L’ultimo rapporto sui femminicidi di UN Women e UNODC, pubblicato in occasione della Giornatainternazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre 2024) rivela che il 60% di tutti gli omicidi di donne viene commesso dal partner o da un familiare, evidenzia che a quasi trent’anni dalla Dichiarazione di Pechino, quando 189 Governi hanno fatto un’ampia serie di promesse per sostenere i diritti umani delle donne, molta strada resta ancora da compiere.
A livello globale, 85.000 donne e ragazze sono state uccise intenzionalmente nel 2023. Il 60% di questi omicidi, 51.100, è stato commesso da un partner intimo o da un familiare. I dati mostrano che 140 donne e ragazze muoiono ogni giorno per mano del partner o di un parente stretto, il che significa che una donna o ragazza viene uccisa ogni 10 minuti.

Sono i dati impressionanti che emergono dalRapporto “Feminicides in 2023: Global Estimate of Intimate Partner/Family Member Feminicides”, pubblicato in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne(25 novembre 2024) daUN Women, l’organismo dell’ONU che lavora per favorire il processo di crescita e sviluppo della condizione delle donne e della loro partecipazione pubblica, e UNODC,l’Ufficio delle Nazioni Unite contro Droga e Crimine, che testimoniacome il femminicidio, la forma più estrema di violenza contro donne e ragazze, rimanga diffuso a livello globale.
“La violenza contro le donne e le ragazze non è inevitabile, è prevenibile– ha sottolineato la Direttrice esecutiva di UN Women,Sima Bahous–Abbiamo bisogno di una legislazione solida, di una migliore raccolta dati, di una maggiore responsabilità dei governi, di una cultura di tolleranza zero e di maggiori finanziamenti per le organizzazioni per i diritti delle donne e gli enti istituzionali. Mentre ci avviciniamo al 30° anniversario della Dichiarazione di Pechino e della Piattaforma d’azione al 2025, è tempo che i leader mondiali si uniscano e agiscano con urgenza, rinnovino e canalizzino le risorse necessarie per porre fine a questa crisi una volta per tutte“.

AllaIV Conferenza mondiale dell’ONU sulle donne di Pechino(1995), con unaDichiarazione189 Governi hanno fatto un’ampia serie dipromesse per sostenere i diritti umani delle donne. La relativaPiattaforma d’Azioneindicava gli obiettivi strategici e le iniziative che i Governi e tutti gli attori economici e sociali avrebbero dovuto assumere e realizzare attorno a 3 concetti chiave:
–Genere e differenza: per costruire una parità di opportunità, per costruire uno sviluppo equo e sostenibile è necessario mettere al centro delle politiche la reale condizione di vita delle donne e degli uomini che è disuguale e diversa;
–Empowerment: che significa attribuire potere e responsabilità alle donne che devono accrescere le proprie abilità e competenze, decidere di essere autonome, di avere voce in capitolo nella famiglia, nella società e nella politica;
–Mainstreaming: consiste nell’integrare la prospettiva di genere in tutte le politiche pubbliche e i programmi, affinché nel processo decisionale si esamini come le decisioni possano influenzare uomini e donne in modo diverso.
Oltre alla violenza contro le donne, la Conferenza di Pechino ha affrontato anche la violenza durante i conflitti armati affermando chel’impatto delle violazioni dei diritti umani è avvertito maggiormente dalla popolazione femminile costretta dagli spostamenti forzati a subire tortura o altri trattamenti inumani e degradanti.
Dopo quasi trent’anni da quelle storica Conferenza si deve riconoscere che c’è ancora molta strada da fare per mobilitare tutte le parti interessate affinché adottino misure decisive e urgenti per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere, inclusela fine dell’impunità e la prevenzione di tutte le forme di violenza contro donne e ragazze.
Nel 2023, l’Africa ha registrato i tassi più alti di femminicidio tra partner intimi e familiari, seguita dalle Americhe e poi dall’Oceania.InEuropae nelle Americhe,la maggior parte delle donne è stata uccisa da appartenenti alla sfera domestica(rispettivamente il64%e il 58%),vittime di partner intimi, mentre in Africa e Asia c’è stata una maggiore incidenza di femminicidi da parte dei familiari, riflettendo dinamiche culturali e sociali diverse responsabili di questa discriminazione.

Nonostante i numeri allarmanti, lamancanza di dati coerenti e completicontinua a rappresentare una sfida significativa.Solo 37 Paesi hanno segnalato dati sui femminicidicommessi da partner intimi e familiari nel 2023, in netto calo rispetto ai del 2020. Questa lacuna nei dati ostacola gli sforzi per monitorare le tendenze e far rispettare la responsabilità per questi crimini.
“Il nuovo rapporto sul femminicidio evidenzia l’urgente necessità di sistemi di giustizia penale forti che ritengano responsabili i responsabili, garantendo al contempo un adeguato supporto alle sopravvissute, incluso l’accesso a meccanismi di segnalazione sicuri e trasparenti– ha affermatoGhada Waly, Direttrice esecutiva dell’UNODC –Allo stesso tempo, dobbiamo affrontare e smantellare i pregiudizi di genere, gli squilibri di potere e le norme dannose che perpetuano la violenza contro le donne. Mentre inizia la campagna16 Days of Activismdi quest’anno, dobbiamo agire ora per proteggere la vita delle donne“.
