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Mediobanca: nel 2020 calo record di fatturato per il vino

Secondo Mediobanca, a causa della pandemia si prevede una contrazione complessiva del fatturato vinicolo italiano tra il 20% e 25% rispetto allo scorso anno, con una perdita che potrebbe arrivare fino a 2 miliardi di euro, tra minori esportazioni e minori consumi domestici.

L’Area Studi Mediobanca ha pubblicato il 26 maggio 2020l’annualeIndaginesulsettore vinicolo nazionale e internazionaleche riguarda215 principali società di capitali italianecon fatturato 2018 superiore ai 20 milioni di euro ericavi aggregati pari a 9,1 miliardi di euro, e14 imprese internazionali quotatecon fatturato superiore a 150 milioni di euro che hanno segnato ricavi aggregati pari a 5,7 miliardi di euro.

Ne emerge che il63,5% delle aziendeprevede di subire nel2020 un calo delle vendite, con una flessione anche superiore al 10% per il 41,2% del campione. A pesare il blocco della ristorazione (Ho.Re.Ca.) e la caduta del commercio mondiale stimata dallaWorld TradeOrganization(WTO) tra il 15% e il 30%: un quadro peggiore a quello del 2009, quando il 60,6% delle imprese vinicole subì un calo di vendite con una flessione del fatturato del 3,7% e con cadute oltre il 10% che riguardarono il 24,2% delle imprese. In questa circostanza incide anche la crisi del turismo e del travel retail.

Il53,4% delle cooperative, maggiormente legate al mercato di massa e alla distribuzione attraverso la Grande Distribuzione Organizzata (GDO), rispetto all’Ho.Re.Ca, ha formulato per il 2020previsioni meno pessimistiche sul fatturatodi quelle delle S.p.A. e s.r.l., il 68% delle quali si aspetta un calo nell’anno in corso (la quota di cooperative che attendecali di vendite oltre il 10% si ferma al 26,7% contro il 50% delle altre).

Anche la distinzione per tipologia di prodotto porta ad aspettative differenziate. In questo caso sono iproduttori di vini spumanti a esprimere attese meno negative rispetto a quelli di vini non spumanti. Tra i primi, il 55,5% prevede perdite di fatturato con una contrazione dell’export del 41,2%; quota che sale oltre il 65%, sia per perdite di fatturato che export, per i secondi. Su queste stimeincide la maggiore stagionalità dei vini spumantile cui vendite crescono in misura significativa soprattutto in corrispondenza delle festività di fine anno, periodo entro il quale si auspica il pieno superamento della crisi sanitaria.

In generale, se si assume che le esportazioni italiane di vino si ridurranno in linea con la caduta del commercio mondiale ipotizzata dalla WTO, si stima unacontrazione dell’export per i maggiori produttori italiani nel 2020 compresa tra 0,7 e 1,4 miliardidi euro.

Quanto almercato domestico, considerato che circa il 65% delle vendite nazionali è veicolato da canali diversi dalla GDO, si stimafino alla metà di maggio una perdita di oltre 0,5 miliardi di euro. Ipotizzando per i mesi a seguire una riapertura dei canali extra-GDO a ritmi inferiori del 30% rispetto ai livelli dell’anno precedente, si registrerebbe un’ulteriore contrazione del fatturato pari a 0,5 miliardi di euro. Mediobanca stima nel 2020 unacontrazione complessiva del fatturato per circa 2miliardi di euro, frutto di minori vendite nazionali e estere, con una riduzione stimabile del settore tra il20% e il 25% rispetto al 2019.

Idati preconsuntivi relativi al 2019 indicano che i maggiori produttori italiani hanno chiuso lo scorso anno con una crescita del fatturato dell’1,1%, un risultato modesto se confrontato con il quadriennio precedente (2014-2018) in cui le vendite sono cresciute a ritmi compresi tra il 6,7% del 2018 e il 4,7% del 2015. Il rallentamento del 2019 è attribuibile alladinamica negativa del mercato interno (-2,1%)in controtendenza rispetto all’export, che ha segnato una crescita del4,4% rispetto al 2018, anche se lontano dalle crescite oltre il 7% del triennio 2015- 2017.

