Uno studio internazionale coordinato dall’Università di Torino nell’ambito del National Biodiversity Future Center (NBFC) conferma che per l’Effetto Lusso (Luxury Effect) nei quartieri più benestanti c’è molta più biodiversità che in quelli poveri e che l’accesso alla natura non può essere un privilegio per chi se lo può permettere.
L’accesso alla natura nelle città deve essere considerato un diritto e una priorità di giustizia sociale, al pari dei servizi essenziali. Ma le società più povere non dispongono delle risorse economiche necessarie per affrontare l’ingiustizia ambientale rappresentata dall’Effetto Lusso (il grado di correlazione tra biodiversità urbana e status socioeconomico). Identificare i fattori che lo determinano è fondamentale per affrontare l’ingiustizia ambientale e può aiutare a dare priorità a strategie volte a ridurre le disparità in termini di benefici della biodiversità nelle città di tutto il mondo.
Sono le conclusioni di una meta-analisi “Wealth and wildlife in cities: How economic and demographic drivers influence global urban environmental injustice“ (Ricchezza e fauna selvatica nelle città: come i fattori economici e demografici influenzano l’ingiustizia ambientale urbana globale), pubblicata sul numero di novembre 2025 di People and Nature, rivista interdisciplinare open access della British Ecological Society, che si focalizzasulla ricerca dei rapporti tra uomo e natura, e condotta da un team internazionale di ricercatori, coordinati dal Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino nell’ambito del National Biodiversity Future Center (NBFC), il primo Centro Nazionale di ricerca e innovazione dedicato alla biodiversità, finanziato dal MUR attraverso i fondi del NextGenerationEU.
È noto che la biodiversità urbana migliora la qualità della vita degli abitanti delle città, ma i suoi benefici non sono equamente condivisi dalla popolazione urbana. La correlazione positiva tra biodiversità urbana e status socioeconomico all’interno delle città (Effetto Lusso) può quindi essere considerata una misura dell’ingiustizia ambientale. Sebbene comune, questa relazione non è universale, il che indica la necessità di comprenderne i fattori determinanti nel tentativo di sviluppare città più eque. Ciò include l’esame di come i contesti economici e demografici su scale spaziali più ampie siano associati all’Effetto Lusso.
“La biodiversità urbana è un bene fondamentale, ma non è distribuita in modo equo – ha spiegato Irene Regaiolo, Ricercatrice dell’Università di Torino ed autrice principale dello studio – Chi vive in contesti svantaggiati, spesso già colpito da altre forme di disuguaglianza, ha meno accesso a spazi verdi e ai benefici che ne derivano: una vera e propria forma di ingiustizia ambientale”.
I ricercatori hanno analizzato oltre 120 studi condotti in più di 100 città di tutti i continentiscoprendo che il divario di verde è diffuso nelle città di tutti i paesi, ma è più marcato nelle città di paesi con livelli di ricchezza media o sotto la media. Non è stata riscontrata, invece, correlazione tra disuguaglianza di reddito e intensità Lusso a livello cittadino o nazionale.

“Il nostro lavoro mostra come il problema sia più marcato proprio nei Paesi con minori risorse – ha sottolineato Dan Chamberlain, Professore al Dipartimento di Scienze della vita e Biologia dei sistemi dell’Università di Torino, che ha coordinato lo studio – Paradossalmente, dove la natura potrebbe avere un impatto maggiore sulla qualità della vita, essa è distribuita in modo più diseguale”.
Capire le cause di queste disparità è il primo passo per provare a risolverle. Secondo i ricercatori, servono politiche urbanistiche che puntino a distribuire il verde in modo più equo, garantendo spazi di qualità anche nei quartieri meno fortunati. Non basta piantare alberi: bisogna creare aree verdi curate, accessibili, che abbiano davvero un impatto sulla vita quotidiana delle persone. Il messaggio finale dello studio è chiaro: l’accesso alla natura non può essere un privilegio per chi se lo può permettere. Deve diventare un diritto, una priorità nell’agenda delle amministrazioni locali. Perché una città più verde è una città più sana, più vivibile e, in definitiva, più giusta per tutti.
In copertina: foto di Maryan Ivasik su Unsplash
