3 Ottobre 2022
Cambiamenti climatici Clima

Dopo COP23: “Dove siamo, dove vogliamo andare e come ci arriviamo?”

Dopo COP23

Si è chiusa la 23ma Conferenza delle Parti (COP23) della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), che si è svolta a Bonn (6-17 novembre 2017), sotto la Presidenza della Repubblica di Figi, piccolo Stato insulare del Pacifico, assurto a simbolo della vulnerabilità e dei rischi che corrono soprattutto i piccoli Paesi in via di sviluppo per effetto dell’innalzamento del livello del mare correlato al riscaldamento globale.

Sono molto lieto che la COP23 sia stata un tale successo, soprattutto in considerazione della sfida al consenso multilaterale per un’azione decisiva sul clima – ha dichiarato alla Conferenza stampa conclusiva il Primo Ministro Frank Bainimarama – Abbiamo svolto il lavoro che ci è stato affidato, vale a dire anticipare gli orientamenti di attuazione dell’Accordo di Parigi e preparare un’azione più ambiziosa nell’ambito del ‘Talanoa Dialogue’ ”.

Il riferimento è al metodo di facilitazione degli indigeni delle isole Figi per un dialogo empatico e costruttivo per fare il punto sugli impegni presi dalle Parti per raddoppiare gli sforzi a ridurre le emissioni di gas serra e per aumentare gli obiettivi degli attuali impegni nazionali (NDC) che, come sottolineato dal Rapporto “Gas Emissions Report 2017”, presentato dall’UNEP alla vigilia della COP23, non sono in grado di centrare l’obiettivo dei +2 °C, bensì di indirizzare il riscaldamento verso i +3 °C, e forse di più.

C’è stato un clima positivo intorno a noi – ha proseguito Bainimarama – e Figi è rimasto particolarmente colpito dal modo con cui la comunità globale ha abbracciato la nostra idea di una Grande Coalizione per una maggiore ambizione che unisce per un unico obiettivo i Governi nazionali, le Città, la Società civile, il settore privato e donne e uomini comuni di tutto il mondo”.

La scena della COP23 è stata occupata dalle iniziative intraprese dagli Organismi e dalle Agenzie Internazionali, più che dai Capi di Stato, se si eccettua la comparsa congiunta del Presidente francese Emmanuel Macron e della Cancelliera tedesca Angela Merkel, che hanno proposto che il vuoto lasciato dagli Stati Uniti, con la decisione di Trump di uscire dall’Accordo di Parigi, venga occupato dall’Unione Europea.

Peraltro, la delegazione degli USA alla COP23 ha organizzato l’iniziativa “The Role of Clieaner and More Efficient Fossil Fuels and Nuclear Power in Climate Mitigation”su cui l’ex Sindaco di New York Michael Bloomberg che guida la rivolta di oltre 200 tra sindaci, governatori, imprenditori che si impegnano ad intraprendere comunque quelle azioni e misure previste dall’Accordo per mantenere ben al di sotto dei +2 °C il riscaldamento globale entro la fine del secolo, ha lapidariamente commentato: “Promuovere il carbone in un vertice climatico è come promuovere il tabacco in un vertice sul cancro”.

La FAO, per esempio, è riuscita a porre al centro del dibattito il settore dell’agricoltura, sia in termini di insicurezza alimentare per gli effetti dei cambiamenti climatici, come denunciato nell’ultimo “SOFI” sia per essere il secondo più grande emettitore di gas ad effetto serra, dopo il settore energetico.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha svolto un ruolo attivo sottoscrivendo con il Segretariato della UNFCCC il Memorandum of Understanding che garantisce l’inserimento nell’agenda sui cambiamenti climatici della salute pubblica, minacciata dagli eventi meteorologici estremi e dall’inquinamento atmosferico che, oltre a causare milioni di morte all’anno, mettono a repentaglio anche la salute delle future generazioni, come ha testimoniato il Rapporto di “The Lancet”, diffuso nelle scorse settimane.

Tra gli eventi collaterali che si sono svolti durante le due settimane di colloqui, il Comunicato dell’ONU mette in rialto il Rapporto lanciato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IRENA) che rileva come molti Paesi abbiano già adesso obiettivi di energia rinnovabili maggiori di quelli indicati negli impegni nazionali (NDC), testimoniando come l’ambizione per lo sviluppo delle tecnologie energetiche pulite possa essere aumentata con conseguenti vantaggi economici e sociali, oltre che climatici.

L’altro evento che viene messo in risalto è la pubblicazione del Rapporto scientifico pubblicato da Future Earth e Earth League, che mostra i dati inconfutabili degli effetti dei cambiamenti climatici sul sistema Terra e dei rischi connessi all’approssimarsi dei punti di non ritorno.

La COP23 di Bonn si è imbattuta in uno scenario di gravi calamità naturali senza precedenti che colpiscono case, famiglie ed economie in Asia, Caraibi e Americhe, ricordandoci l’urgenza del nostro compito collettivo – ha dichiarato Patricia Espinosa, Direttrice esecutiva dell’UNFCCC – Con l’adozione del ‘Talanoa Dialogue’ abbiamo consegnato una piattaforma di lancio che può portarci alla successiva fase di maggiore ambizione. Ha inoltre avanzato le Linee guida di attuazione dell’Accordo di Parigi in modo che entro il 2018 possa veramente sostenere una cooperazione internazionale ampia e degli sforzi nazionali per realizzare un mondo più sicuro, prospero e migliore per tutti. Ma Bonn 2017 ha sottolineato che il sostegno all’Accordo di Parigi è forte e che il viaggio sul quale il mondo si è imbarcato è un movimento inarrestabile sostenuto da tutti i settori della società, in tutte le parti del globo”.

Nella notte tra il 17 e il 18 novembre i delegati hanno approvato il “Fiji Momentum for Implementation” che contiene le linee di indirizzo per il periodo pre-2020, anno in cui dovranno essere rivisti, alla luce della traiettoria verso l’obiettivo dell’Accordo di Parigi gli impegni nazionali (NDC) , e il Dialogo facilitativo da proseguire alla COP24 che si svolgerà in Polonia (3-14 dicembre 2018), strutturato su tre aspetti fondamentali “Dove siamo, dove vogliamo andare e come ci arriviamo?”(Where are we? Where do we want to go? How do we get there?).

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