28 Gennaio 2022
Smart city

Smart Home: un mercato destinato a raddoppiare al 2030

Un Rapporto sulla smart home del Centro Studi TIM mostra come il digitale stia cambiando le abitudini nelle abitazioni, anche a seguito della pandemia che ha rimesso la casa in cima alle priorità degli italiani, la metà dei quali è insoddisfatta della propria abitazione e vuole riconvertirla in un’ottica “intelligente”, determinando un mercato che passerà dai 566 milioni del 2020 ad oltre 1 miliardo di euro nel 2023.

L’emergenza che stiamo ancora vivendo ha trasformato le abitazioni in uffici, aule per la didattica e perfino in palestre dove poter svolgere attività fisica, ponendo la casa sempre più al centro delle priorità degli italiani, la metà dei quali è insoddisfatta della propria abitazione e vuole riconvertirla in un’ottica smart (smart home è qualunque abitazione che sia dotata di uno o più dispositivi interconnessi di automazione della casa o intrattenimento che siano connessi al web e comandabili da remoto). Questa tendenza, abbinata alla crescita della cultura digitale, avrà effetti positivi sul mercato immobiliare, con un giro di affari in Italia che supererà i il miliardo di euro entro il 2023.

 È quanto emerge dal Rapporto Smart Home. Internet of Things nelle case italiane”, presentato il 24 marzo 2021 nel corso di un evento digital e condotto dal Centro Studi TIM, che si propone di tracciare un quadro sulla diffusione delle soluzioni di Smart Home in Italia, in termini di dimensione e aspettative del mercato, anche alla luce degli incentivi previsti dal Governo per una maggiore sostenibilità ambientale delle abitazioni e dell’utilizzo flessibile e multifunzionale delle case che gli italiani hanno sperimentato durante i lockdown per il contenimento della pandemia di Covid-19, evidenziando i principali trend dell’evoluzione prevista nei prossimi anni e gli effetti che questa diffusione potrà avere sui comportamenti sociali ed alcuni settori dell’economia nazionale.

Quanto pesa la pandemia
Gli ultimi dati dell’Osservatorio CasaDoxa indicano che per il 90% degli italiani intervistati dopo il lockdown, la casa è in cima alla lista delle priorità, ma quasi la metà degli italiani (48%) si dice non pienamente o solo parzialmente soddisfatto della propria abitazione, con una differenza legata all’età e al reddito oltre che alla tipologia di casa e al titolo di godimento dell’immobile. Il 23% degli italiani ritiene che la casa ideale è quella tecnologica, con un collegamento Internet veloce e stabile, connessa con il Wi-Fi e controllabile dall’esterno attraverso lo smartphone, con sistemi di sicurezza avanzati e rilevatori di perdite e guasti. E per dotare gli spazi domestici di oggetti smart, ma anche per migliorarne l’efficienza energetica, si è pronti a ripensare integralmente gli spazi.

La punta più avanzata del fenomeno sono poi i cosiddetti “smart working villages”, i borghi in cui le amministrazioni comunali hanno stanziato agevolazioni economiche per attrarre nuclei familiari interessati a trasferirsi e svolgere la propria attività professionale a distanza, grazie alla diffusione della banda larga e dello smart working.

Assistiamo a un’accelerazione del mercato digitale che sta determinando una riallocazione della spesa delle famiglie – ha affermato Carlo Nardello, Chief Strategy, Business Development & Transformation Officer di TIM – Le nuove esigenze hanno portato a riconvertire le abitazioni in aule per la didattica, ufficio e palestre, in una modalità flessibile e mutevole in base alle attività e agli orari. Grazie agli incentivi statali per l’efficienza energetica e alla diffusione delle connessioni a banda larga, aumenta la consapevolezza dei consumatori

A fare da traino, per la loro utilità immediata, sono indubbiamente gli smart speaker, altoparlanti dotati di assistenti vocali che hanno registrato una vertiginosa crescita negli ultimi due anni. Ma anche gli altri elettrodomestici collegati alla rete stanno popolando le nostre abitazioni: quelli per l’automazione e il controllo dei consumi energetici della casa, i gateway (un dispositivo di rete che funge da punto di ingresso da una rete all’altra) . gli hub (dispositivo che collega più postazioni in un unico blocco di rete), le lampadine e prese smart. Senza dimenticare le telecamere, i sensori e gli altri sistemi di sicurezza e protezione, e naturalmente i sistemi per l’intrattenimento.

A livello globale il mercato della smart home vale 68 miliardi e, con un incremento annuo del 17%, può arrivare a toccare i 110 miliardi nel 2023. I principali sbocchi a oggi sono Stati Uniti e Cina, mentre in Europa Germania e Inghilterra primeggiano con una spesa che ha raggiunto i 3,2 miliardi.

Le maggiori potenzialità di crescita per questo settore nei prossimi anni, secondo il Rapporto, si registrano in Italia e Spagna che attualmente contano un giro d’affari di soli 600 milioni. Da sempre mercati di ridotte dimensioni, anche a causa della pandemia, si sta già assistendo a un cambio di rotta. In particolare il mercato italiano della Smart Home vivrà nei prossimi due anni un vero e proprio boom: con una crescita annua del 26%, nel 2023 raggiungerà un giro d’affari superiore al miliardo di euro, raddoppiando in due anni i circa 566 milioni con cui ha chiuso il 2020.

Una smart home è poi una casa che acquista valore sul mercato immobiliare, come mostrano le esperienze di Paesi precursori in questo campo, come USA e Regno Unito.

Unico freno, i timori sulla privacy: più di un italiano su due è restio a condividere i propri dati personali, anche quando si tratta di rendere più smart la propria casa. La risposta, ovviamente, risiede in soluzioni di sicurezza informatica più performanti ma anche in campagne di informazione per sviluppare un uso più consapevole di questi strumenti.

Gli effetti sul mondo assicurativo
Attualmente in Italia la Smart Home in ambito assicurativo è ancora uno strumento di marketing, associato alle offerte sugli immobili come elemento di differenziazione, mentre negli Usa i consumatori vedono positivamente una polizza assicurativa legata alla casa intelligente e pagherebbero il servizio a fronte di alcuni incentivi. Per esempio, la presenza di sensori di umidità e monitoraggio dell’acqua provoca il 90% dei danni in meno e quelle con i servizi di videosorveglianza a banda ultralarga subiscono meno furti. Da questo punto di vista la Smart Home potrebbe essere la chiave di volta per la riduzione del rischio e la fornitura di proposte personalizzate.

Smart Home significa anche sostenibilità
È bene sottolineare che i vantaggi della smart home non si limitano a un miglioramento della nostra esperienza tra le mura domestiche. Puntare sull’utilizzo di oggetti smart aiuta a ridurre in maniera significativa il consumo energetico, e quindi le emissioni di CO2. Contribuisce quindi a prenderci cura dell’ambiente e del mondo in cui viviamo.

L’utilizzo di sistemi di energy management può portare a una riduzione dei consumi energetici del 10-15% annuo a livello nazionale, con un risparmio di 3-3,5 miliardi di euro. E, al tempo stesso, ridurre le emissioni CO2 di circa 1,7- 2,5 milioni di tonnellate l’anno.

Se su questi temi una volta l’innovazione era verticale – ha spiegato Lorenzo Foglia, Head of Device & Innovation Services di TIM – ora avviene in una modalità più orizzontale, per piattaforme tra società di diverse dimensioni che fanno sinergia. Quindi, spazi per soluzioni di nicchia delle piccole e medie imprese italiane ce ne sono”.

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