L’Istat ha pubblicato il Rapporto 2026 sugli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) che aggiorna le misure statistiche per il monitoraggio dell’Agenda ONU al 2030 in Italia, da cui emerge che il 51% delle misure evidenzia un trend positivo rispetto all’anno base (2015), ma il 49% degli indicatori vede ancora il nostro Paese in una situazione di svantaggio rispetto alla media dell’Unione Europea (UE-27).
Nel corso di unevento dedicato,l’Istatha diffuso l’8 luglio 2026 ilRapportoSDGs 2026.Informazioni statistiche per l’Agenda 2030, giunto alla IX edizione, che include la diffusione di321 misure statistiche, di cui 301 uniche, cioè non ripetute in più Goal, connesse a148 indicatoridell’Inter-Agency and Expert Group on SDG Indicators(UN-IAEG-SDGs) delle Nazioni Unite per il monitoraggio degli avanzamenti dell’Agenda 2030 a livello globale.
“Questa nona edizione del Rapporto ci restituisce un quadro articolato dell’avanzamento dell’Italia– ha dichiarato il Presidente dell’Istat,Francesco Maria Chelli. Da un lato emergono segnali incoraggianti: nell’ultimo anno oltre la metà delle misure analizzate, il 51%, mostra miglioramenti. Inoltre, considerando l’ultimo decennio, il 53,8% delle misure evidenzia tendenze positive. Dall’altro lato, però, il Rapporto sottolinea che il percorso verso il 2030 richiede una vera accelerazione. Nell’arco di un anno, infatti, oltre un quarto delle misure è in fase di stagnazione e circa il 24% presenta peggioramenti. Ancora più significativo è il fatto che quasi il 35% delle misure nel corso degli ultimi 10 anni mostri andamenti incerti e discontinui,alternando progressi e regressi nel tempo”.
A distanza di oltre un decennio dal varo dell’Agenda 2030 e a soli quattro anni dalla scadenza per la sua realizzazione, il tema della sostenibilità si confronta con uno scenario profondamente mutato rispetto a quello in cui gli Obiettivi di sviluppo sostenibile sono stati definiti. Gli ultimi anni hanno confermato comela transizione verso la sostenibilità ambientale, sociale ed economica non possa essere considerata un percorso lineare, ma debba misurarsi con l’instabilità del contesto internazionale, la permeabilità del quadro economico a shock esogeni e persistenti criticità ambientali e divari sociali.
L’andamento dell’Italia verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile è stato analizzato rispetto all’ultimo anno (evoluzione di breve periodo), a partire da 243 misure statistiche, e rispetto all’ultimo decennio (evoluzione di lungo periodo), basandosi su 221 misure statistiche.
Nell’ultimo anno la metà delle misure risulta in miglioramento (51%); oltre unquarto è caratterizzato da stabilità o stagnazione;i peggioramenti riguardano il 24% delle misure.
Levariazioni negativesono più frequenti nel:
–Goal 16(Pace, giustizia e istituzioni), per il peggioramento della rappresentanza femminile e giovanile in Parlamento e l’incremento dell’affollamento carcerario;
–Goal 4(Istruzione), a causa del deterioramento delle competenze degli studenti e della contrazione della quota di giovani laureati;
–Goal 1(Povertà zero), per il peggioramento delle misure di povertà e deprivazione.
All’opposto, ilGoal 17(Partnership per gli obiettivi) registra avanzamenti per tutte le misure considerate.Quote elevate di miglioramentosi osservano anche nei:
–Goal 10(Ridurre le disuguaglianze), per l’attenuazione delle disuguaglianze distributive,
–Goal 2(Fame zero), grazie al miglioramento di alcune misure di sostenibilità dell’agricoltura.
Le misure ambientali presentano unamaggiore inerzianei:
–Goal 15(Vita sulla terra) con oltre tre quarti delle misure che restano stabili;
–Goal 6(Acqua);
–Goal 14(Vita sott’acqua).
Gli andamenti territoriali
L’analisi delle disparità regionali rispetto ai 17 SDGs, effettuata a partire da 146 misure statistiche con riferimento all’ultimo anno disponibile, definisce il posizionamento relativo delle regioni rispetto alla media nazionale e individua ambiti di eccellenza e aree di criticità a livello territoriale.
La lettura dei risultati, articolata secondo la tradizionale tassonomia delle “5P” dell’Agenda 2030, evidenzia una geografia articolata.
