Aree protette e parchiMari e oceani

Obiettivo 30×30: con il ritmo attuale sarà raggiunto nel 2107

Un Rapporto di Greenpeace International, presentato in occasione dell’apertura della Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Biodiversità in Colombia (Cali, 21 ottobre – 1° novembre 2024), rivela che, con l’attuale ritmo, l’obiettivo 30×30 dell’Accordo raggiunto alla CBD-COP15 di proteggere il 30% delle aree marine, sarà raggiunto dopo la fine del secolo, e che solo il “Trattato sull’altomare” (2023), ratificato solo da 13 Paesi dei 60 necessari per entrare in vigore, potrà consentire ai governi di raggiungere l’obiettivo.

Al ritmo attuale dei progressi, l’obiettivo “30×30” delle Nazioni Unite di proteggere il 30% della terra e del mare entro il 2030, concordato nel 2022 da tutti i governi al Vertice sulla Biodiversità (CBD-COP15) non sarà raggiunto per gli oceani prima del 2107.

È la triste conclusione delRapportoFrom Commitment to Action: Achieving the 30×30 target trough the global Ocean Treaty” cheGreenpeace Internationalha pubblicato in occasione dell’apertura della Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Biodiversità (CBD-COP16) in corso in Colombia (Cali, 21 ottobre – 1° novembre 2024), la prima COP sulla biodiversità dopo l’adozione delQuadro globale sulla biodiversità di Kunming-Montreal(GBF).

Il Rapporto descrive in dettaglioil livello di progressi compiuti finora verso il raggiungimento dell’obiettivo 3 del GBF, conosciuto come “obiettivo 30X30”, prevede che “entro il 2030 almeno il 30 percento…delle aree costiere e marine, in particolare le aree di particolare importanza per la biodiversità e per le funzioni e i servizi ecosistemici, siano efficacemente conservate e gestite attraverso sistemi di aree protette ecologicamente rappresentativi, ben collegati ed equamente governati”.

IlGlobal Ocean Treatyl’Accordo raggiunto alla Conferenza Intergovernativa di New York (20 febbraio – 3 marzo 2023), sulla Biodiversità marina delle aree al di fuori della giurisdizione nazionale (BBNJ), denominato “Trattato sull’alto mare“, ovvero dell’area di mare che si trova al di là dellaZona Economica Esclusiva(ZEE) nazionale (oltre le 200 miglia nautiche dalla costa) eche occupa circa due terzi dell’oceano.

Il Rapporto evidenzia come a due anni dall’obiettivo concordato non sia stato fatto alcun progresso per migliorare la protezione degli oceani, dove le AMP rappresentano solo l’8,4% degli oceani del mondo, con la maggior parte protetta solo di nome o così poco regolamentata che vi sono in sostanza consentite le attività dannose. In base alla quantità di oceano a cui ogni anno viene attualmente conferito lo status di area protetta,solo il 9,7% dell’oceano sarà protetto entro il 2030, e perraggiungere l’obiettivo del 30% si dovrà attendere il 2107.

Siamo a sei anni dalla fine del 2030 e ancora non è stato fatto quasi nessun progresso verso la protezione del 30 percento degli oceani del mondo– ha affermatoMegan Randles, consulente politico di Greenpeace UK –Al ritmo attuale, non raggiungeremo il 30% di protezione in mare prima del prossimo secolo. Un oceano sano è vitale per milioni di persone e per proteggere la biodiversità dalle pressioni umane e dai cambiamenti climatici. Dov’è l’ambizione? Dove sono i campioni dell’oceano? Questo obiettivo può essere raggiunto solo con grandi sforzi sia nelle acque territoriali che in alto mare“.

Al23 settembre, solo 19 Paesi e l’UE avevano presentato Strategie nazionali sulla biodiversità e Piani d’azione con obiettivi nazionali sulla biodiversità marina al Segretariato della CBD. Il Trattato è l’unico strumento legale che, una volta ratificato, potrebbe consentire ai governi di raggiungere l’obiettivo 30×30 nelle acque internazionali, facilitando l’istituzione di strumenti di gestione basati sulle aree (ABMT), tra cui le aree marine protette (AMP).

Le aree marine protette possono generare enormi benefici, sia da un punto di vista biologico che socio-economico-culturale per le comunità locali, ma in Italia sono ancora troppo poche-ha dichiaratoValentina Di Miccoli, Campaigner mare di Greenpeace Italia –Chiediamo che ne vengano istituite di nuove in aree ecologicamente e biologicamente importanti e che soprattutto vengano ben gestite e monitorate nel tempo, con azioni di controllo diretto delle attività di pesca e sfruttamento delle risorse. L’obiettivo del 30×30 può essere raggiunto solo con grandi sforzi sia nelle acque territoriali che in alto mare. I governi, incluso quello italiano, devono ratificare al più presto il trattato ONU per la protezione degli oceani, che ad oggi vede solo 13 ratifiche delle 60 necessarie per farlo entrare in vigore”.

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