5 Ottobre 2022
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Reati agroalimentari: l’agropirateria diventa reato… forse!

agropirateria diventa reato

Con il via libera al disegno di legge contro i reati agroalimentari, frutto del lavoro della Commissione guidata dal Presidente Giancarlo Caselli, l’Italia propone un modello nuovo di contrasto al crimine in questo settore strategico – ha dichiarato il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina, dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del 1° dicembre 2017, su proposta del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, del disegno di legge “Nuove norme in materia di reati agroalimentari” – L’agropirateria diventa reato, le frodi commesse dalle organizzazioni mafiose vengono punite più duramente, la tutela della salute dei consumatori si rafforza. Dopo la legge contro il caporalato, serve una svolta per la massima legalità nella filiera del cibo. Questa legge può dare un contributo decisivo”.

Il disegno di legge interviene principalmente su due fronti:
– la tutela della salute pubblica, attraverso una chiara delimitazione della categoria dei reati di pericolo contro la salute;
– il contrasto delle frodi in commercio di prodotti alimentari, sia sotto il profilo sanzionatorio, sia sotto il profilo dell’estensione della sfera repressiva, in modo da tutelare la “lealtà commerciale” e da colpire, con maggiore efficacia, le organizzazioni complesse e la responsabilità delle persone giuridiche.

Il testo mira a incidere, in particolare, nell’ambito alimentare, colmando le attuali lacune della legislazione penale e sanzionando in modo specifico le vere e proprie frodi nei confronti del consumatore finale, tenendo conto del valore prioritario assunto dall’ “identità” del cibo quale parte irrinunciabile della cultura di territori, delle comunità locali e dei piccoli produttori locali, che definiscono, in sostanza, il “patrimonio alimentare”.

Il disegno di legge tiene conto, in tal senso, del fatto che la maggior parte delle frodi riguarda le caratteristiche intrinseche degli alimenti, come l’attestazione di conformità a specifiche modalità di produzione (tra le quali quella “biologica”) o la loro origine geografica, e prevede pertanto un inasprimento delle sanzioni già in vigore in materia.

Inoltre, vengono per la prima volta introdotte sanzioni mirate nei confronti della produzione e commercializzazione di alimenti che, tenuto conto della dimensione all’ingrosso dell’attività illecita, anche organizzata, non sono capaci di produrre un pericolo immediato e imminente, ma manifestano la propria pericolosità nel medio e lungo periodo e in via del tutto eventuale. Allo stesso modo, vi è la previsione di sanzioni per l’omesso ritiro di alimenti pericolosi per la salute.

In una nota, la Confederazione nazionale Coldiretti che ha promosso la Fondazione “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare” di cui il Procuratore Giancarlo Caselli è Presidente del Comitato Scientifico e che ogni anno redige il “Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia”, ha espresso la sua soddisfazione per l’approvazione del d.d.l. da parte del Governo.

L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolosa la criminalità nell’agroalimentare dove sviluppa un business da 21,8 miliardi di euro in aumento del 30% nel 2017 che va quindi contrastato con un sistema punitivo e di indagine più adeguato, come opportunamente previsto dalla riforma delle norme a tutela dei prodotti alimentari”, ha dichiarato il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

“Va quindi sottolineata con soddisfazione la volontà con l’approvazione della riforma di procedere ad un aggiornamento delle norme penali, risalenti agli inizi del 1900, attraverso un’articolata operazione di riordino degli strumenti esistenti e di adeguamento degli stessi ad un contesto caratterizzato da forme diffuse di criminalità organizzata che alterano la leale concorrenza tra le imprese ed espongono a continui pericoli la salute delle persone”.

C’è da considerare, tuttavia, che il testo presentato ed approvato dopo due anni dalla fine dei lavori della Commissione, dovrà essere esaminato dalle Camere che con ogni probabilità non faranno in tempo a trasformarla in Legge per l’imminente fine della Legislatura e anche per le prevedibili pressioni che eserciterà l’industria alimentare che non è sembrata entusiasta della proposta.

Così, l’approvazione da parte del Governo del d.d.l. si risolverà in un’operazione d’immagine senza effetti pratici, salvo riproposizione della proposta nella prossima legislatura, come sta accadendo all’altro d.d.l, sostenuto fermamente da varie associazioni, tra cui la stessa Coldiretti, quello sul consumo di suolo che dopo cinque anni dalla sua prima approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, non riesce ancora a tradursi in Legge ed è lì fermo al Senato.

Eleonora Giovannini

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