“Stop pesticidi nel piatto”, l’annuale rapporto che Legambiente elabora in collaborazione con Alce Nero per fare il punto della situazione sui fitofarmaci presenti negli alimenti che ogni giorno arrivano sulle tavole di italiane e italiani, restituisce anche quest’anno una fotografia tra luci e ombre: si riduce la percentuale dei campioni di alimenti in cui sono state riscontrate tracce di pesticidi sia pur nei limiti di legge, ma preoccupa l’effetto “cocktail” per il numero di campioni con multiresiduo.
Scendono al 39,21% i campioni di alimenti di origine vegetale e animale in cui sono state trovate tracce di uno o più fitofarmaci. La frutta si conferma la categoria più colpita dalla presenza di residui: oltre il 67,96% dei campioni ne contiene uno o più, l’88,17% dei prodotti di origine animale è risultato privo di residui.
È il quadro di luci e ombre tracciato dal nuovo Rapporto “Stop pesticidi nel piatto 2023”, di Legambiente, realizzato in collaborazione con Alce Nero e presentato il 19 dicembre 2023 nel corso di un evento trasmesso in streaming, che fa il punto della situazione sui fitofarmaci presenti negli alimenti che ogni giorno arrivano sulle tavole di italiane e italiani.
Per fare chiarezza sulla situazione attuale e individuare percorsi attraverso cui abbattere l’utilizzo dei fitofarmaci, per la stesura del report sono stati coinvolti esperti, esponenti del mondo della ricerca, docenti universitari e medici, e sono stati analizzati 6.085 campioni di alimenti di origine vegetale e animale provenienti da agricoltura biologica e convenzionale di 15 Regioni.
La buona notizia è che la percentuale dei campioni in cui sono state rintracciate tracce di pesticidi nei limiti di legge è risultata in diminuzione (39,21% contro il 44,1% dello scorso anno),così come quella dei campioni irregolari (1,62%). Regolare e senza residui è risultato, invece, il 59,18% (lo scorso anno erano 54,8%).
A destare invece preoccupazione il fatto che, seppur nei limiti di legge, nel 15,67% dei campioni regolari sono state trovate tracce di un fitofarmaco e nel 23,54% di diversi residui. Dati, questi, che, soprattutto sul fronte del multiresiduo, fanno accendere più di qualche campanello di allarme agli addetti ai lavori rispetto ai possibili effetti additivi e sinergici sull’organismo umano del cosiddetto “cocktail di fitofarmaci”.
Nei prodotti biologici, rintracciati residui solo nell’1,38% dei campioni, una contaminazione probabilmente dovuta al cosiddetto “effetto deriva” determinato dalla vicinanza ad aree coltivate con i metodi dell’agricoltura convenzionale.

“L’appuntamento con la presentazione del dossier ‘Stop pesticidi nel piatto’ rappresenta per l’associazione e l’intero Paese un momento molto importante – ha dichiarato Giorgio Zampetti, Direttore generale di Legambiente – Non a caso, si tratta dell’unico documento che fotografa, nel complesso, la situazione relativa alla presenza di fitofarmaci negli alimenti che ogni giorno portiamo sulle nostre tavole. Nonostante qualche dato timidamente incoraggiante, la situazione appare ancora molto complessa e risulta evidente la necessità di una ulteriore e concreta spinta politica affinché si possa davvero mettere fine alla chimica nel piatto. In questo contesto, corre l’obbligo di rammentare la nostra forte preoccupazione per la mancata approvazione del SUR, dispositivo emanato dalla Commissione europea che regola e limita l’utilizzo di fitofarmaci, e riguardo all’urgenza di adottare in Italia il nuovo PAN (Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari) la cui ultima stesura risale al 2014”.
