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Pianificazione dello spazio marittimo: Italia in grave ritardo

Secondo WWF Europe che ha pubblicato una Guida per supportare gli Stati dell’UE su come adottare una pianificazione dello spazio marittimo, secondo quanto previsto dalla Direttiva del 2014, solo 6 Paesi costieri hanno provveduto alla sua redazione entro il 31 maggio 2021, e tra quelli che non hanno ottemperato alla scadenza prevista c’è l’Italia in grave ritardo.

Pochi Paesi membri dell’UE hanno presentato i Piani per la gestione sostenibile dei loro mari entro la scadenza del 31 marzo 2021, prevista dall’articolo 15 della Direttiva 2014/89/UE che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo (MSP), e quelli presentati sono incompleti. Alcuni Paesi, tra cui l’Italia, sono peraltro molto indietro nella predisposizione

 A rilevarlo è la pubblicazione il 1° aprile 2021 da parte del WWF Europe del Guidance paper Ecosystem-based Maritime Spatial Planning in Europe and how to assess it”, con l’obiettivo di rafforzare un approccio di successo alla MSP basato sull’ecosistema, in tutte le acque europee.

La Pianificazione dello Spazio Marittimo non è solo indispensabile come strumento per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità richiesti dalla Marine Strategy Framework Directive (MSFD) e dalla nuova Strategia sulla biodiversità 2030 dell’UE, ma lo è anche per raggiungere una sostenibilità sociale ed economica nel pieno rispetto dell’ecosistema marino.

Secondo la Commissione Oceanografica Intergovernativa (IOC) dell’UNESCO, a cui l’ONU ha demandato il coordinamento delle attività per il Decennio delle scienze oceaniche per lo sviluppo sostenibile (2021-2030), la pianificazione dello spazio marittimo è definita come “un processo pubblico di analisi e allocazione della distribuzione spaziale e temporale delle attività umane nelle aree marine per raggiungere obiettivi ecologici, sociali ed economici che sono solitamente specificati attraverso un processo politico“. 

Mentre Belgio, Danimarca, Finlandia, Lettonia, Paesi Bassi e Portogallo hanno rispettato la scadenza di alcuni dei piani dello spazio marittimo sono incompleti. Il Portogallo, ad esempio, esclude completamente l’arcipelago delle Azzorre, poiché questa sezione è ancora in fase di sviluppo. In Danimarca, sebbene il piano sia considerato giuridicamente vincolante, le autorità competenti sono ancora impegnate nella consultazione pubblica.  

Per quanto riguarda gli Stati membri che hanno mancato la scadenza, mentre alcuni, come Estonia, Francia, Polonia, Spagna e Svezia, sono leggermente in ritardo, altri, come Grecia e Italia, sono molto lontani dallo sviluppo e dall’adozione dei loro piani. In Germania, sebbene un piano sia in vigore dal 2009, il piano aggiornato sulla base della Direttiva UE sarà adottato solo più avanti nel corso dell’anno. Allo stesso modo, sebbene la Lituania e Malta abbiano piani in vigore, sono del 2015 e non in linea con la Direttiva MSP.

Le aree marine europee sono alveari di attività umane – ha dichiarato Alexandre Cornet, Ocean Policy Officer presso il WWF European Policy OfficeCiò rende i piani vitali per garantire un equilibrio sostenibile tra la natura e le attività umane come la pesca e i trasporti, nonché quelle che stanno crescendo rapidamente come l’eolico offshore. A meno che l’UE non abbracci una visione sostenibile, strategica e lungimirante per il nostro rapporto con l’oceano e si impegni ad attuarla, condanneremo irrimediabilmente l’ambiente marino e perderemo i servizi ecosistemici vitali su cui facciamo affidamento. La Commissione europea e gli Stati membri devono risolvere collettivamente la situazione e mantenere con urgenza i loro impegni per mari più sani“.

I mari europei stanno affrontando sfide incredibili a causa della crescita dei settori economici che fanno affidamento su di essi, dei cambiamenti climatici e del degrado degli ecosistemi a causa di attività umane insostenibili. Il Rapporto della Commissione UE dello scorso giugno sullo Stato di attuazione della MSFD, la relazione sul primo ciclo di attuazione della Direttiva, ha rilevato che permangono sfide persistenti per gli ecosistemi marini d’Europa, quali l’eccesso di nutrienti, il rumore sottomarino, i rifiuti di plastica altri tipi di inquinamento, così come la pesca non sostenibile.

I 16 Stati membri costieri inadempienti, secondo il paper, devono stabilire e adottare quanto prima i Piani dello spazio che soddisfino i requisiti chiave della direttiva, come essere coerenti e transfrontalieri e basati su un approccio basato sull’ecosistema, promuovere la coesistenza di attività e usi, contribuire alla conservazione, protezione e miglioramento dell’ambiente e sostenere lo sviluppo sostenibile dei settori marittimi

Tutti gli Stati membri costieri dell’UE devono tenere in debita considerazione il modo in cui i loro piani aiuteranno a raggiungere gli obiettivi strategici chiave, come il raggiungimento di un buono stato ecologico in tutte le acque dell’UE (obiettivo peraltro scaduto il 30 dicembre 2020)  e proteggere almeno il 30% dei mari dell’UE entro il 2030, compreso il 10% rigorosamente protetto, come stabilito nella Strategia sulla Biodiversità.

È grave, per il WWF, che l’Italia, una penisola in mezzo a un mare ricco di tradizioni e valori millenari e con oltre 8000 km di coste, non si sia organizzata in tempo e conformemente alle tempistiche stabilite dalla Direttiva PSM, ratificata dall’Italia con decreto del 2016.

La Commissione UE ha tempo fino al 31 marzo 2022 per presentare la relazione al Parlamento europeo e al Consiglio in cui valuti i progressi compiuti nell’attuazione della direttiva MSP. A tal fine, iI WWF invita la Commissione a reagire conseguentemente quando scopre che gli Stati membri non soddisfano i requisiti della Direttiva MSP e il conseguimento degli obiettivi prefissati

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