Un nuovo studio, condotto da ricercatori della Medical Research Council (MRC) – Epidemiology Unit presso l’Università di Cambridge, corrobora la tesi che la dieta incentrata su cibi sani di origine vegetale può ridurre il rischio di diabete di tipo 2 e al contempo le emissioni di gas serra.
L’adesione alla dieta della salute planetaria (PHD) comporta una riduzione del diabete di tipo 2 (T2D) e delle emissioni di gas serra correlate alla dieta.
È il risultato delloStudio, pubblicato il 16 settembre 2025 sulla rivista open accessPLOS Medicinee condotto da ricercatori dellaMedical Research Council(MRC) –Epidemiology Unitpresso l’Università di Cambridge, che ha analizzato i dati nutrizionali di oltre23.000 persone nel Regno Unito, raccolti in tre momenti diversi nell’arco di 20 anni, scoprendo che coloro che avevano una dieta più aderente alladieta della salute planetaria (PHD), quale promossa dalla Commissione EAT-Lancet che prevede un apporto calorico ottimale e che consiste principalmente in una varietà di alimenti origine vegetale e di piccole quantità di quelli di origine animale e altamente trasformati e ricchi di zuccheri, presentavano un’incidenza deldiabete di tipo 2(la forma più comune di diabete)inferiore del 32%rispetto a coloro che se ne erano maggiormente allontanati, ed unariduzione del 18% di emissioni di CO2 correlata alla dieta.
Alla luce dell’aumento dei tassi di diabete in tutto il mondo e dell’accelerazione delle crisi climatiche, sono urgentemente necessari interventi con benefici multiformi. La ricerca in questione fornisce prove preziose che sottolineano come modelli alimentari che privilegiano alimenti di origine vegetale non solo favoriscano la salute metabolica, ma anche il raggiungimento degli obiettivi globali di sostenibilità.
“La motivazione per questo studio era quella di affrontare le limitate prove riguardanti l’associazione tra la dieta planetaria e l’incidenza del diabete di tipo 2 e sulle emissioni di gas serra nella popolazione europea– ha affermato il Dott.Solomon Sowah, autoreprincipale dello studio –Abbiamo scoperto che la dieta planetaria, contenente maggiori quantità di cereali integrali, frutta e verdura e minori quantità di carne rossa e lavorata e bevande zuccherate, era associata a una minore incidenza del diabete di tipo 2 e a minori emissioni di gas serra legate alla dieta“.
La dieta per la salute planetaria (PHD) è stata proposta come indice alimentare con potenziali benefici per la salute umana e planetaria, ma finora le prove sulla sua associazione con l’incidenza del T2D e le emissioni di gas serra (GHG) erano limitate.
I fondamenti meccanicistici che spiegano la riduzione del rischio di diabete attraverso l’aderenza alla dieta PHD risiedono probabilmente nell’elevato contenuto di fibre, antiossidanti e polifenoli derivati da alimenti vegetali, abbinato alla riduzione al minimo dei componenti pro-infiammatori presenti nelle carni rosse e lavorate. Questi componenti nutrizionalimigliorano la sensibilità all’insulina,modulano il microbiotaintestinaleeriducono l’infiammazione sistemica, tutti fattori critici nella patogenesi del T2D.

I ricercatori riconoscono che, sebbene lo studio non dimostri un nesso causale diretto tra la PHD e T2D, tuttavia l’ampia dimensione del campione, i dati longitudinali e il rigoroso aggiustamento per i fattori confondenti rafforzano sostanzialmente la base di evidenze.
I fondamenti meccanicistici che spiegano la riduzione del rischio di diabete attraverso l’aderenza alla dieta PHD risiedono probabilmente nell’elevato contenuto di fibre, antiossidanti e polifenoli derivati da alimenti vegetali, abbinato alla riduzione al minimo dei componenti pro-infiammatori presenti nelle carni rosse e lavorate. Questi componenti nutrizionalimigliorano la sensibilità all’insulina,modulano il microbiotaintestinaleeriducono l’infiammazione sistemica, tutti fattori critici nella patogenesi del T2D.
Inoltre, la metodologia utilizzata fornisce le basi per la ricerca futura che intreccia epidemiologia e parametri ambientali, sottolineando il concetto di “salute planetaria” come una lente olistica attraverso la quale la salute umana e gli ecosistemi sono interdipendenti (One Health), superando la tradizionale epidemiologia nutrizionale che i concentra sulla nutrizione umana, separandola da altri fattori.

“Questi risultati supportano il potenziale della dieta per la salute planetaria nel contribuire in modo significativo alla prevenzione del diabete di tipo 2. Inoltre, seguire una dieta per la salute planetaria è anche associato a un minore impatto ambientale– ha sottolineatoNita Forouhi, Professoressa di Salute della Popolazione e Nutrizione, responsabile del Programma epidemiologico nutrizionale del MRC presso l’Università di Cambridge, e autrice senior dello studio –Si tratta quindi di una soluzione vincente per contribuire potenzialmente a migliorare la salute umana e planetaria. Sarà necessario l’intervento di tutti gli attori, compresi i singoli individui e i responsabili politici, per consentire un consumo alimentare in linea con questo approccio dietetico”.
