6 Dicembre 2022
Arte & Cultura

Io Sono Cultura: l’Italia che produce valore e lavoro

La XII edizione del Rapporto “Io Sono Cultura” di Fondazione Symbola e Unioncamere rileva che il Sistema Produttivo Culturale e Creativo, dopo l’anno disastroso della pandemia torna ad avere un segno positivo, con un incremento del valore aggiunto del 4,2% tra il 2020 ed il 2021, anche se sono lontani i numeri del 2019.

Cultura e bellezza in Italia sono tratti identitari radicati nella società e nell’economia.
Da qui il titolo del RapportoIo Sono Cultura2022, giunto alla XII edizione è stato presentato il 15 settembre 2022 al museo MAXXI di Roma.

Elaborato come di consueto da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con la Regione Marche e l’Istituto per il Credito Sportivo, in partnership con il Centro Studi delle Camere di Commercio “Guglielmo Tagliacarne e la Fondazione Fitzcarraldo, “Io Sono Cultura” 2022 contiene i dati delle industrie culturali e creative italiane che, a due anni e mezzo dallo scoppio della pandemia e in piena fase di ricostruzione e ripartenza, sono tra i settori più strategici per facilitare la ripresa economica e sociale in Italia.

La cultura ha pagato più di altri settori la crisi ma conferma il suo ruolo economico centrale – ha dichiarato Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola L’Italia deve essere del nuovo ‘Bauhaus’ , fortemente voluto dalla Commissione Europea che nasce per rinsaldare i legami tra il mondo della cultura e della creatività e i mondi della produzione, della scienza e della tecnologia orientandoli alla transizione ecologica indicata dal Next Generation EU. Cultura, creatività e bellezza sono la chiave di volta di molti settori produttivi di un’Italia che fa l’Italia e consolidano la missione del nostro Paese orientata alla qualità e all’innovazione: un soft power che attraversa prodotti e territori e rappresenta un prezioso biglietto da visita. Un’infrastruttura necessaria per affrontare le sfide che abbiamo davanti. Se l’Italia produce valore e lavoro puntando sulla cultura e sulla bellezza, favorisce un’economia più a misura d’uomo e, anche per questo, più competitiva e più capace di futuro come affermiamo nel Manifesto di Assisi”.

Il Rapporto Io sono cultura, che anche quest’anno in copertina presenta un volto dell’impresa Fornasetti, brand italiano di arredamento e design, quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale. I numeri dimostrano che il Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC) ovvero tutte quelle attività economiche che producono beni e servizi culturali, ma anche tutte quelle che non producono beni o servizi strettamente culturali, ma che utilizzano la cultura come input per accrescere il valore simbolico dei prodotti, e quindi la loro competitività, è un fonte significativa di posti di lavoro e ricchezza.

Il sistema si articola in 5 macro settori:
– industrie creative (architettura, comunicazione, design);
– industrie culturali propriamente dette (cinema, editoria, videogiochi, software, musica e stampa);
– patrimonio storico-artistico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici);
– performing arts e arti visive (spettacoli dal vivo, letture di testi letterari, illustrazioni con immagini virtuali, ecc.);
– imprese “creative-driven (imprese non direttamente riconducibili al settore ma che impiegano in maniera strutturale professioni culturali e creative, come la manifattura evoluta e l’artigianato artistico).

Sul fronte dei numeri il Rapporto torna rileva che il Sistema Produttivo Culturale e Creativo dopo la crisi degli anni passati torna ad avere un segno positivo, registrando un incremento del valore aggiunto tra il 2020 ed il 2021 del 4,2%. Ma il rimbalzo del 2021 non ha permesso di recuperare il terreno perso e tornare ai livelli pre-pandemici, in particolare per quanto riguarda i settori afferenti alla sfera live. Tra questi, il biennio ormai alle spalle ha evidenziato una notevole contrazione della ricchezza prodotta soprattutto nelle attività dello spettacolo (-21,9%;corrispondente in valori assoluti a -1,2 miliardi di euro) e in quelle dedite alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico (-11,8%; pari a -361 milioni di euro).

“Nel 2021 le imprese culturali e creative sono apparse ancora lontane dai numeri del 2019, anno pre-crisi pandemica: la variazione del valore aggiunto nel biennio è infatti pari al – 4,8%, rispetto al -1,2% a prezzi correnti del totale dell’economia – ha sottolineato Andrea Prete, Presidente di Unioncamere – Sebbene nel 2021 si sia registrato un recupero del +3,6%, questo non ha compensato le perdite del 2020. Il rilancio di questo articolato universo di aziende passa per: una rinnovata attenzione alla sostenibilità, ambientale e sociale; una dimensione sempre più digitale integrata a quella fisica, cosiddetta phygital, dei servizi; una crescente integrazione di settori, canali e contenuti”.

