Secondo l’indagine ViewPoint di DNV e WBCSD, la maggior parte delle imprese che intraprende un percorso di economia circolare si concentra maggiormente sulle innovazioni di processo e di prodotto per acquisire vantaggi immediati, tralasciando l’offerta di nuovi modelli prodotti e servizi, e si affida a propri schemi di misurazione, anziché avvalersi di un quadro di riferimento e metriche affidabili e consolidate.
Nonostante la sempre maggiore attenzione di opinione pubblica, istituzioni e aziende, tuttavia, il passaggio a modelli di business che prevedano di azzerare i rifiuti sembra progredire con lentezza.
È quanto emerge dal sondaggio ViewPoint “Circular Economy. How are companies transitioning?” (Economia circolare: come stanno cambiando le aziende?) condotto daDNV Business Assurance, uno dei principali Enti di certificazione a livello mondiale e Società di consulenza aziendale, eWBCSD(World Business Council for Sustainable Development), un’organizzazione che riunisce più di 200 tra le principali aziende al mondo, su 793 aziende appartenenti a diversi settori in Europa, Nord America, Centro e Sud America e Asia, tra cui circa un centinaio operano nel settore alimentare.
Le imprese sono soggette a forti pressioni ad essere sostenibili e contribuire alla soluzione dei problemi ambientali e, pertanto, sono costantemente sotto esame da parte di un’ampia gamma di stakeholder diversi. Per poter essere trasparenti, devono essere concrete nei propri impegni ed azioni.La comunicazione riguardante la circolarità deve essere fondata su metriche corrette e tracciabili in tempo reale, onde evitare che sia percepita come greenwashing.
L’attenzione verso l’economia circolare è guidata da fattori tanto interni quanto esterni. Le aziende sono oggetto di crescenti pressioni a diventare più circolari: ilPiano d’Azione per l’Economia Circolaredell’Unione europea indirizza tutti gli aspetti della circolarità, dallaprogettazione del prodottoall’empowerment dei consumatori, fino allagestione dei rifiuti.
L’’indagine ViewPoint – volta a migliorare la comprensione dei livelli di adozione, dei nuovi modelli di business, delle azioni applicate e dei vantaggi ottenuti dalle imprese – suggeriscono un’adesione ancora limitata, nonostante il modello industriale lineare take-make-waste cominci a essere accettato come non più percorribile, a fronte della rapida crescita delle tendenze che lo confermano: incremento della popolazione, risorse sempre più limitate, urbanizzazione dilagante, cambiamenti climatici, crisi idriche e altri trend simili.
“Finora non sembrano avere avuto un impatto significativo sulla rapidità della transizione né le crescenti pressioni da parte degli stakeholder, né quelle normative, come il Piano d’Azione per l’Economia Circolare adottato dalla UE nel marzo 2020-ha spiegato Luca Crisciotti, CEO Supply Chain & Product Assurance di DNV –Soltanto il 5,9% delle aziende ritiene di avere un approccio maturo, mentre l’apporto dell’innovazione ai modelli di business è ancora limitato. Resta quindi ancora molto da fare per raggiungere la situazione di autentica economia circolare necessaria a passare da un modello industriale ‘take-make-waste’ a un modello con un impatto significativo sugli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”.
La survey ha evidenziato che le imprese siconcentrano maggiormente sulle innovazioni di processo e di prodotto, quali il recupero di risorse (30,3%) o l’estensione della vita utile del prodotto (39,6%). Soltanto alcune si sono orientate verso innovazioni più avanzate nei modelli di business, come l’approccio ‘product-as-a-service’(17,6%) e lepiattaforme di sharing(12,5%). Quanto alvantaggio principale, la maggior parte delle aziende sta registrandorisparmi sui costi(57,2%), un dato non sorprendente considerando la focalizzazione sui processi e prodotti esistenti.
Il fatto che soltanto il 24,7% degli intervistati determini il proprio livello iniziale (baseline) di circolarità prima di implementare le iniziative, il 26,7% abbia stabilito obiettivi e target specificie il 19,8% abbia individuato indicatori di performance, rappresenta unostacolo significativoper la transizione:senza metriche appropriate, infatti, identificare le iniziative di successo scalabili e comunicare in maniera trasparente le performance diventa estremamente difficile. Non migliora questo scenario quel 65,6% che utilizza un proprio schema di misurazione,anziché avvalersi di un quadro di riferimentoideato da organizzazioni consolidate come ilWBCSDe laEllen McArthur Foundation(EMF).
La carenza di criteri di misurazione della circolarità e di indicatori delle performance rappresenta un rischio tanto per la capacità delle aziende di comunicare in un modo che ispiri fiducia, quanto per l’offerta di prodotti e servizio per losviluppo di nuovi modelli di business. Muoversi in modo scalabile in questa direzione è essenziale per creare un’autentica economia circolare. Anche se è comprensibile che questa non sia la prima attività, a lungo termine può essere rischioso non progredire, mentre i concorrenti potrebbero già essere al lavoro per cambiare il paradigma competitivo grazie a modelli di business circolari più innovativi.
