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Danno ambientale: 156 le istruttorie concluse nel 2021-2022

È stata pubblicata dall’ISPRA la III edizione del Rapporto “Il danno ambientale in Italia: attività del SNPA e quadro delle azioni 2021-2022″, per rispondere a situazioni di possibile danno ambientale o minaccia di danno tra quelle individuate, in ambito giudiziario o segnalate in quello amministrativo, da operatori, cittadini, enti locali e regionali, che delinea le diverse fasi di indagine e fornisce dettagli sulle richieste ministeriali di approfondimento tecnico-scientifico.

Nel periodo 2021-2022 sono state 156 le istruttorie portate a termine sul danno ambientale, riferite ad incarichi pervenuti dal Ministero sia nel medesimo biennio che in anni precedenti, di cui  125 di “tipologia A” che riguardano i procedimenti penali in fase preliminare e 31 di “tipologia B” finalizzate a definire le richieste di riparazione (o prevenzione), che hanno avuto tra le principali cause o fonti di impatto ambientale: sversamento, abbandono, interramento rifiuti solidi sul o nel suolo o in mare; scavi, sbancamenti, ripascimenti; scarichi o sversamento di rifiuti liquidi reflui nel suolo o sottosuolo, in mare o nelle acque superficiali; omissione di interventi di contenimento e controllo degli inquinanti al suolo; emissioni in atmosfera; abbattimento di specie vegetali o animali; costruzioni e coperture.

Sono alcuni degli elementi contenuti nelRapporto 2023Il danno ambientale in Italia: attività del SNPA e quadro delle azioni 2021-2022”, pubblicato dall’ISPRA, che fornisce una panoramica chiara e completa del sistema di valutazione dei danni ambientali in Italia, in un’ottica di tutela dell’ambiente sempre più organizzata ed efficace.

Il terzo Rapporto ISPRA sul danno ambientale in Italia, riferito al periodo 2021-2022, rappresenta, prima di tutto, un importante momento di bilancio e di riflessione sul futuro nell’ambito del percorso che, negli ultimi anni, il nostro Paese ha intrapreso in materia di danno ambientale– ha affermatoMaria Siclari, Direttore generale dell’ISPRA –Se si considera il periodo che ha inizio nel 2017 (istituzione del SNPA), seguendo il racconto che si snoda attraverso il primo Rapporto del 2019, il secondo Rapporto del 2021 e il presente Rapporto, emerge, con grande evidenza, uno scenario caratterizzato da un forte dinamismo sia sul piano tecnico/scientifico, sia sul piano gestionale. In materia di danno ambientale si è assistito, negli ultimi 6-7 anni, specialmente grazie al lavoro di sistema svolto dal SNPA, a un inedito sviluppo delle procedure, degli assetti organizzativi e delle metodologie nel cui ambito si svolge l’attività istruttoria di valutazione. Tale sviluppo, che ha visto momenti fondamentali nell’istituzione delle Reti SNPA del danno ambientale, nell’adozione delle procedure SNPA per le istruttorie tecniche, nell’elaborazione della Linea Guida SNPA sui metodi di accertamento del danno ambientale e nell’azione di formazione e divulgazione al pubblico, ha concorso a portare in una nuova dimensione gli input e gli output dell’attività di valutazione in questo complesso settore”.

A dare una definizione comune di danno ambientale in Europa è intervenuta laDirettiva 2004/35/CE che ha introdotto una disciplina unica in tema di responsabilità e riparazione:mutamento negativo o deterioramento misurabile provocato dall’uomo, ai suoli, alle specie, agli habitat e alle aree protette, alle acque superficiali (fiumi, laghi, mare) e sotterranee.

Nel biennio 2021-2022, nell’ambito del lavoro svolto dal SNPA per fornire il supporto tecnico richiesto al Ministero dell’Ambiente finalizzato sono state portate a termine 156 istruttorie riferite ad incarichi pervenuti sia nel medesimo biennio che in anni precedenti, di cui125 di “tipologia A”che riguardano i procedimenti penali in fase preliminare e31 di “tipologia B”finalizzate a definire le richieste di riparazione (o prevenzione):27 nuovi casihanno riguardato in maniera prioritaria i casi oggetto diprocedimenti amministrativi(18 casi) rispetto ai casi la cui la valutazione è stata destinata al supporto inprocedimenti giudiziari(9 casi). Ilminor numero di istruttorie per i casi giudiziaririspetto agli anni passati (39 nel 2017-2018 e 17 nel 2019-2020) è legato ad una sostanziale diminuzione degli incarichi ministeriali riguardanti questo tipo di procedure.

