23 Maggio 2022
Cambiamenti climatici Clima

UNEP: gap preoccupante tra impegni per il clima e tagli necessari

Unep rapporto gap emissioni 2017

Come anticipato, dopo la pubblicazione sulla Situazione della concentrazione in atmosfera nel 2016 dei gas ad effetto serra ad opera dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, è stato pubblicato il 31 ottobre 2017 anche l’altro documento base di discussione per la Conferenza ONU sul Clima (COP23), in programma a Bonn dal 6 al 17 novembre 2017, ovvero l’ “Emissions Gap Report” del Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP).

È dal 2010 che l’UNEP monitora, come richiesto dalle Parti della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), gli impegni politici assunti dai Paesi, analizzando come questi si tradurranno in termini di riduzione delle emissioni al 2030, in riferimento alla traiettoria prevista per raggiungere l’obiettivo concordato.
Ebbene, secondo l’UNEP, sia i Governi che gli attori non statali dovrebbero aumentare di gran lunga la loro ambizione se vogliono garantirsi che gli obiettivi dell’Accordo di Parigi siano soddisfatti.

Dal Rapporto emerge, infatti, che gli attuali impegni nazionali sottoscritti dai Paesi saranno in grado di ridurre solo di un terzo le emissioni al 2030 rispetto a quanto sarebbe necessario per raggiungere gli obiettivi climatici, con l’azione privata e subnazionale, non aumentando ad un tasso che contribuirebbe a chiudere questo preoccupante divario.

L’Accordo di Parigi prevede di limitare il riscaldamento globale a meno di 2 °C, mettendo sul tavolo anche la possibilità di compiere ogni sforzo per limitare il global warming a +1,5 °C. Il conseguimento di tali obiettivi ridurrebbe la probabilità di gravi impatti climatici che in grado di danneggiare la salute umana, i mezzi di sussistenza e le economie di tutto il mondo.

Allo stato delle cose, anche la piena attuazione dei contributi attualmente assunti a livello nazionale (INDC) senza condizioni e condizionamenti rende assai probabile un aumento della temperatura di almeno 3 °C entro il 2100, il che vuol dire che i Governi dovranno fornire impegni molto più forti al momento della loro revisione prevista nel 2020.

Se poi gli USA dovessero dare effettivamente seguito alla loro dichiarata intenzione di lasciare l’Accordo di Parigi nel 2020 il quadro diventerebbe ancora più fosco.

Le emissioni di CO2 sono rimaste stabili dal 2014, trainate in parte da energie rinnovabili, in particolare in Cina e India. Ciò ha suscitato speranze che le emissioni avessero raggiunto il picco, per poi scendere verso una traiettoria climatica di successo entro il 2020. Tuttavia, il Rapporto avverte che altri gas a effetto serra, come il metano, stanno ancora aumentando e la crescita economica potrebbe facilmente far impennare verso l’alto le emissioni di CO2.

L’UNEP ritiene che gli attuali impegni di Parigi potrebbero far raggiungere le emissioni al 2030 tra le 11 e le 13,5 gigatonnellate equivalenti di anidride carbonica (GtCO2e) in più di quanto è necessario per rimanere sul percorso meno costoso per raggiungere l’obiettivo di +2 °C (una gigatonnellata è approssimativamente equivalente a un anno di emissioni nei trasporti nell’UE, compresi quelli aerei).

Secondo nuovi studi disponibili, nel caso dell’obiettivo di +1,5 °C, il divario sarebbe tra 16 e 19 GtCO2e in più rispetto a precedenti stime.

Nel Rapporto vengono presentate anche indicazioni pratiche per ridurre le emissioni attraverso azioni di mitigazione in rapida espansione, basate sulle opzioni esistenti nei settori dell’agricoltura, dell’edilizia, dell’energia, della silvicoltura, dell’industria e dei trasporti. Aumentare gli investimenti tecnologici in questi settori, con un costo di 100 dollari per tonnellata di CO2 evitata o anche meno, si potrebbero risparmiare fino a 36 Gt di CO2 eq. l’anno entro il 2030.

Potrebbero contribuire a ridurre in modo efficace altri forzanti climatici strumenti come l’emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal per gli idrofluorocarburi (HFC) e altri inquinanti climatici di breve durata, come il carbonio nero (black carbon).
Un anno dopo l’entrata in vigore dell’accordo di Parigi, ci troviamo ancora in una situazione in cui non stiamo facendo abbastanza per salvare centinaia di milioni di persone da uno squallido futuro – ha dichiarato Erik Solheim, Direttore esecutivo dell’UNEP – Questo è inaccettabile. Se investiamo nelle giuste tecnologie, assicurando che venga coinvolto il settore privato, possiamo ancora soddisfare le promesse fatte ai nostri figli di proteggere il loro futuro. Ma dobbiamo lavorare al caso ora“.

Tra i passi principali da intraprendere ci sono pure la dismissione graduale delle centrali a carbone esistenti, garantendo un’attenta gestione di questioni quali l’occupazione, gli interessi degli investitori e la stabilità della rete, e la rimozione della CO2 atmosferica attraverso operazioni di piantumazione, rimboschimento, gestione forestale, ripristino delle terre degradate e aumento del sequestro del carbonio del suolo.

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