Uno Studio recente incentrato sull’Italia, coordinato dall’Università Statale di Milano, mostra che le precipitazioni orarie estreme stanno diventando più frequenti in estate e autunno in diverse regioni italiane, in particolare nelle aree in cui i temporali convettivi svolgono un ruolo dominante.
Temporali che si concentrano in pochi chilometri e in pochi minuti, capaci di mettere sotto pressione corsi d’acqua, pendii e reti di drenaggio stanno diventando sempre più frequenti in alcune zone d’Italia.
È quanto emerge dalloStudio“Hourly Precipitation Patterns and Extremization over Italy using convection-permitting reanalysis data”, pubblicato suNatural Hazards and Earth System Sciences, e condotto dall’Università Statale di Milano, in collaborazione conConsiglio Nazionale delle Ricerche(CNR),Norwegian Meteorological InstituteeRSE S.p.A.
Lo studio evidenzia che, in alcune zone della nostra penisola, gli eventi di precipitazione oraria estrema stanno diventando più frequenti in estate e autunno in diverse regioni, in particolare nelle aree in cui itemporali convettivi, ovvero quelli intensi generati da moti verticali convettivi all’interno dell’atmosfera, causati dal rapido innalzamento di aria calda e umida che incontra aria più fredda in quota,svolgono un ruolo dominate.
Lo Studio si basa su unarianalisi,una ricostruzione delle condizioni atmosferiche passate che combina le osservazioni disponibili con modelli numerici basati sulle leggi fisiche dell’atmosfera attraverso un processo chiamato assimilazione dei dati, dal momento che non sarebbe stato possibile raggiungere un risultato utilizzando dati osservativi che fornissero misurazioni orarie delle precipitazioni in tutta Italia per un periodo sufficientemente lungo – almeno trent’anni – necessario per studiarne le tendenze. La rianalisi utilizzata èconvection-permitting, il che significa che simula esplicitamente i processi convettivi, essenziali per riprodurre accuratamente le precipitazioni su scale temporali brevi.
Ne emerge che gli eventi di pioggia oraria molto intensa sono quasi raddoppiati rispetto a 35 anni fa,in particolare in estate e autunno. In estate, l’incremento risulta particolarmente evidente nelle areeprealpine tra Piemonte e Valle d’Aosta, in Lombardia e in Alto Adige, dove, considerando aree di circa 50×50 km, il numero medio di eventi estremi è passato da circa dieci all’anno negli anni ’90 a oltre venti nel periodo più recente. Lo stesso criterio mostra un aumento significativo anchein autunno in alcune aree costiere della Liguria, del mare Ionio e della Sardegna, dove i 2–3 episodi estremi annui tipici del passato superano oggi frequentemente la decina.

“I risultati di questa ricerca contribuiscono alla comprensione degli effetti del cambiamento climatico sulle precipitazioni estreme in Italia– ha commentato Francesco Cavalleri, Dottore di ricerca in Scienze Ambientali dell’Università Statale di Milano e primo autoredello Studio –e forniscono informazioni utili per le politiche di protezione civile, per la resilienza delle infrastrutture esistenti e la pianificazione di quelle future”.
In particolare, i dati di precipitazione oraria sono stati impiegati per estrarre singoli eventi di precipitazione. In ciascuna area sono stati selezionati gli eventi estremi, ovvero quelli che superano la media nel tempo dei valori massimi di precipitazione oraria registrati ogni anno in tale area. Infine, sono state identificate le zone in cui l’occorrenza degli eventi di pioggia estrema risulta in aumento rispetto ai decenni passati. Questo aumento è del resto presente in varie parti del pianeta per effetto del riscaldamento globale. Esso contribuisce a rendere imari più caldi,aumentando l’evaporazione, econsente all’atmosfera di trattenere una maggiore quantità di vaporee diavere a disposizione più energia.Nel loro insieme, questi fattori possono indurremaggiori precipitazioni in tempi ridotti.

“Il lavoro prodotto ha anche evidenziato l’importanza di integrare dati osservativi tradizionali e nuove forme di dati meteo-climatici, come le rianalisi, sfruttandone le potenzialità e valutandone attentamente le possibili limitazioni– ha concluso Maurizio Maugeri, Docente al Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali e coordinatore della ricerca per l’Università Statale di Milano –Un utilizzo più diffuso di questi strumenti è di grande importanza perché permette di migliorare notevolmente la valutazione dei rischi legati a frane, alluvioni e altri fenomeni idrogeologici estremi”.
Immagine di copertina generata dall’intelligenza artificiale ChatGPT (Fonte: EGU Blogs)
