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Incentivi fiscali in edilizia: saldo positivo nel 2021 per 4 miliardi di euro

Il Rapporto del Servizio Studi della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, in collaborazione con il CRESME, fornisce una stima dell’impatto degli incentivi fiscali per il recupero e la ristrutturazione edilizia e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio nel 2021, da cui emerge il saldo per il sistema economico del Paese risulterebbe positivo per quasi 4 miliardi di euro, grazie soprattutto al fatturato delle imprese e alle retribuzioni degli occupati nel settore edile. 

Gli investimenti attivati dagli incentivi fiscali per il recupero edilizio e per la riqualificazione energetica nel 2021, hanno determinatoun saldo positivo per il sistema economico del Paese per quasi 4 miliardi di euro, grazie soprattutto al fatturato delle imprese e alle retribuzioni degli occupati nel settore edile.

Lo rileva ilRapporto“Il recupero  e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio: una stima dell’impatto delle misure di incentivazione”impattodi incentivi in materia di rigenerazione edilizia ed urbana,sull’impatto di incentivi in materia di rigenerazione edilizia ed urbana, predisposto dalServizio Studi – Dipartimento Ambiente della Cameradei Deputati, in collaborazione con ilCRESME(Centro ricerche economiche, sociologiche e di mercato in edilizia), anticipazione a stralcio del Rapporto che sarà presentato nel gennaio 2022.

Fra il 2020 e il 2021, c’è stata un’impennata di riqualificazione del patrimonio edilizio, in particolare residenziale, determinata da:
– Legge di bilancio 2020 che ha promosso l’agevolazione per il decoro delle facciate (alla vista godibili pubblicamente) degli edifici nelle aree centrali degli insediamenti;
– pandemia di Covid-19 e i correlati lockdown ha fatto vivere le abitazioni più intensamente, facendo osservare difetti tecnologici, estetici e distributivi nelle proprie case con maggiore intensità;
– conseguente riduzione dei consumi delle famiglie italiane è aumentata la liquidità disponibile;
– i decreto “Rilancio” che ha introdotto l’aliquota di detrazione del 110% per alcune tipologie di interventi, e la possibilità di cedere i crediti d’imposta;
– il decreto “Semplificazioni” che ha reso più agevoli alcune procedure.

Dall’analisi emerge che nel 2021 sono stati spesi per investimenti incentivati51.242 milioni di euro, su un totale per i lavori di riqualificazione nella sola edilizia residenziale, stimati dal CRESME, a 75 miliardi di euro (25 miliardi oltre il 2020 e 21 miliardi oltre il 2019). Un incremento considerevole rispetto ai periodi precedenti determinato dall’effetto combinato dell’incremento dell’aliquota di detrazione per la componenteSuperbonus(e delbonus facciateintrodotto nel 2020 ma “maturato” nel 2021); dellariduzione delle quote annuali di detrazioneper la componente Superbonus (5 anni); delmeccanismo dello sconto in fatturae dellacessione del credito d’imposta, valido sostanzialmente per tutte le forme di incentivo; dell’aumento dei prezzi derivato dalla crisi della supply chain mondiale, dallosquilibrio interno fra domanda (pressante) e offerta (limitata), dallacomponente speculativa nella filiera.

La valutazione dell’impatto economico, effettuata sulla spesa sostenuta stimata per l’anno 2021 mostra che:
– le agevolazioni sono state utilizzate in2.174.400 interventi sugli immobili;
– ilcosto per lo Stato, dovuto ai minori introiti conseguenti agli incentivi, ammonterebbe a34,2 miliardi di euro in valori correnti;
– ilgettito fiscale e contributivo, in base alla legislazione fiscale vigente, sarebbe pari a19,5 miliardi di euro in valori correnti;
– considerando però che lo Stato incamera i proventi spettanti nell’anno di esecuzione dei lavori, e ripartisce il mancato gettito nell’arco di tempo che va da un minimo di cinque ad un massimo di dieci anni, a seconda del bonus impiegato, l’introduzione nella riflessione di elementi di natura finanziaria ed attuariale, basati sull’attualizzazione dei valori esposti, modifica il saldo determinando unrisultato negativo di 12,2 miliardi di euro;  
– per gliInvestitori (prevalentemente famiglie, anche nel caso di ristrutturazioni dei condomini) il cui risultato“negativo” di circa 16,9 miliardi di euro è conseguente al saldo tra l’investimento effettuato (negativo), le detrazioni fiscali (positive) e il risparmio sulle bollette  energetiche (positivo); ; 
– quello delle Imprese e del fattore lavoroche vantano un saldo positivo di quasi 32 miliardi di  euro, risultato di un (positivo), all’interno del quale sono compresi i compensi e le retribuzioni per gli occupati delle imprese stesse, nonché le imposte e gli oneri sociali sostenuti  dalle imprese e attribuibili agli incentivi fiscali (negativi).

In sintesi, nel quadro degli investimenti attivati dagli incentivi fiscali per il recupero edilizio e per la riqualificazione energetica nel 2021, il saldo per il sistema economico del Paese risulterebbe positivo  per quasi 4 miliardi di euro. 

La stima dell’impatto occupazionaledeterminato dagli investimenti attivati dagli incentivi fiscali nel 2021 hanno generato509 occupatiche, considerando anche gli occupati dell’indottodelle costruzioni, sarebbe pari764.943occupati.

Guardando al soloSuperbonus, l’ultimo rilascio pubblico delle informazioni (31 ottobre 2021) riporta un consuntivo di 57.664 interventi per un ammontare dei lavori di progetto pari a 9,74 miliardi di euro. Pertanto, l’ammontare della detrazione spettante (spesa pubblica) è di 10.715 milioni di euro.

Se si rapporta queste attività allo stock edilizio esistente, nella proiezione a fine 2021, con 11,6 miliardi di spesa pubblica, ilSuperbonus sta intervenendo sullo 0,42% della superficie complessiva degli edifici esistenti residenziali. Inoltre, con 11,6 miliardi di euro di spesa pubblica (sempre nella proiezione al 31 dicembre 2021), ilrisparmio energeticocomplessivo dichiarato, trasformato in tonnellate di petrolio equivalente,risulta pari a 0,20 MTep/anno. L’obiettivo delPNIECera di 0,33 Mtep/annui; pertanto in considerazione del prolungamento del Superbonus già nei prossimi anni, con tutta probabilità si potrebbe arrivare a superare il target.

“Rapportando i costi al risparmio energetico (teorico) guadagnato osserviamo un importo medio elevato per Kwh risparmiato annualmente: 5,3 euro/Kwh per gli interventi sull’involucro edilizio e 2,1 euro/Kwh per gli impianti termici trainanti –si legge nel Rapporto –Se volessimo calcolare così i tempi di ritorno (payback) della spesa pubblica(il 110% del valore degli investimenti) avremmo delle durate che sarebbero insostenibili da parte di qualunque investitore privato: 68 anni per recuperare la spesa degli interventi trainanti sull’involucro e 56 anni per gli interventi (non impianti) trainati sulle singole unità immobiliari. In altri termini: quando il risparmio energetico accumulato negli anni ci permette di recuperare il denaro speso, il nostro involucro edilizio avrà, probabilmente, esaurito la sua vita tecnica utile. Come per gli infissi, le coperture, gli impianti interni alle abitazioni”.

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