L’ultimo Global Methane Tracker dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) che monitora, secondo il mandato ricevuto, gli impegni assunti dai Paesi con l’iniziativa lanciata alla COP26 di Glasgow di tagliare le emissioni globali di metano di almeno il 30% rispetto ai livelli del 2020 entro il 2030, rileva che le fuoriuscite del metano nel settore energetico dei combustibili fossili non si arrestano, sebbene alcuni Paesi stiano compiendo progressi e la crisi in corso in Medio Oriente stia ora evidenziando i vantaggi in termini di sicurezza energetica derivanti dalle misure di riduzione.
Con le emissioni di metano provenienti dal settore energetico prossime ai massimi storici, le misure di riduzione collaudate potrebbero rendere disponibili annualmente 200 miliardi di metri cubi di gas naturale.
Lo rileva ilGlobal Methane Tracker 2026che l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha pubblicato il 4 maggio 2026 in occasione unevento internazionale di alto livellodedicato alla riduzione delle emissioni di metano organizzato dalla Presidenza francese di turno del G7, che conferma come nelcorso del 2025 le emissioni di metano derivanti dai combustibili fossili siano rimaste a livelli molto elevati nel 2025, senza alcun segno di diminuzione a livello globale, sebbene alcuni Paesi stiano compiendo progressi e la crisi in corso in Medio Oriente stia ora evidenziando i vantaggi in termini di sicurezza energetica derivanti dalle misure di riduzione.
Il Global Methane Tracker monitora l’attuazione delGlobal Methane Pledge, l’iniziativa lanciata allaCOP26di Glasgow da UE e Stati Uniti a cui hanno aderito 159 Paesi ,oltre all’UE, per tagliare le emissioni globali di metano di almeno il 30% rispetto ai livelli del 2020 entro il 2030, e che costituisce uno strumento essenziale pers ensibilizzare l’opinione pubblica sulle emissioni di metano nel settore energetico e sulle opportunità per ridurle, in un momento in cui le temperature globali hanno raggiunto livelli record per il terzo anno consecutivo.
Negli ultimi anni, molti paesi e aziende hanno annunciato iniziative per ridurre le emissioni di metano nell’ambito degli sforzi volti a limitare il riscaldamento globale a breve termine e a migliorare la qualità dell’aria, con impegni di riduzione del metano che ora riguardano oltre la metà della produzione globale di petrolio e gas. Tuttavia, secondo il rapporto,le emissioni di metano provenienti dal settore energetico si sono stabilizzate vicino ai massimi storici nel 2025, rivelando un ampio divario nell’attuazione di tali iniziative.
Il rapporto rileva comunque che vi èun ampio margine per ulteriori interventi. La disponibilità e la comunicazione dei dati sulle emissioni di metano sono aumentate notevolmente negli ultimi anni, indicando checirca il 70% delle emissioni di metano da combustibili fossili nel 2025 proveniva dai 10 paesi con le maggiori emissioni. Nel frattempo, l’intensità di metano derivante da produzione di petrolio e gas varia notevolmente da paese a paese, con ipaesi più performanti che registrano risultati oltre 100 volte migliori rispetto ai peggiori.
Nel contesto dell’attuale crisi energetica,affrontare il problema del metano potrebbe anche aiutare i paesi a migliorare la sicurezza del mercato del gas, una priorità assoluta dopo la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz, che hasottratto al mercato quasi il 20% dell’offerta globale di gas naturale liquefatto (GNL). Secondo il rapporto, se alcuni paesi con capacità di esportazione di gas inutilizzata e i paesi importatori implementassero misure di riduzione del metano facilmente accessibili nei loro sistemi gasieri,quasi 15 miliardi di m³ di gas potrebbero essere resi disponibili ai mercati in tempi brevissimi. A lungo termine, gli sforzi per ridurre le emissioni di metano derivanti dalle attività di estrazione di petrolio e gas a livello globale potrebberofornire ai mercati quasi 100 m³ di gas all’anno, mentrel’eliminazione del gas flaring non di emergenza potrebbe sbloccarne altri 100 m³.Tali risparmi sarebbero il doppio dei volumi di fornitura interrotti a causa dell’effettiva chiusura dello Stretto.

“Negli ultimi anni, paesi e aziende hanno innalzato le proprie ambizioni in materia di metano, portando la questione in cima all’agenda politica– ha affermatoTim Gould, Capo economista energetico dell’IEA che ha presentato i principali risultati del rapporto all’evento del G7 –Tuttavia, fissare obiettivi di riduzione è solo un primo passo, ed è importante garantire che siano supportati da politiche, piani di attuazione e azioni concrete. Non si tratta solo di una questione climatica: affrontare il problema del metano e del flaring può anche apportare importanti benefici in termini di sicurezza energetica, soprattutto in un momento in cui il mondo è alla ricerca urgente di ulteriori fonti di approvvigionamento a causa dell’attuale crisi”.
Secondo il rapporto,molte soluzioni per ridurre le emissioni di metano sono note ed economicamente vantaggiose. Circa il 70% delle emissioni di metano derivanti dai combustibili fossili – ovvero quasi 85 milioni di tonnellate (Mt) – potrebbe essere ridotto con le tecnologie esistenti, inclusi i tre quarti delle emissioni provenienti da petrolio e gas e circa la metà delle emissioni da carbone. Sulla base dei prezzi medi dell’energia nel 2025, si potrebbero evitare oltre 35 Mt senza costi netti; questa quantità sarebbe ancora maggiore oggi, visti gli elevati livelli dei prezzi registrati negli ultimi mesi.
Uno dei modi più efficaci per ridurre le emissioni di metano, indicato dal rapporto, è l’intervento sulle emissioni derivanti dalle attività a monte, che attualmente rappresentano l’80% delle emissioni di metano provenienti dal settore petrolifero e del gas. Il Canada e l’Unione Europea hanno recentemente introdotto normative rigorose in materia di attività a monte, mentre Brasile, Ghana e Kazakistan sono in procinto di farlo.
Nel frattempo, i dati provenienti da decine di satelliti ora in orbita stanno rafforzando gli sforzi per ridurre le emissioni di metano, e un numero crescente di fornitori può allertare governi e operatori in caso di eventi di emissioni significative nelle loro giurisdizioni. IlGlobal Methane Tracker 2026è accompagnato dal lancio di un nuovo quadro di riferimento, sviluppato in collaborazione con l’Osservatorio internazionale sulle emissioni di metano (IMEO) delle Nazioni Unite, che può aiutare i paesi a rispondere a tali eventi.
IlTracker di quest’anno esamina anche gli sforzi in corso da parte di numerosi paesi che mirano a sviluppare mercati per i combustibili con un’intensità di metano prossima allo zero. Inoltre, lostrumento interattivodell’IEA per i dati sul metano è stato aggiornato per includere un monitoraggio più accurato delle politiche governative e delle compagnie petrolifere nazionali, oltre alle stime regionali e paese per paese delle emissioni di metano legate all’energia.

