AcquaInquinamenti e bonifiche

PFAS: Position paper di Utilitalia con 5 proposte risolutive

In vista dell’obbligo dal 12 gennaio 2026, previsto dalla Direttiva concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, che impone ai gestori delle acque idropotabili di rispettare dei limiti per le PFAS nelle acque potabili, Utilitalia ha pubblicato un Position paper in cui evidenzia 5 proposte concrete per contribuire a risolvere le problematiche legate alle PFAS nel campo del settore idrico e di quello ambientale.

Dall’eliminazione e sostituzione funzionale delle PFAS in tutti i prodotti nei quali non siano indispensabili all’applicazione del principio “chi inquina paga”, fino all’identificazione di potenziali alternative, allo sviluppo di nuove tecnologie e al finanziamento di percorsi di transizione per l’industria e i gestori.

Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, ha pubblicato il 25 giugno 2025 ilPosition paper“Prospettive di evoluzione normativa su PFAS” con5 proposte concreteper contribuire a risolvere le problematiche legate alle PFAS nel campo del settore idrico e di quello ambientale.

Le sostanze per e polifluoroalchiliche (PFAS), le “sostanze chimiche per sempre” perché non si degradano facilmente,sono circa 15.000 e vengono utilizzate per realizzare rivestimenti e prodotti in fluoropolimeri resistenti al calore, all’olio, alle macchie, al grasso e all’acqua, che persistono a lungo nelle acque, nel suolo e negli organismi viventi (oltre all’elevata mobilità che conferisce loro un potenziale di trasporto a lungo raggio. Alcune PFAS, sono state classificate dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’OMS come “sicuramente cancerogeno per l’uomo”(PFOA)e “possibilmente cancerogeno per l’uomo” (PFOS).

La Direttiva 2020/2184/UE, recepita in Italia con il D.Lgs 18/2023, che ha dettato la disciplina sulla qualità delle acque destinate al consumo umano,impone l’obbligo dal 12 gennaio 2026 ai gestori delle acque idropotabili di rispettare dei limiti per le PFAS nelle acque potabili.

“A seguito della Direttiva europea che entrerà in vigore nel gennaio del 2026– ha spiegatoPaolo Romano, Vicepresidente di Utilitalia –i gestori del servizio idrico nelle aree interessatehanno monitorato la loro presenza nelle acque che distribuiscono e avviato investimenti importanti, un controllo continuo con le migliori tecnologie disponibili per la loro misura e hanno preso i provvedimenti caso per caso più opportuni per la tutela dei cittadini. Ora, con questo documento di posizionamento, la Federazione ha voluto fare un ulteriore passo in avanti per contribuire alla soluzione di un problema che non può ricadere esclusivamente sugli operatori dei servizi idrici e ambientali. Dal lato loro, le imprese dei servizi pubblici continueranno a mettere in campo tutte le conoscenze a propria disposizione per ridurre ogni rischio a carico dei cittadini”.

– La prima riguardal’eliminazione e sostituzione funzionaledelle PFAS in tutti i prodotti nei quali non siano indispensabili o che rilasciano PFAS a contatto con l’acqua, catalogando tutti gli usi noti, descrivendo le funzioni fornite in questi usi, elencando le potenziali alternative in grado di fornire funzioni equivalenti o simili e valutare l’idoneità delle alternative identificate per sostituirli. Definire un orizzonte a medio-lungo termine per il divieto di produzione e commercializzazione di PFAS fornirà un quadro normativo di stimolo anche all’industria per investimenti in soluzioni alternative.

– In secondo luogo,con la consapevolezza che i maggiori costi operativi e infrastrutturali non possono gravare integralmente sulle tariffe del servizio idrico integrato, è necessario prevedere l’applicazione delprincipio “chi inquina paga”nell’ambito di un contesto armonizzato a livello europeo, che porterebbe equità nella protezione della salute e dell’ambiente e al contempo incentiverebbe la ricerca a soluzioni alternative e più sostenibili.

– In quest’ottica, la terza proposta si concentra sullaricerca di prodotti alternativialle PFAS, valutando l’idoneità delle alternative in termini di prestazioni, di sostenibilità per la salute umana e per l’ambiente nonché la relativa disponibilità sul mercato.

– L’abbattimento delle PFAS richiede infatti losviluppo dinuove tecnologienei sistemi di trattamento, anche sperimentali, ad esempio plasma a freddo, ossidazione elettrochimica, nanoassorbitori, i cui costi attualmente non sono industrialmente sostenibili. Pertanto, occorre intensificare e anche finanziare le attività di ricerca.

–  Alla luce delle complessità sopra indicate, occorresostenereanchefinanziariamentei gestori dei settori idrico e ambientale insieme a percorsi di transizione per l’industria.

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