La XV edizione del Rapporto “Io Sono Cultura” di Fondazione Symbola e Unioncamere rileva che il Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC) italiano nel 2024 ha generato un valore aggiunto di 112,6 miliardi di euro, in crescita del +2,1% sull’anno precedente, con oltre un milione e mezzo di lavoratori impiegati nel settore, pari al 5,8% del totale nazionale, in aumento dell’1,6% rispetto al 2023. Le imprese coinvolte sono quasi 289 mila (+1,8% sul 2023), affiancate da oltre 27.700 organizzazioni no profit attive in ambito culturale. L’impatto complessivo è ancora più ampio: considerando l’indotto, cultura e creatività arrivano a muovere 302,9 miliardi di euro.
Il sistema produttivo culturale italiano dimostra una vitalità sorprendente, sfidando le difficoltà congiunturali attraverso la qualità e la bellezza.
Da qui il titolo del Rapporto“Io Sono Cultura 2025. L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, giunto alla sua XV edizione, erealizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, con la collaborazione del Centro Studi delle Camere di Commercio “Guglielmo Tagliacarne” e dell’Istituto per il Credito Sportivo, la Fondazione Fitzcarraldo e Fornasetti, e con il patrocinio del Ministero della Cultura, che è stato presentato a Genova, con il sostegno del Comune di Genova, Job Centre eFondazione Compagnia di San Paolo.
Cultura e bellezza in Italia sono tratti identitari radicati nella società e nell’economia. Da qui il titolo del rapporto Io sono cultura, e grazie alla loro forte relazione con la manifattura hanno dato vita ad una delle più forti identità produttive del mondo, il made in Italy. Oggi le industrie culturali e creative sono tra i settori più strategici per facilitare la ripresa economica e sociale italiana; non solo perché i dati dell’ultimo decennio dimostrano che parliamo di una fonte significativa di posti di lavoro e ricchezza ma anche perché sono un motore di innovazione per l’intera economia e agiscono come un attivatore della crescita di altri settori, dal turismo a tutti i settori economici che beneficiano del processo di culturalizzazione dell’economia grazie anche all’azione degliEmbedded Creatives, ovvero i professionisti culturali e creativi che operano al di fuori dei settori che costituiscono ilCorecultura. Bellezza e cultura sono parte del DNA italiano e sono alla base delle ricette made in Italy per uscire dalle crisi. Io sono cultura annualmente quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale. I numeri dimostrano che la cultura è uno dei motori della nostra economia; lo studio propone numeri e storie ed è realizzato grazie al contributo di molte personalità di punta nei diversi settori.
La cultura per l’Italia è anche un formidabile attivatore di economia. Una filiera, in cui operano soggetti privati, pubblici e del terzo settore che, nel 2024 è cresciuto dal punto di vista del valore aggiunto (112,6 miliardi di euro, in aumento del +2,1% rispetto all’anno precedente e del +19,2% rispetto al 2021). Una filiera complessa e composita in cui si trovano ad operare quasi 289 mila imprese (in crescita del +1,8% rispetto al 2023) e più di 27.700 mila organizzazioni senza scopo di lucro che si occupano di cultura e creatività (il 7,6% del totale delle organizzazioni non-profit).
Ma il “peso” della cultura e della creatività nel nostro Paese è molto maggiore rispetto al valore aggiunto che deriva dalle sole attività che ne fanno parte. Cultura e creatività, in maniera diretta o indiretta, generano complessivamente un valore aggiunto per circa 302,9 miliardi di euro.
“La forza della nostra economia e del made in Italy deve molto al patrimonio culturale – ha dichiarato Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola– Cultura e creatività, oltre ad arricchire la nostra identità e alimentare la domanda di Italia nel mondo, possono aiutarci ad affrontare insieme le difficili sfide che abbiamo davanti in tutti i campi, a partire dalla crisi climatica. L’Italia, forte di oltre un milione e mezzo di addetti culturali e creativi, può offrire un contributo importante ad una transizione verde e digitale, per arrivare a un’economia più a misura d’uomo e per questo più competitiva e più capace di futuro. Come più volte sottolineato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ‘la cultura non rappresenta un lusso superfluo, ma un autentico asset competitivo’”.
Io Sono Cultura permette di analizzarel’evoluzione della filiera in termini di produzione di ricchezza e creazione di posti di lavoro. Negli ultimi anni, il settore culturale e creativo ha mostrato una ripresa significativa, con una crescita costante in termini di valore aggiunto e di occupazione. Tuttavia,l’andamento non è stato uniforme tra i vari settori: ve ne sono alcuni che hanno registrato incrementi più marcati di altri e settori che hanno subito delle contrazioni. L’analisi dei dati del 2024 evidenzia una trasformazione del panorama culturale e creativo italiano, con una crescente digitalizzazione e una ridefinizione delle dinamiche occupazionali. Il settore che cresce di più in termini di ricchezza prodotta nel corso dell’ultimo anno è quello deiSoftware e videogiochi(+8,0%), seguito dalle attività diComunicazione(+4,4%). Si tratta di settori checrescono anche da un punto di vista occupazionale, registrando in un solo anno un aumento dei lavoratori rispettivamente pari al +2,3% e +5,7%.
LePerforming arts e arti visivehanno registrato una crescita del valore aggiunto del+2,2%nel 2024 e del +34,4% dal 2021, mentre l’occupazione è aumentata del +2,6% nell’ultimo anno e del +9,6% dal 2021. Anche ilPatrimonio storico e artisticomostra segnali di ripresa, con un incremento del valore aggiunto di+1,5%nel 2024 e del +32,0% dal 2021, accompagnato da una crescita dell’occupazione del +7,6% nell’ultimo anno e del +21,1% dal 2021.
