6 Ottobre 2022
Clima

Lettera aperta degli scienziati italiani del clima alla politica

Gli scienziati del clima italiani hanno rivolto una lettera aperta ai politici affinché la crisi climatica sia inserita nella campagna elettorale come uno dei problemi prioritari da affrontare. L’adesione all’appello, che può essere firmato anche da semplici cittadini, del Premio Nobel per la Fisica 2021, Giorgio Parisi.  

Nata nell’ambito della Società Italiana per le Scienze del Clima (SISC) il 3 agosto 2022 è stata pubblicata 2022 una Lettera aperta rivolta alla politica italiana affinché la lotta alla crisi climatica venga posta in cima all’agenda politica.

Si tratta di un ulteriore appello della comunità scientifica ai decision maker affinché si eviti il rischio di eventi catastrofici indotti dai cambiamenti climatici.

Appena due giorni fa, un team internazionale di scienziati ha pubblicato uno Studio secondo il quale c’è una sottovalutazione degli eventi catastrofici che potrebbero verificarsi a cascata sotto la spinta del global warming, quali: carestie e malnutrizione; condizioni meteorologiche estreme; guerre; malattie trasmesse da vettori.

La scienza del clima ci mostra da tempo che l’Italia, inserita nel contesto di un hot spot climatico come il Mediterraneo, risente più di altre zone del mondo dei recenti cambiamenti climatici di origine antropica e dei loro effetti, non solo sul territorio e gli ecosistemi, ma anche sull’uomo e sulla società, relativamente al suo benessere, alla sua sicurezza, alla sua salute e alle sue attività produttive – si legge nell’Appello degli scienziati italiani del clima –  Il riscaldamento eccessivo, le fortissime perturbazioni al ciclo dell’acqua e altri fenomeni meteo-climatici vanno ad impattare su territori fragili e creano danni a vari livelli, influenzando fortemente e negativamente anche le attività economiche e la vita sociale. Stime assodate mostrano come nel futuro l’avanzare del cambiamento climatico ridurrà in modo sensibile lo sviluppo economico e causerà danni rilevanti a città, imprese, produzioni agricole, infrastrutture.

Per un grado di riscaldamento globale in più rispetto al presente, ad esempio, si avranno mediamente su scala globale un aumento del 100% della frequenza di ondate di calore e tra il 30 e il 40% di aumento della frequenza di inondazioni e siccità, con una conseguente diminuzione del benessere e del prodotto interno lordo. Nel Mediterraneo e in Italia, poi, la situazione potrebbe essere anche più critica, in quanto, ad esempio, si hanno già chiare evidenze di aumenti di ondate di calore e siccità, di ritiro dei ghiacciai alpini, di aumento delle ondate di calore marine e, in parte, di aumento degli eventi estremi di precipitazione.

In questo contesto, ci appare urgente porre questo problema in cima all’agenda politica. E oggi, l’avvicinamento alle prossime elezioni diventa l’occasione per farlo concretamente. Chiediamo dunque con forza ai partiti politici di considerare la lotta alla crisi climatica come la base necessaria per ottenere uno sviluppo equo e sostenibile negli anni a venire; questo dato di realtà risulta oggi imprescindibile, se vogliono davvero proporre una loro visione futura della società con delle possibilità di successo.

In particolare, nella situazione attuale appare urgente porre in essere azioni di adattamento che rendano noi e i nostri territori più resilienti a ondate di calore, siccità, eventi estremi di precipitazione, innalzamento del livello del mare e fenomeni bruschi di varia natura; azioni che non seguano una logica emergenziale ma di pianificazione e programmazione strutturale.

A causa dell’inerzia del clima, i fenomeni che vediamo oggi saranno inevitabili anche in futuro, e dunque dobbiamo gestirli con la messa in sicurezza dei territori e delle attività produttive, investendo con decisione e celerità le risorse peraltro disponibili del PNRR. Allo stesso tempo, dobbiamo anche fare in modo che la situazione non si aggravi ulteriormente e diventi di fatto ingestibile, come avverrebbe negli scenari climatici peggiori. Per questo dobbiamo spingere fortemente sulla riduzione delle nostre emissioni di gas serra, decarbonizzando e rendendo circolare la nostra economia, accelerando il percorso verso una vera transizione energetica ed ecologica.

Come scienziati del clima siamo pronti a fornire il nostro contributo per elaborare soluzioni e azioni concrete che siano scientificamente fondate, praticabili ed efficaci, ma chiediamo con forza alla politica di considerare la crisi climatica come un problema prioritario da affrontare, perché mina alla base tutto il nostro futuro.

Ci auguriamo dunque elaborazioni di programmi politici approfonditi su questi temi e una pronta azione del prossimo governo per la lotta alla crisi climatica e ai suoi impatti“.

Tra i primi firmatari della lettera appello ci sono: il Direttore dell’Istituto di scienze polari, Carlo Barbante; il Vice presidente del Working Group III  dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamenti climatici, Carlo Carraro; il Presidente della Fondazione Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), Antonio Navarra;  lo scienziato del clima Antonello Pasini, il Presidente della SISC, Riccardo Valentini.
Sotto i loro nomi, quelli di autori italiani del sesto Rapporto di valutazione AR6 dell’IPCC.
Quindi tutte le altre firme della comunità scientifica che aderiscono all’appello, ma che può essere firmata anche da semplici cittadini.

Anche il Premio Nobel per la Fisica 2021 Franco Parisi, in una intervista rilasciata a “la Repubblica”, si è dichiarato d’accordo con l’iniziativa.
I politici sempre più spesso hanno uno orizzonte di pochi anni, quelli del loro mandato, non intraprendono azioni di lungo termine i cui risultati rischiano di essere inutili per la rielezione – ha affermato il Premio Nobel – E il clima è uno degli argomenti che ha pagato questa scarsa lungimiranza politica. Però è vero anche che finora gli elettori non si sono fatti molto sentire. Hanno votato anche loro in base ai propri interessi di breve periodo. Dunque la responsabilità è sia dei politici che degli elettori: se questi ultimi non fanno in modo che sia conveniente per i partiti fare una politica climatica, i politici non la attueranno certo in modo spontaneo“.

Foto di copertina: Kevin Snyman su Pixabay

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