Salute

Longevità: l’ereditarietà incide per il 50%  

Un recente studio ha scoperto che ereditarietà incide sulla longevità per il 50%, ben più di quanto fosse stato precedentemente rilevato. Tuttavia, in attesa che la ricerca scientifica sveli quali fattori genetici guidano l’invecchiamento e possibilmente favorisca lo sviluppo di trattamenti della longevità, sono consigliati stili di vita legati a una maggiore durata della vita in assenza di malattie croniche, che includono: non assumere calorie in eccesso, fare regolarmente esercizio fisico, dormire dalle 7 alle 8 ore a notte e avere uno scopo. 

Il contributo genetico alla longevità è pari al 50%, ovvero più del doppio delle stime precedenti.

Lo rivela loStudioHeritability of intrinsic human life span is about 50% when confounding factors are addressed”, pubblicato suSciencee coordinato dalWeizmann institute of Sciences, uno dei centri di ricerca più importanti del mondo e una delle più prestigiose università israeliane con sede aRehovot, interamente dedicata alla ricerca scientifica.

Per molti anni si è pensato che la durata della vita umana fosse determinata quasi interamente da fattori non genetici, il che ha portato a un notevole scetticismo sul ruolo della genetica nell’invecchiamento e sulla fattibilità di identificare i determinanti genetici della longevità– ha affermatoBen Shenhardel Laboratorio del Prof.Uri Alon del Dipartimento di Biologia Cellulare Molecolare del Weizmann Institute, principale autore dello Studio –Al contrario, se l’ereditarietà è elevata, come abbiamo dimostrato, ciò crea un incentivo alla ricerca di varianti genetiche che prolungano la durata della vita, al fine di comprendere la biologia dell’invecchiamento e, potenzialmente, affrontarlo terapeuticamente“.

Studi precedenti sull’ereditarietà della longevità hanno evidenziato due problemi principali che hanno portato a una significativa sottostima del contributo genetico:
– mancata considerazione della mortalità intrinseca,ovvero deidecessi derivanti da processi che hanno origine all’interno dell’organismo, tra cui mutazioni genetiche, declino fisiologico e malattie legate all’età (ad esempio, malattie cardiache, demenza e diabete di tipo 2, che è stata a lungo combinata con lamortalità estrinseca, quella determinata dacause esterne(incidenti, infezioni, omicidi, rischi ambientali);
età limiti incoerenti, di precedenti studi sulla longevità che hanno utilizzato soglie di età minima diverse (da 15 a 37 anni) per l’inclusione,rendendo difficile prevedere con precisione l’ereditarietà

Questi problemi sono stati affrontati nel nuovo articolo, in cui scienziati del Weizmann Institute of Science in Israele, delKarolinska Institutein Svezia, dellaWestlake Universityin Cina e delLeiden University Medical Centernei Paesi Bassi, hanno affrontato l’effetto della mortalità estrinseca e dell’età limite sulle stime dell’ereditarietà.  

Utilizzando modelli matematici e analisi di3 grandi database dioltre 15 milioni di coppie di gemelliprovenienti da Svezia e Danimarca, tra cui, per la prima volta in questo contesto, unset di dati di gemelli cresciuti separatamente, gli scienziati del Weizmann Institute of Science, delKarolinska Institutein Svezia, dellaWestlake Universityin Cina e delLeiden University Medical Centernei Paesi Bassi, hanno affrontatol’effetto della mortalità estrinseca e dell’età limite sulle stime dell’ereditarietà, sviluppando un framework innovativo che includeva la simulazione matematica di gemelli virtuali per separare i decessi dovuti all’invecchiamento biologico da quelli causati da fattori estrinseci. I nuovi risultati sono con l’ereditarietà di altri tratti umani complessi e con quelli dei modelli animali. Poiché gli esseri umani hanno sconfitto o almeno neutralizzato così tante cause esterne di morte, i fattori ereditari della longevità si fa ancora più evidente. 

Ora è diverso –ha affermatoUri Alon, autore senior dello studio e biologo dei sistemi a capo delWeizmann’s Sagol Institute for Longevity ResearchMoriamo molto di più per malattie legate all’età. Quegli studi non erano sbagliati, semplicemente includevano molti fattori confondenti“.

Mentre studi precedenti stimavano l’ereditarietà al 15-33% (tipicamente 20-25%), con alcuni che suggerivano che potesse scendere fino al 7%, lo studio ha dimostrato che, quando i fattori confondenti vengono adeguatamente considerati,l’ereditarietà intrinseca della durata della vita umana è di circa il 50%.Pertanto, questa stima èpiù del doppio delle precedenti stime di ereditarietà, suggerendo che i geni svolgono un ruolo molto più importante nel determinare la durata della vita di quanto si pensasse in passato. 

Fonte: post di Reinhard Hiller

Proponiamo di definire l’ereditarietà della durata di vita intrinseca (HIL) come la stima di ereditarietà ottenuta in condizioni di mortalità estrinseca pari a zero e un’età limite di 15 anni– hanno sottolineato gli autori –Abbiamo scelto l’età di 15 anni perché gli studi sui modelli di causa di morte indicano che la mortalità intrinseca, guidata dall’invecchiamento biologico e dalle malattie, inizia ad aumentare dopo la pubertà, in genere intorno ai 15 anni. In molte coorti storiche e moderne, la mortalità è minima intorno a questa età. L’HIL è il contributo genetico alla durata di vita dovuto al deterioramento biologico intrinseco, condizionato alla sopravvivenza durante l’infanzia e al raggiungimento della maturità riproduttiva. Utilizzando questa definizione, scopriamo che l’HIL previsto è coerente nei tre set di dati sui gemelli… …fornendo una stima del 54%”.

Secondo gli autori, sebbene le variazioni di singoli geni siano associate a una maggiore durata della vita,è probabile che la durata della vita sia poligenica, ovvero determinata da molti geni. In questo caso, laterapia genica, che al momento può solo aggiungere o rimuovere singoli geni, potrebbe non essere l’opzione migliore. Finché i progressi della tecnologia biomedica non consentiranno alle terapie di alterare tratti poligenici come la durata della vita,possiamo fare scelte di stile di vita che modulano la nostra mortalità estrinseca. Le scelte di stile di vita legate a una maggiore durata della vita in assenza di malattie croniche includono, quali: non assumerecalorie in eccesso, fare regolarmente esercizio fisico,dormire dalle 7 alle 8 ore a notteeavere uno scopo

In copertina: Le gemelle inglesi di 95 anni Lilian Cox e Doris Hobday Fonte: Facebook @tiptontwins

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