8 Febbraio 2023
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Saildrone: mezzo ecologico a impatto zero che raccoglie dati oceanografici

Sono arrivati nel Golfo di Trieste dopo un tragitto di 2.700Km, i due Saildrone, piccola imbarcazione a propulsione eolica pilotata da remoto via satellite, che raccoglie, tramite sensori ad energia solare, i dati meteorologici, fisici e biochimici dello strato superficiale del mare per valutare gli effetti dei cambiamenti climatici, nell’ambito di Atl2Med, la campagna internazionale per la raccolta di dati oceanografici e atmosferici.

Sono arrivati a Trieste dalle Canarie, dopo una navigazione di 274 giorni, due Saildrone, piccole imbarcazioni lunghe 7 metri e alte 5, a propulsione eolica, in grado di navigare in maniera autonoma tra punti prestabiliti all’interno di un corridoio sotto la supervisione di un “pilota” umano collegato via satellite e di raccogliere, tramite sensori meteorologici e oceanografici a energia solare, informazioni sulle acque marine – quali la salinità, la temperatura delle acque, la capacità dei mari di assorbire la CO2 – nell’ambito di campagne a lungo raggio anche in ambienti oceanici difficili.

I Saildrone hanno percorso complessivamente più di 15.000 miglia nautiche (circa 27.000 chilometri), molto di più di quanto era stato previsto (circa 5.000 miglia). La missione Atlantico-Mediterraneo (Atl2Med), frutto della collaborazione tra pubblico e privato, ha l’obiettivo di promuovere l’osservazione diffusa degli oceani, essenziale per valutare gli effetti dei cambiamenti climatici, riducendo i costi per l’acquisizione dei dati.

La missione Atl2Med è frutto della collaborazione tra l’azienda californiana che ha sviluppato e produce i Saildrone, l’Oceanic Thematic Centre (OTC)inserita nel network internazionale ICOS (Integrated Carbon Observing System), e 12 istituti di ricerca di 7 diversi Paesi – ha spiegato Vanessa Cardin, Ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale OGS e coordinatrice della partecipazione di OGS alla missione – Un enorme sforzo internazionale che ha permesso di gestire la complessità dell’organizzazione, del viaggio, della raccolta e dell’integrazione dei dati”.

I Saildrone rappresentano uno strumento per l’oceanografia del futuro: sono veicoli estremamente tecnologici ed ecologici, si muovono ad una velocità che varia da 3 a 5 nodi grazie all’energia eolica e utilizzano l’energia solare per far funzionare gli strumenti di bordo; non trasportano sostanze inquinanti, né carburante, non emettono scarichi e, come i veicoli a vela, sono silenziosi, fattore questo estremamente importante considerando che il rumore è oggi una delle fonti inquinanti più rilevanti.

Grazie alla collaborazione con OGS, i Saildrone hanno completato diversi obiettivi nel Tirreno e nel Mare Adriatico – ha proseguito Cardin – Hanno raccolto dati sulle potenziali emissioni di CO2 in un’area ad attività vulcanica intorno alle Isole Eolie prima di circumnavigare la Sicilia ed entrare nel Mare Adriatico attraverso lo Stretto di Otranto. In Adriatico sono passati nell’area della stazione oceanografica gestita da OGS, E2M3A, posizionata nella fossa dell’Adriatico meridionale”.

Durante la traversata dei Saildrone in Adriatico meridionale, “OGS ha messo in mare anche i propri glider, veicoli autonomi che si muovono senza propulsione immergendosi fino a 1000 metri di profondità e che vengono attualmente utilizzati per il monitoraggio di aree chiave di mari e oceani – ha spiegato Elena Mauri, Ricercatrice di OGS – I glider hanno acquisito dati lungo un transetto che si estende dall’Italia alla Croazia per poter avere un quadro completo dell’area monitorata dai Saildrone”.

I dati raccolti dai Saildrone, quelli rilevati delle stazioni oceanografiche che misurano in continuo, e i dati acquisiti dai glider saranno confrontatie permetteranno di ottenere informazioni preziose soprattutto sugli scambi di gas all’interfaccia acqua-aria, soprattutto per la CO2.