Una sostanziale crescita ha interessato, invece, il settore dei videogiochi e software (+7,6%), come risposta alla aumentata necessità di dotarsi di tecnologie informatiche per ovviare alle restrizioni in atto. Si riscontrano tendenze analoghe sul fronte occupazionale, con le performing arts che scontano maggiormente le criticità del biennio (rilevanti soprattutto nel corso del 2020) per via di una base occupazionale caratterizzata da contratti prevalentemente atipici (-15,6%; -17 mila addetti) e le attività di valorizzazione del patrimonio storico e artistico altrettanto incapaci di contenere le perdite (-14,6%; -9 mila addetti). Significativi anche i cali di performance registrati dall’audiovisivo e musica e dall’editoria. Se il primo si contraddistingue soprattutto per importanti perdite dal punto di vista della generazione della ricchezza (-11,6%; -684 milioni di euro), il secondo spicca per le perdite occupazionali (-5,5%; oltre -11 mila addetti).

Nel complesso, le attività core(industrie culturali e creative)hanno registrato una contrazione del 4,8% in termini di valore aggiunto e dell’1,7% in relazione all’occupazione, mentre le creative driven hanno mostrato maggiore stabilità (-1,7% il valore aggiunto, -1% gli occupati), in linea con quanto osservato negli anni addietro. Tali dinamiche hanno generato perdite significative all’interno del SPCC: tra il 2019 ed il 2021 la ricchezza prodotta è diminuita di oltre 3 miliardi di euro (-3,4%; sensibilmente peggiore di quella mediamente registrata dall’intera economia che si attesta al -1,1%) e le persone occupate sono state oltre 33 mila in meno (-2,3%; -1,5% per l’intera economia).

La foto al 2021 ci restituisce un sistema che, comunque, dà lavoro a 1,5 milioni di persone che producono ricchezza per 88,6 miliardi di euro, di cui 48,6 miliardi (il 54,9%) generati dai settori culturali e creativi (attività core) e altri 40 miliardi (il 45,1%) dai professionisti culturali e creativi attivi (creative – driven). Un sistema formato da 270.318 imprese e 40.100 realtà del terzo settore (11,1% del totale delle organizzazioni attive nel non profit).

Complessivamente le attività culturali e creative sviluppate da soggetti pubblici, privati e del terzo settore attivano valore anche in altri settori dell’economia, in primis turismo, trasporti e manifattura, stimato in 162,9 miliardi di euro nel 2021, facendo arrivare complessivamente l’impatto della cultura e della creatività a 252 miliardi di euro con una incidenza sull’intera economia pari al 15,8%

Guardando ai settori, continua la crescita del settore dei videogame italiano, in ritardo rispetto altri Paesi dove da anni è la principale industria culturale e creativa (192 miliardi di dollari di fatturato nel mondo nel 2021), in particolare nel genere racing dove le aziende italiane rappresentano un’eccellenza mondiale nella produzione di videogiochi di genere. Un caso virtuoso è Hot Wheels Unleashed, game car sviluppato dalla milanese Milestone e che in soli 4 mesi ha venduto un milione di copie. Altro settore in forte crescita è quello del fumetto, protagonista assoluto del mercato del libro italiano: nel 2021 si è registrato un vero e proprio boom, con 11 milioni di copie vendute per un valore a prezzo di copertina di 100,245 milioni di euro. Una crescita del 256% rispetto al 2019. Nel settore del cinema osserviamo due dinamiche differenti per la produzione e la distribuzione. Mentre la prima va a gonfie vele, con una crescente attenzione all’internazionalizzazione e un aumento dell’occupazione (l’impegno delle troupe cinematografiche e televisive nel 2022 passerà, secondo i sindacati, da 1600 a 2300 settimane di riprese annuali) la sovrabbondanza di titoli fa fatica ad arrivare in sala e difficilmente riesce a catturare l’attenzione degli spettatori. Il mancato passaggio in sala e l’arrivo direttamente in tv o sulle piattaforme sta indebolendo il sistema con il risultato che le sale sono vuote (salvo pochi blockbuster americani), aggravando il già pesante fardello imposto loro dalla pandemia.

Per superare queste criticità, il settore da un lato cerca sempre più la via dell’internazionalizzazione, attivando nuove produzioni e collaborazioni a livello globale, dall’altro rilegge la domanda crescente di contenuti culturali e creativi a favore di un maggiore senso di vicinanza e autenticità. Stesso processo di avvicinamento ai pubblici spiega il successo delle radio regionali che vedono crescere gli ascolti grazie alla valorizzazione di musica a km0, oppure il moltiplicarsi di iniziative per la promozione della lettura organizzate da librerie e biblioteche.

Inoltre, sia in termini di valore aggiunto sia di occupazione emerge una chiara differenziazione tra il Nord Italia e il Mezzogiorno. La grande area metropolitana di Milano è al primo posto nelle graduatorie provinciali per incidenza di ricchezza e occupazione prodotte, con il 9,5 e il 9,9%. Roma è seconda per valore aggiunto (8,5%) e quarta per occupazione (7,8%) mentre Torino si colloca terza (8,2%). Seguono, per valore aggiunto Arezzo (7,8%), Trieste (6,9%), Firenze (6,7%), Bologna (6,1%) e Padova (6 %).

Anche in termini di occupazione, la leadership per incidenza dei posti di lavoro sul totale dell’economia è da attribuire a Milano.

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