica possono aiutare le colture a crescere più velocemente e più grandi, ma certamente non più sane.
“Dopo un po’ di tempo, le colture hanno mostrato una riduzione di minerali chiave come il calcio e alcuni composti antiossidanti“, ha affermato Ekele.
Questi cambiamenti sono stati solo aggravati dall’aumento della temperatura.
“L’interazione tra CO2 e stress termico ha avuto effetti complessi: le colture non crescono più in modo uniforme o rapido e il calo della qualità nutrizionale si intensifica“, ha proseguito la ricercatrice.
Una delle prime scoperte chiave è che diverse colture hanno risposto in modo diverso a questi fattori di stress legati al cambiamento climatico, con alcune specie che reagiscono in modo più intenso di altre. “Questa diversità nella risposta evidenzia che non possiamo generalizzare tra le colture– ha sottolineato Ekele –Questa complessità è stata al tempo stesso affascinante e stimolante e ci ricorda perché è importante studiare più fattori di stress contemporaneamente”.
Questo squilibrio nutrizionale comporta gravi implicazioni per la salute dell’umanità. Mentre livelli più elevati di CO2 possono aumentare la concentrazione di zuccheri nelle colture, riducono anche proteine, minerali e antiossidanti essenziali.
“Questo equilibrio alterato potrebbe contribuire a diete più caloriche ma più povere di valore nutrizionale– ha affermato Ekele –Un maggiore contenuto di zuccheri nelle colture, in particolare frutta e verdura, potrebbe portare a maggiori rischi di obesità e diabete di tipo 2, in particolare nelle popolazioni che già lottano contro malattie non trasmissibili“.
Le colture con scarso contenuto nutrizionale possono determinare carenze di proteine e vitamine vitali che compromettono il sistema immunitario umano e aggravano le condizioni di salute preesistenti, in particolare nei paesi a basso o medio reddito.
“Non si tratta solo di quanto cibo coltiviamo, ma anche di cosa contiene e di come contribuisce al benessere umano a lungo termine“, ha commentato la ricercatrice.
Sebbene questa ricerca simuli i cambiamenti climatici previsti per il Regno Unito, le implicazioni sono globali.
“I sistemi alimentari del Nord del mondo sono già messi a dura prova da modelli meteorologici mutevoli, stagioni di crescita imprevedibili e ondate di calore più frequenti– ha proseguito Ekele –Nelle regioni tropicali e subtropicali, queste aree devono anche fare i conti con fattori di stress sovrapposti come siccità, parassiti e degrado del suolo, ospitando milioni di persone che dipendono direttamente dall’agricoltura per cibo e reddito“.
Ekele e il suo team sono aperti a ulteriori collaborazioni a questo progetto con la comunità scientifica più ampia, inclusi i settori dell’agricoltura, della nutrizione e delle politiche climatiche.
“È importante collegare la scienza delle piante a questioni più ampie relative al benessere umanoha concluso la ricercatrice –Con il continuo cambiamento climatico, dobbiamo pensare in modo olistico al tipo di sistema alimentare che stiamo costruendo, un sistema che non solo produca cibo a sufficienza, ma promuova anche salute, equità e resilienza.Il cibo è più che semplici calorie; è il fondamento dello sviluppo umano e dell’adattamento climatico“.
In copertina: Jiata Ugwah Ekele presenta l’8 luglio 2025 i risultati dello Studio alla Conferenza della Society for Experimental Biology.
