Sostenibilità

Diritto a riparazione: scatta obbligo per elettrodomestici e AEE

La Direttiva UE sul diritto alla riparazione obbliga i produttori a riparare, anche fuori dal periodo di garanzia, un bene rotto o difettoso ma tecnicamente riparabile, anche per contrastare l’obsolescenza programmata. In Italia, il termine fissato del 31 luglio 2026 per il recepimento della Direttiva slitterà perché il Governo ha trasmesso lo schema di decreto legislativo il 9 luglio alle Camere che si esprimeranno entro il 18 agosto.

Oggi (31 luglio 2026) scatta ilDiritto alla riparazione, misura prevista dallaDirettiva UE/2024/1799perconsentire che un numero maggiore di prodotti sia riparato e che i consumatori dispongano di opzioni più facili e meno costose per riparare prodotti tecnicamente riparabili.

L’ambito di applicazione è limitato attualmente a determinate categorie di prodotti:
Lavatrici e lavasciuga domestiche;
– Lavastoviglie domestiche;
Frigoriferi;
Display elettronici;
Attrezzature per saldatura;
Aspirapolveri;
Server e prodotti per l’archiviazione dati;
Telefoni cellulari, telefoni cordless e tablet;
– Asciugatrici domestiche;
Prodotti contenenti batterie per veicoli leggeri.

Una mappa di come funzionano i diritti di riparazione nell’UE nella vita reale, dalle regole di preventivazione alle finestre di supporto per i pezzi di ricambio, realizzata per rendere immediatamente comprensibili le tempistiche di riparazione, i requisiti di consegna e i meccanismi di preventivazione trasparenti (Fonte: Intelligent Living).

Ildiritto alla riparazione si applica generalmente direttamente tra il consumatore e il produttore. Per iprodotti esteri, tali obblighi si trasferiscono al rappresentante autorizzato del produttore nell’UE o, in mancanza di tale rappresentante, all’importatore.

Ladurata del diritto alla riparazioneè determinata dai requisiti specifici di ecodesign dell’UE per la rispettiva categoria di prodotti. Ad esempio, per le lavatrici domestiche e per alcuni pezzi di ricambio come motori o pompe è previsto un periodo di10 anni.

I venditori devonofornireal consumatore nuove informazioni sulla possibilità di scegliere tra riparazione e sostituzione e che,in caso di riparazione, la garanzia viene estesa di un anno.

Rispetto al passato, la novità più importante è costituita dall’obbligoper i produttoridi riparare un dispositivo anche se è terminato il periodo di garanzia, qualora tecnicamente possibile. Al consumatore deve essere fornito un modulo prima della conclusione del contratto contenente informazioni sulla possibilità di scegliere suitempi necessarie sullaspesa prevista che dovrebbe essere ragionevole, ossia fissata in modo tale che iconsumatori non siano intenzionalmente dissuasi dal beneficiare dell’obbligo di riparazione imposto ai fabbricanti, salva la possibilità diaddebitare i costi di un eventuale servizio di diagnostica, dei quali il consumatore deve essere previamente informato.

La necessità di un tale contratto e la pressione concorrenziale esercitata da altri riparatori dovrebberoincoraggiare i fabbricanti che hanno l’obbligo di riparazione a mantenere prezzi accettabili per i consumatori.

Le nuove norme sono volte ad estendere il ciclo di vita dei prodotti e a ridurre l’impatto ambientale, contrastando anche le pratiche industriali che accorciano artificialmente la durata dei dispositivi (obsolescenza programmata): “i produttori non dovrebbero utilizzare clausole contrattuali o tecnologie basate su hardware o software che impediscano la riparazione di beni per i quali esistono specifiche di riparabilità”.

Attualmente il diritto alla riparazione inItaliaesiste solo inbozza, regolato dalloschema di decreto legislativo di recepimento della Direttiva UE/2024/1799, trasmesso il 9 luglio 2026 dal Governo alle Camere che dovranno esprimersi entro il 18 agosto 2026.

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