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Corruzione: “Italia sotto mazzetta”

Libera, l’Associazione di promozione sociale co-presieduta da don Luigi Ciotti, in occasione della Giornata Internazionale contro la Corruzione (9 dicembre) ha diffuso il Dossier sul fenomeno della corruzione in Italia, frutto di una ricerca avente come fonte le notizie di stampa dal 1° gennaio al 1° dicembre 2025, da cui emerge che rispetto allo scorso anno il fenomeno è raddoppiato.

In vista dellaGiornata Internazionale contro la Corruzione(9 dicembre), designata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2003 in concomitanza con l’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione (UNCAC),Libera, la rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie, gruppi scout, coinvolti in un impegno “contro” le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta, ha diffuso ilDossier“Italia sotto mazzetta”, che censisce leinchieste sulla corruzionedal 1°gennaio al 1° dicembre 2025 sulla base delle notizie di stampa.

Secondo Libera, sono96 le inchieste su corruzione e concussione, circa8 inchieste al mese(erano48 nel 2024) attivate da 49 Procure in 16 regioni italiane. Complessivamente sono1028 le persone(lo scorso anno erano588) che sono indagate per reati che spaziano dalla corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio al voto di scambio politico-mafioso, dalla turbativa d’asta all’estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Dall’analisi delle inchieste, ancora in corso e dunque senza un accertamento definitivo di responsabilità individuali, emerge unacorruzione “solidamente” regolata, spesso ancora sistemica e organizzata, dove a seconda dei contesti il ruolo di garante del rispetto delle “regole del gioco” è ricoperto da attori diversi: l’alto dirigente oppure il faccendiere ben introdotto, il “boss dell’ente pubblico” o l’imprenditore dai contatti trasversali, il boss mafioso o il “politico d’affari”. Sono ben 53 i politici indagati (Sindaci, Consiglieri regionali, comunali, assessori) pari al5,5% del totale delle persone indagate. Di questi24 sono Sindaci, quasi la metà. Ilmaggior numero di politici indagatiriguarda laCampaniaePugliacon 13 politici, seguita daSiciliacon 8 eLombardiacon 6.

“Si tratta di un quadro sicuramente parziale, per quanto significativo, di una realtà più ampia sfuggente– commenta Libera –Oggi il ricorso alla corruzione sembra diventare sempre più una componente ‘normale’ e accettabile della carriera politica e imprenditoriale. Una strategia spesso vincente, che avvantaggiando i disonesti induce una ‘selezione dei peggiori’ e per questa via degrada in modo invisibile la qualità della vita quotidiana, dei servizi pubblici, della pratica democratica. Questo processo di ‘normalizzazione’, infatti, fornisce agli occhi di molti una rappresentazione della corruzione come elemento ordinario e giustificabile, quasi una componente strutturale della nostra società e della nostra cultura. Ne scaturisce una rassegnazione che finisce per pervadere tanto la sfera privata che quella pubblica, portando troppi cittadini a considerare la corruzione e le mafie siano come fenomeni invincibili, quando non è affatto così. Essi prosperano però nell’indifferenza, nel disincanto, nella complicità di una parte della società”.

Più in dettaglio, dalla ricerca diLibera si evince che le regioni meridionali, isole comprese, “primeggiano” con 48 indagini in totale, seguite da quelle del Centro(25)e dal Nord(23). Prima in questa triste classifica laCampania con 18 inchieste, seguita dal Lazio con12,Sicilia con11. LaLombardiacon10inchieste è laprima regione del Nord Italia.

Se si prende in considerazione ilnumero delle persone indagate la classifica cambia. RimaneprimalaCampaniaconben 219 persone indagate, segue laCalabriacon141persone indagate, terza laPugliacon110persone, a seguire laSiciliacon98persone indagate. Prima regione del Nord Italia laLiguriacon82persone, seguita dalPiemontecon80persone indagate.

La mappa dell’inchieste e il numero degli indagati, per i quali naturalmentevale una presunzione di non colpevolezza, è frutto di una ricerca avente come fonte: lanci di agenzie; articoli su quotidiani nazionali e locali; rassegne stampe istituzionali; comunicati delle Procure della Repubblica e delle Forze dell’ordine.

