14 Agosto 2022
Acqua Cibo e alimentazione

SOFIA 2022: la Blue Transformation della pesca e dell’acquacoltura

Lo Stato Mondiale della Pesca e dell’Acquacoltura (SOFIA), il Rapporto biennale della FAO lanciato alla Conferenza ONU sugli oceani, evidenzia il ruolo sempre più importante per la sicurezza alimentare globale della pesca e soprattutto dell’acquacoltura che ha trainato a livelli record la produzione mondiale di alimenti acquatici.

Nell’ambito della Conferenza ONU sugli Oceani (Lisbona, 27 giugno-1° luglio 2022) è stato lanciato il 29 giugno2022 nel corso di un evento online il Rapporto faro biennale della FAO  The State of World Fisheries and Aquaculture 2022” meglio noto come SOFIA, che analizza lo stato degli stock globali e le tendenze della pesca e dell’acquacoltura a livello globale e regionale.

ll SOFIA 2022, che coincide con l’Anno internazionale della pesca artigianale e dell’acquacoltura (IYAFA), evidenzia come la pesca e l’acquacoltura offrano grandi opportunità per ridurre la fame e migliorare l’alimentazione, alleviare la povertà, generare crescita economica e garantire un migliore utilizzo delle risorse naturali.

L’acquacoltura è il settore in più rapida crescita, in particolare in Asia, spingendo la produzione totale ad un massimo storico di 214 milioni di tonnellate nel 2020, comprendente 178 milioni di tonnellate di animali acquatici e 36 milioni di tonnellate di alghe, e, secondo la FAO, ha il potenziale per soddisfare le esigenze nutrizionali di una popolazione in crescita.

I nostri oceani, fiumi e laghi possono aiutare a nutrire il mondo, ma solo se utilizziamo le loro preziose risorse in modo responsabile, sostenibile ed equo – ha affermato il Direttore generale della FAO, QU Dongyu nel corso dell’evento – in un discorso programmatico all’evento – La crescita della pesca e dell’acquacoltura è fondamentale nel nostro impegno per debellare fame e malnutrizione nel mondo. Tuttavia, è necessaria un’ulteriore trasformazione del settore per affrontare le sfide. Dobbiamo trasformare i sistemi agroalimentari, al fine di raccogliere o catturare gli alimenti acquatici in modo sostenibile, salvaguardare i mezzi di sussistenza e proteggere gli habitat acquatici e la biodiversità“.

I numeri del SOFIA 2022
Produzione
– Produzione mondiale totale di animali acquatici e alghe: 214 milioni di tonnellate
– Valore di prima vendita della produzione di animali acquatici: 406 miliardi USD
– Pesca di cattura in mare: 78,8 milioni di tonnellate
– Pesca di cattura in acqua dolce: 11,5 milioni di tonnellate
– Produzione di animali da acquacoltura: 87,5 milioni di tonnellate, nuovo record.

Consumo e commercio
– Quantità totale per il consumo umano (escluse le alghe): 157 milioni di tonnellate.
– Valore del commercio internazionale di prodotti della pesca e dell’acquacoltura: 151 miliardi di dollari.

Occupazione e flotte
– Occupati totali nel settore primario della pesca e dell’acquacoltura: 58,5 milioni, di cui il 21% donne.
– Area geografica con il maggior numero di pescatori e acquacoltori: Asia (84%).
– Numero di pescherecci al mondo: 4,1 milioni.
– Flotta più grande per area geografica: Asia (2,68 milioni di imbarcazioni, circa due terzi della flotta mondiale).

Stock ittici
– Stock pescati in modo sostenibile: 64,6% (2019), meno 1,2% rispetto al 2017.
– Stock pescati in modo sostenibile dal totale degli sbarchi: 82,5% (2019), più 3,8% dal 2017.

Gli alimenti acquatici stanno contribuendo più che mai alla sicurezza alimentare e alla nutrizione. Il consumo mondiale di alimenti acquatici (escluse le alghe) è aumentato ad un tasso medio annuo del 3,0% dal 1961, quasi il doppio rispetto alla crescita annuale della popolazione mondiale, e ha raggiunto i 20,2 kg pro capite, più del doppio del consumo degli anni ‘60.

Nel 2020, per il consumo umano diretto sono stati usati 157 milioni di tonnellate di animali acquatici, pari all’89% della produzione; un volume leggermente superiore a quello del 2018, nonostante gli effetti della pandemia da COVID-19. Gli alimenti acquatici hanno contribuito per circa il 17% delle proteine animali consumate nel 2019, raggiungendo il 23% nei paesi a reddito medio-basso e oltre il 50% in alcune parti dell’Asia e dell’Africa.