Ilfatturato di S.p.A. e s.r.l. cresce del 3,2%(+5,1% all’estero), mentre lecooperative segnano un decremento sul 2018(-1,9%) per lacontrazione del mercato domestico(-4,4%,) parzialmente compensata dall’espansione di quello estero (+1,8%). Anche glispumanti hanno rallentatonel 2019 (-0,2%), mentre ivini non spumanti sono cresciutidell’1,5%; per entrambi i comparti, importante è stato il contributo dell’export (+3,2% per gli spumanti, +4,6% per gli altri), a fronte di vendite domestiche in regresso (-2,4% per i primi, -1,9% per i secondi).

Gliinvestimenti materiali nel 2019 registrano un decremento del 15,9%sul 2018, dopo quattro anni di forte crescita. La riduzione più importante è quella degli spumanti (-23,9%) seguiti da S.p.A. e s.r.l. (-16,7%).Tiene l’occupazione, in aumento del 2,6% sul 2018. Il fatturato pre-consuntivo del 2019 conferma i tre maggiori player italiani:Gruppo Cantine Riunite & Civa 630 milioni (+2,9% sul 2018), al cui interno GIV fattura 406 milioni (+4,7%), seguito daCaviroa 329 milioni (-0,4%) ePalazzo Antinoria 246 milioni (+5,3%). SeguonoCasa Vinicola Bottera 217 milioni (+10,9%),Fratelli Martinia 210 milioni (-2%),Casa Vinicola Zonina 205 milioni (+1,4%),Enoitaliaa 199 milioni (+9,7%),Cavita 191 milioni (+0,5%),Santa Margheritaa 189 milioni (+6,8%) e, in decima posizione,Mezzacoronaa 187 milioni (-0,8%).Casa Vinicola Botterècampione di exportnel 2019 con il 93,7% del fatturato, seguita daFarneseal 92,0%,Ruffinoal 91,4%,F.lli Martinicon l’86,1%,Mondodelvinocon l’83,3% eLa Marcaall’82,8%.

Da gennaio 2001 al 3 aprile 2020 l’indice di Borsa mondiale del settorevinicolo, in versione total return (comprensivo dei dividendi distribuiti),è cresciuto del 222,5%, al di sopra delle Borse mondiali (+129%); la capitalizzazione complessiva delle 52 società che compongono l’indice è migliorata dell’8% tra marzo e dicembre 2019, per poi subire unabrusca perdita del 30% nel 1° trim 2020a seguito del COVID-19 scendendo, a fine marzo 2020, a 35,8 miliardi di euro (rispetto ai 47,4 miliardi del marzo 2019),bruciando in tre mesi quasi l’intera crescita dell’ultimo quinquennio.

In merito allasostenibilitàambientale,solo il 30% delle principali aziende fa il bilancio di sostenibilitàe il25% non ne parla. Su un totale di 39 imprese con fatturato superiore a 60 milioni (5,2 miliardi di fatturato aggregato),7 imprese(1,6 miliardi di fatturato, il 31% del totale) redigono undocumento di sostenibilità, in 6 casi si tratta delBilancio di Sostenibilitàe in un caso della solaDichiarazione Ambientale. Sono20 le aziende(2,3 miliardi di fatturato) che riportano sui propri siti internet alcune informazioni in materia di sostenibilità, principalmente6 gli aspetti ambientali e le certificazioni di qualità, nella metà dei casi in sezioni dedicate. Non si riscontra, invece, alcun riferimento all’argomento sui siti dellerestanti 12 società(1,3 miliardi), di cui il 60% circa sono familiari.Certificazioni di sostenibilità:5 societàhanno aderito al Progetto ministerialeV.I.V.A.(Valutazione dell’impatto della viticoltura sull’ambiente), una società ha conseguito la certificazioneEqualitas.

Se la pandemia del nuovo coronavirus ha costituito un evento straordinario e imprevedibile che è destinato ad esaurirsi, il settore vitivinicolo dovrà prepararsi ad azioni di mitigazione degli impatti dei cambiamenti climatici,meno immediati ma del tutto prevedibili, che avranno conseguenze notevoli sulle  regioni vinicole più importanti del mondo e che, secondo unoStudiopubblicato sulla PNAS, vedrebberodiminuire le loro aree coltivabili dal 25% al 73% entro il 2050, costringendo i viticoltori a piantare nuovi vigneti in ecosistemi precedentemente indisturbati, a maggiori latitudini o altitudini più elevate, oltre che Incidere sulla qualità del vino.

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