Sulla base dell’esperienza maturata nel lavoro istruttorio, sono individuabili le seguenti categorie di attività:
impianti industriali: impianti tecnologici o di servizio dell’industria chimica, petrolchimica, siderurgica, per la produzione di energia, ecc., nella maggior parte dei casi soggetti ad autorizzazione integrata ambientale o aventi elevate capacità produttive a livello nazionale;
impianti di gestione rifiuti: discariche e impianti autorizzati a svolgere attività di trattamento, recupero o smaltimento dei rifiuti;
impianti di depurazione: impianti comunali di trattamento di acque reflue urbane o impianti consortili di trattamento di acque reflue urbane o industriali;
discariche abusive: siti oggetto di smaltimento di rifiuti tramite deposito o interramento incontrollato e non autorizzato;
rete/infrastrutture idriche/fognarie: attività di gestione di reti di approvvigionamento e distribuzione dell’acqua, di reti di raccolta delle acque reflue, di opere di derivazione, rilascio o sbarramento idrico per altri scopi;
cantiere edile/infrastrutture: siti interessati da attività di costruzione di opere pubbliche o private; – attività estrattive: siti interessati da attività autorizzate di escavazione ed estrazione di materiale minerario;
– traffico di rifiuti: attività illecite organizzate di trasporto, raccolta e gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti;
– altre attività: attività non ricomprese nelle categorie precedenti come piccole/medie imprese, attività ricreative, fornitura di servizi, aree private, o azioni commesse da privati cittadini.

Oltre al tipo di attività, nei casi istruiti è stato possibile identificare le principali cause o fonti di impatto, ossia i comportamenti o gli eventi, in grado di determinare degli effetti negativi sull’ambiente, che sono stati oggetto di denunce dirette al Ministero o che sono oggetto di contestazione nei dibattimenti penali e nei contenziosi civili. Sulla base dell’esperienza maturata nel lavoro istruttorio, sono individuabili come categorie di cause/fonti di impatto:
sversamento / abbandono / interramento rifiuti solidi sul o nel suolo (A) o in mare (B);
scavi/sbancamenti/ripascimenti(C);
scarichi/sversamento di rifiuti liquidi/reflui nel suolo/sottosuolo (D), in mare (E) o nelle acque superficiali (F);
– omissione di interventi di contenimento e controllo degli inquinanti al suolo (G);
 –emissioni in atmosfera (H);
abbattimento specie vegetali/animali (I);
costruzioni/coperture(J);
 – altro (K).

Il Rapporto, infine, sottolinea che In diversi casi istruiti nel biennio 2021-2022 sono state rilevate “criticità ambientali” e il Ministero ha prodotto una serie di azioni di impulso nei confronti di Enti locali e di controllo, per avviare la realizzazione di interventi concreti per l’eliminazione di tali criticità. Queste criticità sono diversificate e legate alle specifiche situazioni oggetto dei diversi casi, ma è interessante notare che l’azione ministeriale rappresenta sempre unmodo per attenzionare situazioni a livello locale e per dare uno stimolo agli Enti competenti ad agire ai fini di una risoluzione. Questo è dimostrato anche dalla risposta degli Enti che, in alcuni casi, aggiornano il Ministero sulla situazione, comunicano la sua risoluzione già attuata o da attuare in futuro.

Questo tipo diazionerappresenta, anche in prospettiva, unostrumento utile di tutela ambientale, in considerazione del fatto l’attuazione delle azioni degli Enti locali può essere resa più tempestiva con un intervento statale del tipo descritto. La brevità dei tempi nell’azione rappresenta un elemento fondamentale per la tutela dell’ambiente, in considerazione dei mutamenti che avvengono in tutte le risorse naturali con il passare del tempo

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