Le areePeople e Prosperity confermano il dualismo territoriale a svantaggio del Mezzogiorno; le areePlanet, Peace e Partnership restituiscono invece una polarizzazione più sfumatae, per moltedelle misure dell’area ambientale, risultati relativamente più favorevoli per il Mezzogiorno.
Nell’area People, ilGoal 1(Povertà zero) presenta la variabilità territoriale più ampia:le regioni del Nord, con l’eccezione della Liguria, si collocano sopra la media nazionale, mentre nelMezzogiorno(conl’eccezione di Molise e Basilicata) emergono criticità, in particolare modo inCampaniaeCalabria. IlGoal 3(Salute) mostra invece unadistribuzione più bilanciata. IGoal 2(Fame zero) e4(Istruzione) presentano unamoderata polarizzazione geografica, più sfumata nelGoal 5(Parità di genere). NelGoal 2si distingue positivamente laValle d’Aosta/Vallée d’Aoste; nelGoal 4laSicilia sconta un ritardo più accentuato.
Nell’areaPlanetiGoal 14(Vita sott’acqua) e15(Vita sulla terra) mostrano unandamento più favorevole per il Mezzogiorno rispetto al Nord su tutte le misure, mentre ilGoal 12(Consumo e produzione responsabili) presenta unavariabilità contenuta. Differenze più marcate emergono neiGoal 6,13e14, concriticità specifichelegate, tra l’altro, aiservizi idrici e di fognatura in Sicilia(Goal6), a una maggiore incidenza dipopolazione esposta a rischi di franeinValle d’Aosta/Vallée d’AosteeBasilicata(Goal 13) e airifiuti marini spiaggiati nel Lazio(Goal 14).
Nell’areaProsperitysi confermail divario Nord-Mezzogiorno: quasi tutti i Goal segnalano condizioni più favorevoli al Nord e fragilità più accentuate al Sud, con lasola eccezionedelGoal 11(Città sostenibili). Le distanze più rilevanti riguardano il Goal 10 (Ridurre le disuguaglianze), dove Campania, Calabria e Sicilia mostrano marcate vulnerabilità nel reddito e nel rischio di povertà, mentre laProvincia autonoma di Bolzano/Bozen, l’Emilia-Romagna e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste evidenziano un rischio di povertà sensibilmente minore rispetto alla media del Paese e minori disuguaglianze nella distribuzione del reddito. NelGoal 7(Energia), le Province autonome di Bolzano/Bozen e Trento e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste si distinguono positivamente per unmaggiore orientamento verso le fonti energetiche rinnovabili; nelGoal 8i divari più accentuati interessanoCalabriaeSicilia, a causa di marcate fragilità occupazionali.
Nell’areaPeace e Partnership, ilGoal 16(Peace) mostravalori regionali vicini alla media del Paese, invece ilGoal 17(Partnership) registraeterogeneità più marcate, conritardi nel Mezzogiorno, soprattutto inCalabria,nell’uso quotidiano e avanzato diInternet.
Il confronto con l’Europa
Il posizionamento dell’Italia rispetto all’UE-27, nel suo insieme e rispetto alle principali economie europee (Germania, Spagna e Francia), è stato analizzato a partire da una 82 indicatori selezionati dall’EU-SDGindicator setdi Eurostat. Nel 2025 circa la metà degli indicatori (49,0%) colloca l’Italia in una posizione di svantaggio rispetto alla media UE27;il 34,0% segnala un vantaggioe il17,0% un posizionamento prossimo alla media europea. Rispetto al 2015 si osserva un parziale miglioramento: la quota degli indicatori favorevoli era allora pari al 28%, mentre quella degli indicatori sfavorevoli raggiungeva il 54%. Ilprofilo più favorevolesi osserva nelGoal 12(Consumo e produzione responsabili), in cui tutti gli indicatori considerati collocano l’Italia in posizione migliore rispetto alla media UE-27. Gli indicatori con valori migliori dell’UE prevalgono anche neiGoal 2(Fame zero),5(Parità di genere),7(Energia) e16(Pace, giustizia e istituzioni). Lecriticità più marcateemergono invece nelGoal 15(Vita sulla terra), dovetutti gli indicatori collocano l’Italia in posizione peggiore della media europea, e nei8(Lavoro dignitoso e crescita economica),13(Lotta al cambiamento climatico),10(Ridurre le disuguaglianze),11(Città sostenibili) e9(Imprese, innovazione e infrastrutture), nei quali laquota di indicatori critici è particolarmente elevata.
