18 Settembre 2021
Cambiamenti climatici Cibo e alimentazione Salute Sostenibilità

Fame nel mondo: dopo 10 anni di progressi torna a salire

fame nel mondo torna a salire

Alla vigilia del dibattito generale della 72ma sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (19-20 settembre 2017) sul tema “Focusing on people: striving for peace and a decent life for all on a sustainable planet“, che si concentrerà sulle tematiche dell’attualità internazionale: principali aree di crisi (Libia, Siria, Yemen); governance globalemigrazionisviluppo sostenibile e cambiamenti climaticidiritti umani e dignità umanariforma delle Nazioni Unite, è stato rilasciato “The State of Food Security and Nutrition in the World” (SOFI 2017).

Il Rapporto, curato da 5 Agenzie delle Nazioni Unite (FAOIFADWFPUNICEF,OMS) che per la prima volta si sono unite per una valutazione globale sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione dopo l’adozione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030, che mira a porre fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 come priorità politica a livello internazionale, sottolinea come, dopo una costante diminuzione da oltre un decennio, la fame nel mondo è di nuovo in aumento, colpendo nel 2016 circa 815 milioni di persone, vale a dire l’11% della popolazione mondiale, e molteplici forme di malnutrizione minacciano la salute di milioni di persone in tutto il mondo.

Nel corso degli ultimi dieci anni i conflitti sono aumentati drasticamente e sono diventati più complessi e di difficile risoluzione – affermano i responsabili delle Agenzie (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, il Programma Alimentare Mondiale, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia e ‘l’Organizzazione Mondiale della Sanità) nella loro prefazione comune al Rapporto, facendo notare come alcune delle più alte percentuali di bambini che soffrono la fame e la malnutrizione siano concentrate in zone di conflitto – Questo è un campanello d’allarme che non possiamo permetterci di ignorare: non porremo fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 se non affrontiamo tutti i fattori che minano la sicurezza alimentare e la nutrizione“.

A far aumentare di 38 milioni rispetto al 2015 il numero di persone che soffrono di fame e malnutrizione, oltre ai conflitti in corso, sono gli impatti dei cambiamenti climatici.
I cambiamenti climatici e gli eventi meteorologici estremi possono far aumentare l’insicurezza alimentare in termini di disponibilità e di accesso, attraverso vari canali – si legge al riguardo nel Report – La siccità è un caso particolare, in quanto diminuisce la produttività dell’allevamento e dell’agricoltura, ampliando così il numero di potenziali combattenti e dando origine a ripercussioni più ampie.

Una siccità grave tende a minacciare la sicurezza alimentare locale e ad aggravare in generale le condizioni umanitarie, il che a sua volta può scatenare lo spostamento di gruppi umani su larga scala e creare un terreno fertile per accendere o prolungare conflitti. Il rischio di conflitto è legato agli impatti climatici aumenta dove le persone – in particolare i gruppi discriminati ed emarginati – non dispongono di meccanismi di difesa per evitare gli effetti collaterali sulla loro sicurezza alimentare e sui mezzi di sussistenza di eventi come la siccità .

I cattivi raccolti o la perdita dei pascoli indotti dal clima può significare una drastica riduzione del reddito, e le risorse e il capitale umano limitati possono aggravare la situazione, riducendo la gamma di alternative”.

Il Rapporto fa notare, altresì, che agli inizi del 2017, per diversi mesi, la carestia ha colpito alcune parti del Sud Sudan e c’è il rischio concreto che possa riapparire nel Paese e in altre zone colpite da conflitti, soprattutto nel nord-est della Nigeria, in Somalia e nello Yemen. Anche regioni più pacifiche, ma colpite da siccità o da inondazioni legate in parte al fenomeno meteorologico di El Niño, così come dal rallentamento economico globale, hanno visto deteriorarsi la sicurezza alimentare e la nutrizione.

Nel dettaglio, si contano 520 milioni di indigenti in Asia243 milioni in Africa42 milioni in America latina e nei Caraibi.

Circa 155 milioni bambini di età inferiore ai cinque anni sono sotto sviluppati (troppo bassi per la loro età), mentre 52 milioni soffrono di deperimento cronico, che significa che il loro peso non è adeguato rispetto alla loro altezza. Circa 41 milioni di bambini sono invece in sovrappeso. Preoccupano inoltre, secondo il rapporto, l’anemia delle donne e l’obesità degli adulti.

Queste tendenze sono una conseguenza non solo dei conflitti e dei cambiamenti climatici, ma anche dei grandi mutamenti nelle abitudini alimentari e dei rallentamenti economici.
Questa situazione è il frutto di un vergognoso fallimento dei leader e delle istituzioni internazionali – ha dichiarato Winnie Byanyima, Direttore esecutivo di Oxfam International, Confederazione internazionale di ONG che si dedicano alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo – Il terreno che avevamo faticosamente conquistato in anni di lotta alla fame si può perdere facilmente: oggi ne abbiamo la prova. Centinaia di milioni di persone al mondo soffrono la fame, mentre una manciata di multimiliardari continuano ad accumulare più ricchezza di tutti noi messi insieme. È il paradosso inquietante di fronte al quale ci troviamo“.

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