Fonti fossili

Gas Flaring: al livello più alto dal 2007

L’ultimo Global Gas Flaring Tracker, il rapporto indipendente sul flaring del gas a livello mondiale della Banca Mondiale, rivela che i volumi globali di flaring del gas sono aumentati nel 2024 rispetto al 2023, raggiungendo il livello più alto dal 2007, e l’intensità del flaring, ovvero la quantità di flaring per barile di petrolio prodotto, è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi 15 anni.

Il Gas Flaring globale è aumentato vertiginosamente per il secondo anno consecutivo, sprecando circa 63 miliardi di dollari in energia dispersa e rallentando gli sforzi per gestire le emissioni e aumentare la sicurezza e l’accesso all’energia.

Lo rileva ilGlobal Gas Flaring TrackerdellaBanca Mondiale, pubblicato il 20 luglio 2025 sulla base dei dati forniti dall’Earth Observation Group(EOG) delPayne Institute for Public Policy, specializzato nell’osservazione notturna di luci e fonti di combustione in tutto il mondo, che conferma come l’intensità del gas flaring, la pratica di bruciare gas naturale durante l’estrazione del petrolio, sia rimasta costantemente elevata negli ultimi 15 anni, raggiungendo i 151 miliardi di metri cubi (bcm) nel 2024, con un aumento di 3 bcm rispetto all’anno precedente,  il livello più alto degli ultimi due decenni. Si stima che siano stateemesse inutilmente 389 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, di cui46 milioni provenienti da metano incombusto, uno dei gas serra più potenti.

Sebbene alcuni paesi abbiano ridotto il gas flaring, i9 paesicon il più alto tasso di flaring continuano a essereresponsabili dei tre quarti del flaring complessivo,ma di meno della metà della produzione petrolifera globale.

“Quando più di un miliardo di persone non hanno ancora accesso a un’energia affidabile e numerosi paesi cercano più fonti di energia per soddisfare la domanda crescente– ha dichiaratoDemetrios Papathanasiou, Direttore globale per l’energia e le attività estrattive della Banca Mondiale –è molto frustrante vedere questa risorsa naturale sprecata“.

Il report sottolinea che i Paesi che hanno aderito all’iniziativa “Zero Routine Flaring by 2030” (ZRF), l’iniziativa che impegna governi e compagnie petrolifere a porre fine al flaring di routine entro il 2030, sostenendo la cooperazione tra tutti gli stakeholder rilevanti affinché possano essere trovate soluzioni al gas flaring attraverso una regolamentazione adeguata, l’applicazione di tecnologie e accordi finanziari, hanno ottenuto risultati significativamente migliori rispetto ai Paesi che non hanno sottoscritto l’impegno. Dal 2012, i Paesi che hanno aderito all’iniziativa ZRF hanno ottenuto una riduzione media del 12% dell’intensità del flaring, mentre quelli che non l’hanno fatto hanno registrato un aumento del 25%.

Per accelerare i progressi, la PartnershipGlobal Flaring and Methane Reduction(GFMR) della Banca Mondiale sostiene progetti di riduzione del metano e del flaring attraverso sovvenzioni catalizzatrici, assistenza tecnica, servizi di consulenza per la riforma di politiche e normative, capacity building e rafforzamento istituzionale. Ad esempio, inUzbekistan, la GFMR ha stanziato 11 milioni di dollari per individuare e riparare le perdite di metano nella rete di trasporto del gas, riducendo le emissioni di metano di 9.000 tonnellate all’anno e potenzialmente raggiungendo le 100.000 tonnellate all’anno.

“Governi e operatori devono dare priorità alla riduzione del flaring, altrimenti questa pratica persisterà– ha sottolineatoZubin Bamji, responsabile della Banca Mondiale per la GFMR Partnership–Le soluzioni esistono. Con politiche efficaci possiamo creare condizioni favorevoli che incentivino i progetti di riduzione del flaring e portino ad azioni sostenibili e scalabili. Dovremmo trasformare questo gas di scarto in un motore di sviluppo economico“. 

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