Le sostanze rintracciate
Nei campioni analizzati sono state rintracciate 95 sostanze attive provenienti da fitofarmaci. In 3 campioni di uva passa sono stati rintracciati 17 residui, in un campione di pesca 14 residui, in un campione di fragola 12 residui. Dall’EFSA anche dati sui prodotti importati: in un peperone proveniente dalla Cambogia sono stati rintracciati addirittura 28 residui.
In linea con il trend delle precedenti rilevazioni, la frutta si conferma la categoria più colpita dalla presenza di residui: oltre il 67,96% dei campioni contiene uno o più residui (rintracciati nell’84% di pere, nell’83% di pesche, nel 53,85% di peperoni). Nella frutta esotica (banane, kiwi e mango) è stata riscontrata la percentuale più alta di irregolarità, pari al 7,41%. Dato nettamente superiore alle altre tipologie di alimenti.
In riferimento alla verdura, il quadro risulta migliore: il 68,55% dei campioni analizzati è risultato senza residui. Tra gli alimenti trasformati, i cereali integrali e il vino sono quelli in cui è stato rintracciato il numero più alto di residui permessi (rispettivamente 71,21% e 50,85%).
Nota positiva proviene dai prodotti di origine animale: dei 921 campioni analizzati, l’88,17% è risultato privo di residui. Tra i pesticidi più presenti si segnalano (in ordine decrescente): Acetamiprid, Fludioxonil, Boscalid, Dimethomorph. Da segnalare la presenza di residui di neonicotinoidi non più ammessi come Thiacloprid in campioni di pesca, pompelmo, ribes nero, semi di cumino e tè verde in polvere; Imidacloprid in un campione di arancia, 2 campioni di limoni, 3 campioni di ocra; Thiamethoxam in un campione di caffè.
Le proposte di Legambiente
Legambiente, con questo report, frutto della collaborazione con esperti, esponenti del mondo della ricerca, docenti universitari e medici, lancia oggi un appello alle istituzioni nazionali ed europee chiedendo interventi concreti sotto il profilo legislativo, rammentando loro che proprio dall’UE stessa è arrivato un chiaro indirizzo per una drastica riduzione delle sostanze chimiche di sintesi. La Strategia europea “From farm to fork” prevede infatti che entro il 2030 si debba raggiungere una riduzione del 50% dei fitofarmaci utilizzati, per questo è fondamentale da parte dei vari Paesi, a partire dall’Italia, una piena applicazione della strategia.
In questa ottica, Legambiente chiede a livello nazionale una legge specifica sul multiresiduo che, sulla base delle attuali evidenze scientifiche, vieti la compresenza di principi attivi. Allo stesso tempo, l’associazione ambientalista continua la sua battaglia contro il glifosato – sostanza resa ancora legale attraverso una recente proroga di ulteriori dieci anni, che, com’è noto, mette a rischio biodiversità, ecosistemi e salute umana – e lancia una nuova campagna “Glifosato free”, per premiare le aziende che, a dispetto della proroga, hanno messo al bando tale sostanza.
“Occorre inoltre emanare i decreti attuativi relativi alla legge sull’agricoltura biologica recentemente approvata dopo tredici anni di attesa perché, è utile ribadirlo, il biologico è la via maestra per ridurre drasticamente l’utilizzo dei fitofarmaci – ha sottolineato Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente – Il multiresiduo deve essere combattuto attraverso procedimenti normativi. Gli effetti dei ‘cocktail di fitofarmaci’ devono essere prevenuti e arginati. Una legge appare come l’unica soluzione per fare da argine. Serve, poi, una sempre maggiore sensibilizzazione da parte di cittadine e cittadini. Per questo, abbiamo deciso di promuovere l’iniziativa ‘Glifosato free’, una campagna che ci vedrà premiare le aziende che, nonostante la proroga, hanno deciso di mettere al bando questa pericolosa sostanza. Un’azione propositiva che ha il compito di dimostrare ancora una volta quanto il Paese reale sia talvolta più di qualche passo avanti rispetto alle istituzioni”.