L’Audiovisivo e musicaha evidenziato una crescita più contenuta, con un aumento del valore aggiunto del+0,5%nel 2024 e dal +7,2% dal 2021, mentre l’occupazione è cresciuta del +8,1% dal 2021 ma solo del +0,1% nell’ultimo anno, rilevando una sostanziale stabilità del settore.
Il settore dell’Editoria e stampa, pur mantenendo un ruolo centrale nel panorama culturale, ha registrato una crescita più contenuta. Il valore aggiunto raggiunge gli 11 miliardi, in aumento del +6,2% dal 2021, ma con una flessione del-1,5% nell’ultimo anno. I lavoratori del settore sono 196 mila, in crescita del +1,9% nel 2024 e del +3,3% dal 2021, seppur il comparto non sia riuscito a recuperare pienamente le perdite subite negli anni precedenti. Il mercato editoriale italiano, in particolare, appare complessivamente maturo e stabile, mamostra segnali di revisione delle preferenze del pubblico e una forte digitalizzazione, con un crescente peso della narrativa italiana e una rinnovata centralità delle librerie fisiche.
Non tutti i comparti hanno mostrato una dinamica positiva. Il settoreArchitettura e designha registrato una contrazione del valore aggiunto del-6,3%dal 2023, con unariduzione dell’occupazione del -5,5%. Una dinamica influenzata dallafine degli incentivi fiscali nell’edilizia(come Superbonus e altri bonus), che ha causato un brusco calo degli investimenti nel settore edilizio-residenziale nel 2024. Questo rallentamento degli investimentisi riflette naturalmente sul lavoro degli studi di architettura e design e sull’indotto legato alla progettazione e realizzazione di spazi abitativi e commerciali.
C’è poi la componenteEmbedded Creatives, composta da tuttii professionisti culturali e creativi che operano al di fuori dei settori che costituiscono il Core cultura– designer, esperti di comunicazione, storyteller, curatori, art director, artisti, architetti che è strettamente connessa ai processi di culturalizzazione che hanno progressivamente interessato un numero crescente di settori economici: inizialmente quelli del manifatturiero avanzato e, più recentemente, in misura sempre maggiore, quelli dei servizi. Le attività svolte dagliEmbedded Creativeshanno generato nel 2024, come visto, un valore aggiunto che ha superato i 49 miliardi di euro, con una crescita del +2,7% rispetto al 2023 e un’espansione del +17,1% sul 2021, a conferma del rafforzamento strutturale di questo segmento. Il settore in cui gliEmbedded Creativesproducono maggior ricchezza è quello degli “altri servizi alle imprese”: il 22 % del totale e, a conferma del ruolo strategico dei professionisti creativi per l’innovazione trasversale del settore, si segnala una loro crescita del +1,7% annua e del +6,8% nel triennio.

L’analisi territoriale, pur confermando la forte concentrazione di imprese culturali e creative nelle grandi aree metropolitane del Centro e del Nord, e quindi nelle relative regioni, evidenzia in continuità con lo scorso anno, unacrescita del Mezzogiorno superiore alla media nazionalesia con riferimento al valore aggiunto (+4,2% rispetto ad una crescita media nazionale pari a +2,1%) che all’occupazione (+2,9% anziché +1,6%). Spiccano, in particolare, gli incrementi della Calabria (valore aggiunto: +7,5%; occupazione: +4,7%) e della Sardegna (valore aggiunto: +7,5%; occupazione: +6,2%). Tuttavia, rimane ancora ampia la distanza con il resto del Paese, a testimonianza di un potenziale culturale esistente ma ampiamente sottoutilizzato, in un contesto in cui il settore culturale e creativo è sempre più riconosciuto come volano di rigenerazione urbana, coesione sociale e innovazione.
“La crescita del sistema culturale e creativo non può prescindere da un investimento serio sulle persone– ha commentatoAndrea Prete, Presidente di Unioncamere –Le imprese ci dicono che oltre una entrata su due è difficile da reperire, perché servono competenze sempre più ibride: digitali, creative, gestionali.È il grande paradosso italiano: abbiamo un settore che continua a generare valore e occupazione, ma fatica a trovare i profili necessari per competere. La trasformazione digitale, in particolare, sta accelerando la domanda di figure capaci di integrare creatività e tecnologia: dall’uso evoluto dell’intelligenza artificiale alle competenze di data analysis, dalla produzione audiovisiva avanzata alla progettazione di contenuti e servizi digitali. Colmare questo mismatch significa rafforzare orientamento, formazione e politiche attive, mettendo in connessione il mondo della cultura con scuole, università, ITS e nuove professioni. Perché senza le giuste competenze, anche il potenziale creativo del Paese rischia di rimanere inespresso”.
In copertina: Tema e Variazioni n.244di Fornasetti, che ha rinnovato per il 15° anno la sua partnership con Fondazione Symbola dando, ancora una volta, un volto alla copertina del suo rapporto annuale Io sono Cultura. Una scelta che va ben oltre la grafica e l’Art Direction e che trova la sua natura d’essere in una vera e propria comunione d’intenti. Fornasetti, infatti, è un’impresa creativa e un attore culturale che vede radicati in Fondazione Symbola alcuni dei valori più sentiti dall’Atelier, la valorizzazione della cultura e della creatività che, grazie a Io sono Cultura, si riappropriano del giusto merito che spetta loro nel contesto sociale.