Nel 2020, i paesi asiatici hanno prodotto il 70% mondiale della pesca e degli animali da acquacoltura, seguiti dalle Americhe, Europa, Africa e Oceania. La Cina è rimasta il primo produttore ittico, seguita da Indonesia, Perù, Federazione Russa, Stati Uniti, India e Vietnam.


L’acquacoltura modella il futuro degli alimenti acquatici
Si prevede che l’acquacoltura, cresciuta più velocemente della pesca di cattura negli ultimi due anni, si espanderà ulteriormente nel prossimo decennio. Nel 2020, la produzione di animali da acquacoltura ha raggiunto gli 87,5 milioni di tonnellate, il 6% in più rispetto al 2018. D’altra parte, la produzione di pesca di cattura è scesa a 90,3 milioni di tonnellate, il 4,0% in meno rispetto alla media dei tre anni precedenti.

La riduzione della produzione della pesca di cattura è essenzialmente riconducibile alla pandemia da COVID-19, che ha gravemente interferito con le attività di pesca, l’accesso al mercato e sulle vendite, nonché al calo del pescato cinese e delle catture di acciughe, naturalmente fluttuanti.

L’aumento della domanda di pesce e di altri alimenti acquatici sta rapidamente cambiando il settore della pesca e dell’acquacoltura. Si prevede che il consumo aumenterà del 15% per arrivare in media a 21,4 kg pro capite nel 2030, guidato principalmente dall’aumento dei redditi e dall’urbanizzazione, dai cambiamenti nelle pratiche di post-cattura e distribuzione, e dalle tendenze alimentari per una salute e una nutrizione migliori.

La produzione totale di animali acquatici dovrebbe raggiungere i 202 milioni di tonnellate nel 2030, grazie principalmente alla crescita continua dell’acquacoltura, prevista in 100 milioni di tonnellate, per la prima volta, nel 2027 e in 106 milioni di tonnellate, nel 2030.

La necessità di una trasformazione blu
Secondo la FAO, occorre fare di più per nutrire la popolazione mondiale in crescita, migliorando, al contempo, la sostenibilità di stock ittici ed ecosistemi fragili e proteggendo vite e mezzi di sussistenza a lungo termine. Secondo il SOFIA 2022, la sostenibilità delle risorse ittiche marine desta ancora grandi preoccupazioni, con la percentuale di stock pescati in modo sostenibile scesa al 64,6% nel 2019, in calo dell’1,2% rispetto al 2017.

Tuttavia, ci sono segnali incoraggianti, in quanto gli stock pescati in modo sostenibile hanno rappresentato l’82,5% del volume totale degli sbarchi del 2019, in aumento del 3,8% dal 2017. Ciò sembra indicare una gestione più efficace degli stock più grandi.

Mentre il settore continua ad espandersi, la FAO afferma che sono necessarie trasformazioni più mirate per rendere la pesca e l’acquacoltura più sostenibili, inclusive ed eque. Per questo il focus del SOFIA 2022 è “Blue Transformation”, concetto emerso dalla XXXIV sessione del Comitato FAO per la pesca nel febbraio 2021, e in particolare dalla Dichiarazione per la pesca e l’acquacoltura sostenibili, che è stata negoziata e approvata da tutti i membri della FAO, dove si chiede il sostegno per “una visione in evoluzione e positiva per la pesca e l’acquacoltura nel ventunesimo secolo, in cui il settore è pienamente riconosciuto per il suo contributo alla lotta alla povertà, alla fame e alla malnutrizione“. 

Si tratta di una strategia lungimirante per affrontare la doppia sfida della sicurezza alimentare e della sostenibilità ambientale, garantendo, al tempo stesso, risultati equi e uguaglianza di genere. Anche le politiche e le pratiche rispettose del clima e dell’ambiente sono fondamentali per il cambiamento, al pari dell’innovazione tecnologica.

“La trasformazione blu – ha affermato Manuel Barange, Direttore della Divisione Pesca e Acquacoltura della FAO – è un processo incentrato sugli obiettivi, attraverso il quale i membri e i partner della FAO possono massimizzare il contributo dei sistemi alimentari acquatici per migliorare la sicurezza alimentare, la nutrizione e le diete sane a prezzi accessibili, pur rimanendo all’interno di confini ecologici”.

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