“I dati che presentiamo ci parlano con chiarezza: la corruzione in Italia non è affatto un’anomalia, bensì un sistema che si manifesta in mille forme diverse, adattandosi ai contesti, riflettendo l’impiego di tecniche sempre più sofisticate– ha commentatoFrancesca Rispoli,co-Presidente nazionale diLibera–Da quelle più ‘classiche’ (la mazzetta, l’appalto truccato, il concorso pilotato) fino a quelle ormai pressoché legalizzate, frutto di una vera e propria cattura dello Stato da parte di un’élite impunita: leggi e regole scritte su misura per i potenti di turno, conflitti di interesse tollerati, relazioni opache tra decisori pubblici e portatori di soverchianti interessi privati. La questione va molto al di là delle singole responsabilità individuali. Sono all’opera meccanismi che, se non svelati e contrastati, rischiano di consolidare un sistema di potere sempre più irresponsabile. Non basta invocare pene più severe, o attendere l’ennesima inchiesta giudiziaria, spesso destinata ad arenarsi in un nulla di fatto: occorre rinnovare un patto forte e lungimirante tra istituzioni responsabili e cittadinanza attiva. Da un lato, le istituzioni pubbliche consolidino i presidi di prevenzione e si dotino di strumenti efficaci di contrasto della corruzione, anziché delegittimarli e indebolirli come si è fatto negli ultimi anni. Dall’altro, la cittadinanza deve potenziare la capacità di far sentire la propria voce, investendo in una crescita della cultura della segnalazione, del monitoraggio civico, dell’impegno condiviso nel difendere i beni comuni e l’interesse pubblico. Si tratta di un percorso lungo ma necessario, che va a scalfire abitudini radicate, convenienze consolidate, disincanto diffuso. La corruzione sistemica e la cattura dello Stato da parte delle cricche di corrotti non sono affatto un destino. Piuttosto, sono il risultato di scelte interessate, connivenze, omissioni. È ancora possibile per istituzioni e cittadini scegliere di stare dalla stessa parte, investire a livello politico e culturale nell’affermazione dei valori alternativi di integrità, trasparenza e giustizia sociale possono, e così costruire insieme uno Stato che non sia preda di pochi, ma bene comune di tutti”.

Di fronte all’avanzare silenzioso dei fenomeni di corruzione, ai devastanti costi sociali, politici, economici e ambientali, alla negazione di diritti fondamentali che essa genera, sottolinea Libera, si è assistitonegli ultimi anni a un progressivo depotenziamento dei principali presidi anticorruzione– repressivi e preventivi – faticosamente edificati nel tempo.

Per animare il dibattito pubblico con l’obiettivo di riscrivere l’agenda in tema di lotta alle mafie e corruzione, Libera attraverso la piattaforma “Fame di verità e giustizia” propone di:
–approvare una regolazione generale e stringente delle situazioni di conflitto di interesse, vero brodo di coltura della corruzione, ancora più necessaria e urgente dopo l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio;
–introdurre una regolazione stringente dell’attività di lobbying, favorendo la massima riconoscibilità, trasparenza e “certificazione” degli attori privati e pubblici coinvolti nella cruciale fase di interscambio tra decisori pubblici e portatori di istanze private;
–rafforzare i meccanismi di controllo dei finanziamenti privati ad associazioni e fondazioni politiche nonché alle campagne elettorali, introducendo un registro elettronico contenente le informazioni sui fondi impiegati e rafforzando poteri e risorse a disposizione della commissione di controllo;
–contribuire all’istituzione di corsi trasversali di sensibilizzazione e formazione avanzata in tema di etica pubblica e lotta alla corruzionenelle sedi universitarie e presso gli ordini professionali, in modo da favorire trasversalmente il maturare di consapevoli barriere morali all’illecito nella futura classe dirigente;
–promuovere un’effettiva e fruibile trasparenza amministrativa,intesa non in senso burocratico, ma secondo lo spirito della legge che fa riferimento a “accessibilità totale delle informazioni” da parte della cittadinanza, chiamata a organizzarsi nelle forme delle comunità monitoranti;
–favorire la pratica del whistleblowing[Ndr: alla lettera “soffiare il fischietto” chenon trova equivalenti termini in italiano che rendano il concetto: si tratta di un individuo che denuncia, per il bene pubblico, comportamenti illeciti che avvengono nel luogo in cui lavora] del settore pubblico e in quello privato.

Ricordiamo che nell’ultimoRapporto sull’Indice di Percezione(CPI)cheTransparency Internationalpubblica ogni anno in febbraio, l’Italia si è classificata al 52° postoperdendo 10 posizioni, e nell’ultimaindagine di Eurobarometroche esamina il livello di fiducia dei cittadinidell’UE nei confronti della corruzione nelle istituzioni pubbliche e nelle imprese, e l’efficacia del governo, del sistema giudiziario e delle istituzioni nel contrastarla, ha evidenziato che icittadini italiani sono tra i più preoccupati in Europa.

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