“Non è solo una questione di numeri. Nell’anno in cui guerre e crisi umanitarie hanno riscritto l’agenda globale, anche in Italia il racconto mediatico delle migrazioni resta ancorato a schemi preconfezionati. Come se quelle persone esistessero in forza dei numeri, non dei loro volti.”
È l’incipit di Nello Scavo, Presidente dell’Associazione Carta di Roma, nell’Introduzione al XIII Rapporto dell’Associazione dal titolo “Notizie senza volto”, un’analisi di come i media italiani raccontano il fenomeno delle migrazioni, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia e con il sostegno del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalistie dell’Otto per mille della Chiesa Valdese, presentato il 18 dicembre 2025, in occasione della Giornata internazionale dei migranti il cui tema quest’anno era “My Great Story: Cultures and Development”, per mettere in luce come la mobilità umana arricchisca le società, favorisca la crescita economica e rafforzi i legami tra le comunità.
“La migrazione è un potente motore del progresso: stimola le economie, avvicina le culture e beneficia sia i paesi di origine che quelli di destinazione – ha affermato il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres nel suo messaggio per la Giornata – Eppure, se gestita male o mal presentata, la migrazione può alimentare odio e divisione, mettendo in pericolo la vita di chi cerca sicurezza e buona fortuna“.
L’Associazione Carta di Roma è stata fondata nel dicembre 2011 per dare attuazione al Protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG) e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) nel giugno del 2008, e recepito nel Testo unico dei doveri del giornalista (Art. 7 – Dovere nei confronti degli stranieri).
Il Rapporto 2025 rileva evoluzioni positive sull’uso delle parole, ma non sulle cornici narrative. Se da un lato termini come “clandestino” stanno diminuendo, sottolinea l’Associazione, dall’altro l‘immigrazione viene ancora raccontata quasi solo come un’emergenza di sicurezza o un problema di flussi. È un racconto senza i protagonisti: la politica parla nel 24% dei servizi, i migranti solo nel 7%.
La parola simbolo del 2025 è “Gaza”, in relazione al conflitto tra Israele e Hamas che ha – e tuttora sta – provocando ingenti quantità di sfollati e rifugiati dalla Striscia di Gaza. La cornice è quella di una crisi umanitaria catastrofica con, secondo le Nazioni Unite, sfollamenti di massa, carestia, crisi sanitaria, blocco agli aiuti e collasso di servizi essenziali, quali l’acqua potabile.
Nel rapporto si ritrovano alcuni elementi di continuità del 2025 rispetto agli anni passati.

– I migranti non sono protagonisti: solo il 7% dei servizi dei telegiornali include la voce diretta dei protagonisti delle migrazioni, confermando un trend consolidato negli anni recenti.
– I media continuano a rappresentare le migrazioni come una “crisi permanente“, con un linguaggio allarmistico che registra una presenza relativamente costante di parole come “emergenza”, “crisi”, “allarme” e “invasione” (5.925 occorrenze) nel periodo 2013-2025, con un lieve aumento nell’ultimo anno.
– La migrazione è principalmente presentata come questione politica, con toni polarizzanti e un lessico rigido che enfatizza i contrasti. Ruolo centrale della politica nel racconto mediatico del fenomeno migratorio: il 24% delle notizie sulle migrazioni contiene almeno una dichiarazione di un esponente politico.
– La prima voce tematica delle notizie TG sulle migrazioni è sempre quella sui “Flussi migratori”, seguita da “Criminalità e sicurezza”, mentre rimangono bassi i valori della voce di “Accoglienza”.
– Debole la correlazione tra il numero di arrivi via mare e la produzione di titoli dal 2013 al 2025, suggerendo che i media trattano il tema in base a logiche specifiche trascendono l’effettiva pressione migratoria.
Elementi di discontinuità, distintivi del 2025 rispetto al 2024.
– Aumento dell’attenzione mediatica verso la questione migratoria (+10% sulle prime pagine di sei quotidiani, +14% su tutti i titoli della stampa, +24% sui TG prime time).
– Nel 2025, c’è un’emersione della dimensione globale, trainata da guerre e crisi internazionali (Gaza), e una riduzione dell’attenzione sugli “sbarchi”. Nel contempo, si registra nel 2025 una riemersione del binomio immigrazione-criminalità, con particolare enfasi su episodi di violenza urbana, femminicidi e intolleranza religiosa.
– I temi simbolici della copertura dell’anno sono il protocollo Italia-Albania (7% delle notizie sulle migrazioni), il caso Almasri (13% delle notizie), l’evoluzione dell’inchiesta sulla morte di Ramy.
– A differenza del 2024, nel 2025 la voce Economia e Lavoro (1,5%) torna marginale, mentre cresce la voce di Società e cultura (21,1%), con servizi su razzismo, antisemitismo, cittadinanza e convivenza culturale.

“La cornice dominante resta quella dell’emergenza permanente, secondo un vocabolario che da più di un decennio utilizza parole come ’crisi’, ‘minaccia’, ‘invasione’ per descrivere fenomeni che spesso emergono più dalle redazioni che dalle statistiche – conclude Scavo – Eppure, proprio nel 2025, mentre la parola-simbolo diventa “Gaza” e i conflitti ridefiniscono le traiettorie del nostro tempo, riaffiora la necessità di un linguaggio capace di distinguere tra ciò che accade e ciò che temiamo. Perché dietro ogni titolo, anche quando moltiplica le paure, rimane il compito più semplice e più difficile del giornalismo: restituire umanità a ciò che la politica riduce a flusso, e voce a chi continua a non averne”.
