27 Novembre 2022
Biodiversità e conservazione Fauna

Mediterraneo: con 200 nuovi pesci è il mare più invaso

Una ricerca coordinata dall’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRBIM) di Ancona ha ricostruito la storia delle invasioni biologiche nel Mar Mediterraneo che negli ultimi 130 anni ha subìto l’arrivo di circa 200 nuove specie ittiche, grazie anche ai cambiamenti climatici.

Con centinaia di specie esotiche, il Mar Mediterraneo viene oggi riconosciuto come la regione marina più invasa al mondo.

La conferma arriva dallo StudioSpatio-temporal dynamics of exotic fish species in the Mediterranean Sea: Over a century of invasion reconstructed”, pubblicato sulla prestigiosa rivista Global Change Biology e coordinato dall’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine (CNR-IRBIM) di Ancona, che ricostruisce la storia delle specie ittiche introdotte a partire dal 1896, il cui processo ha cambiato per sempre la storia del Mar Mediterraneo.

“Lo studio dimostra come il fenomeno abbia avuto un’importante accelerazione a partire dagli anni ’90 e come le invasioni più recenti siano capaci delle più rapide e spettacolari espansioni geografiche – ha spiegato Ernesto Azzurro, coordinatore della ricerca svolta grazie al supporto dei progetti InterregMED MPA-Engage e del progetto @CNR USEit Da oltre un secolo, ricercatori e ricercatrici di tutti i paesi mediterranei hanno documentato nella letteratura scientifica questo fenomeno, identificando oltre 200 nuove specie ittiche e segnalando le loro catture e la loro progressiva espansione. Grazie alla revisione di centinaia di questi articoli e alla georeferenziazione di migliaia di osservazioni, abbiamo potuto ricostruire la progressiva invasione nel Mediterraneo”.

Sono due le porte di ingresso di questa colonizzazione: “Le specie del Mar Rosso, entrate dal canale di Suez (inaugurato nel 1869), sono le più rappresentate e problematiche – ha proseguito Azzurro – Ci sono, tuttavia, altri importanti vettori come il trasporto navale e il rilascio da acquari. I ricercatori hanno considerato anche la provenienza atlantica tramite lo stretto di Gibilterra”.

Presenze cumulative di specie ittiche che sono entrate nel Mediterraneo (Fonte: Azzurro E. et al., Global Change Biology, 2022)

Ma quali sono gli effetti ambientali e socio-economici di queste ‘migrazioni ittiche’?
Alcune di queste specie costituiscono nuove risorse per la pesca, ben adattate a climi tropicali e già utilizzate nei settori più orientali del Mediterraneo – ha spiegato il ricercatore – Allo stesso tempo, molti ‘invasori’ provocano il deterioramento degli habitat naturali, riducendo drasticamente la biodiversità locale ed entrando in competizione con specie native, endemiche e più vulnerabili. Il ritmo della colonizzazione è così rapido da aver già cambiato l’identità faunistica del nostro mare; pertanto ricostruire la storia del fenomeno permette di capire meglio la trasformazione in atto e fornisce un esempio emblematico di globalizzazione biotica negli ambienti marini dell’intero pianeta”.


L’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine ha recentemente lanciato assieme all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) la Campagna “Attenti a quei 4” per informare i cittadini sulle spiacevoli conseguenze che possono capitare da incontri o consumo di pesce palla maculato, pesce scorpione, pesce coniglio scuro e pesce coniglio striato, specie invasive lessepsiane, ovvero quelle che si sono introdotte nel mare Mediterraneo attraverso il canale di Suez, costruito dall’ingegnere francese Ferdinand de Lesseps nel 1869, , ma anche per spiegare come riconoscerle e per avere segnalazioni che consentano di monitorare la loro presenza e distribuzione nelle acque italiane.

In copertina: Pesce coniglio scuro (Siganus luridus), Fonte: Ernesto Azzurro, CNR-IRBIM)



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