Arrivati nel nord dell’Adriatico, i Saildrone hanno effettuato misurazioni nell’area delle stazioni ICOS PALOMA (gestita dal CNR) e MAMBO1, posizionata all’interno dell’Area Marina Protetta di Miramare e gestita da OGS. 

Il CNR partecipa al progetto mettendo a disposizione i dati raccolti in continuo dalle due stazioni fisse PALOMA (ISMAR), situata nel centro del Golfo di Trieste, e W1M3A (IAS), situata nel Mar Tirreno vicino al ‘Santuario dei cetacei’, che fanno entrambe parte della componente marina del network ICOS – ha affermato Anna Luchetta, Ricercatrice degli Istituti di Scienze Marine del Consiglio Nazionale della Ricerca – Viene messa a disposizione anche l’esperienza acquisita dai suoi ricercatori nell’analisi del sistema del carbonio inorganico marino secondo protocolli internazionali e nell’interpretazione dei dati”.

La parte marina della rete ICOS Italia attualmente è costituita da 4 stazioni fisse: due gestite dal CNR e due da OGS. Finita la fase di raccolta dei dati in continuo da parte dei Saildrone inizierà la fase, non meno importante, di confronto con i dati acquisiti dalle stazioni fisse equipaggiate con sensori e quella di analisi dei campioni discreti per un confronto incrociato sul funzionamento dei sensori durante la missione ed una certificazione dei dati. La rete ICOS infatti si prefigge di fornire dati omogenei, per metodologia e protocolli d’analisi, e calibrati (per confronto con standard certificati) da utilizzare per il calcolo dei flussi aria-mare di CO2 (e altri gas serra) a livello paneuropeo.

Il contributo delle stazioni PALOMA (finora unica certificata ICOS) e Miramare – ha concluso Luchetta – sarà molto importante non solo per l’esistenza di serie temporali pluriannuali di dati con cui confrontarli, ma anche in considerazione del fatto che, a causa del lockdown per l’emergenza Covid-19, le altre stazioni fisse del Mediterraneo visitate dai Saildrone nei mesi scorsi non hanno potuto raccogliere campioni discreti per effettuare il confronto cui si accennava”.

Il Golfo di Trieste è un’area soggetta a input fluviali e forti variazioni stagionali di temperatura con differenze tra l’inverno e l’estate che possono superare i 20° C e questo incide fortemente sulla capacità del mare di assorbire o rilasciare l’anidride carbonica. Durante l’inverno, le acque dense dell’Adriatico settentrionale contribuiscono alla pompa fisica che assorbe CO2 e la trasferisce in acque più profonde. 

Una migliore comprensione di questi processi è importante per valutare il potenziale impatto dell’acidificazione delle coste nella regione e i dati possono anche aiutare ad affrontare la variabilità spaziale degli scambi aria-mare di CO2 in un’area colpita da scarichi fluviali – ha aggiunto Michele Giani, ricercatore di OGS e responsabile della MAMBO1 per l’infrastruttura europea ICOS – La nostra ricerca si basa sulle misurazioni in punti fissi, quindi tutti i dati che contribuiscono alla misurazione della variabilità spaziale attorno alle nostre stazioni possono contribuire a migliorare la comprensione di quali processi siano meglio rilevati nei siti osservativi. I dati saranno integrati nella nostra continua ricerca sul processo di acidificazione costiera nel Mare Adriatico settentrionale”. 

Importante è stata anche la collaborazione con l’Autorità portuale di Trieste che ha fornito il supporto tecnico per l’ancoraggio dei Saildrone, dimostrando ancora una volta il supporto verso la comunità scientifica. 

Il supporto dato a OGS per questa missione – ha dichiarato il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino si affianca alle numerose iniziative già messe in atto per sostenere modelli di sviluppo innovativi e le partnership tra industria e ricerca, che l’Autorità di Sistema Portuale è sempre pronta ad allargare”.

I dati di validazione della CO2 raccolti aiuteranno a certificare le stazioni fisse all’interno del progetto di infrastruttura europea ICOS.

Siamo molto soddisfatti di aver partecipato a questo importante progetto internazionale e in futuro speriamo di poter ripetere questo tipo di missioni – ha concluso la Cardin, precisando che “l’analisi dei dati raccolti terminerà nei prossimi mesi, ma i primi dati che abbiamo osservato sono molto positivi”. 

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