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Carovana delle Alpi 2024: crescono le bandiere verdi

Nell’ambito della Campagna di informazione di Legambiente “La Carovana delle Alpi” che da oltre 20 anni fotografa la situazione ambientale e culturale dei territori montani, è stata presentata la nuova edizione dell’omonimo Rapporto che anche quest’anno ha assegnato i suoi vessilli ad enti ed attività delle Regioni dell’arco alpino distintisi in positivo (23 Bandiere Verdi) e in negativo 10 (Bandiere Nere) in tema di sostenibilità.

In occasione del Summit nazionale delle Bandiere Verdi (Chiavenna, 25-26 maggio 2024), organizzato e promosso da Legambiente nell’ambito della campagna di informazione “La Carovana delle Alpi “che guida da oltre un ventennio i cittadini alla scoperta del territorio alpino, è stata presentata, nel corso del Convegno “Comunità in transizione” che ha visto confrontarsi esperti del settore e realtà territoriali, la nuova edizione dell’omonimo Rapporto che anche quest’anno ha assegnato i suoi vessilli ad attività imprenditoriali, start-up, associazioni, comunità, consorzi, Comuni e Regioni dell’arco alpino, distintisi in positivo (Bandiere Verdi) e in negativo (Bandiere Nere) in tema di sostenibilità.

Sono 23 le bandiere verdi assegnate nel 2024 (+15,7% rispetto al 2023) a comunità, territori, cittadini, associazioni e amministrazioni capaci di puntare su sostenibilità e innovazione dando un nuovo futuro ai luoghi montani, minacciati da crisi climatica e spopolamento abitativo. Il Piemonte, si conferma per il sesto anno consecutivo la regione con il maggior numero di buone pratiche con 5 bandiere green, seguito da Valle D’Aosta, Lombardia, Veneto con 4 bandiere, Friuli Venezia Giulia, con 3 bandiere, e poi da Trentino, Alto Adige, e Liguria, tutti con una bandiera

Agricolturaturismo consapevole, convivenza uomo-natura anche con i grandi predatori, sono i 3 grandi filoni delle 23 bandiere verdi di quest’anno.Per il filone agricoltura, tra i premiati, si va ad esempio, dal progetto piemontese REACTION che mette al centro la manutenzione dei castagneti attraverso una gestione sostenibile delle biomasse residuali della filiera del castagno; alla Valchiavenna (SO) dove 6 realtà attive sul territorio (Comunità Montana della Valchiavenna, l’Asfo di Piuro, il Consorzio Forestale di Prata, l’Associazione Amici della Val Codera, l’Associazione Patate di Starleggia e Amici della Patate di Starleggia, l’Asfo di Fraciscio Valchiavenna) sono impegnate nel recupero dell’agricoltura montana e nella valorizzazione delle varietà agronomiche locali.  

Per il filone turismo consapevole, si va dal trekking letterario, in Veneto, con l’Alta Via dell’Orso, ideato dallo scrittore padovano Matteo Righetto insieme all’Associazione turistica di Colle Santa Lucia, all’Alta Via dei Monti Liguri (GE) e nella vicina val Borbera (AL) dove con il Cammino dei Ribelli si sta rilanciando una terra spopolata e bellissima. In Piemonte il turismo passa anche dalla riqualificazione edilizia, il comune di Moncenisio (TO) è in prima linea per il recupero e la trasformazione delle Casermette, che insieme all’Ecomuseo “Le terre al Confine”, costituiscono il potenziale fulcro di un processo di rinascita per il territorio. 

Per il filone convivenza uomo-grandi predatori tra gli esempi virtuosi c’è quello del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi con il progetto “Convivere con il lupo si può” e il progetto Pasturs dove lavorando insieme ai pastori si affrontano i problemi della monticazione. A questi si aggiunge l’importante intervento della Regione Piemonte che con il “Pagamento compensativo per le zone forestali Natura 2000” contribuisce attivamente a conservare gli ecosistemi naturali. 

Con il summit nazionale delle bandiere verdi vogliamo portare in primo piano le tante esperienze virtuose che arrivano dall’arco alpino, frutto di un cambiamento sociale e culturale, e da quelle aree interne del Paese che attirano sempre più giovani pronti a cambiare vita – ha dichiarato Giorgio Zampetti, Direttore generale di Legambiente- Oggi una delle grandi sfide riguarda proprio il ripopolamento di queste zone, ripensando ad un turismo e ad un modo di vivere sempre più in una chiave sostenibile, innovativa, ma anche di inclusione sociale. Per vincere questa sfida, sia sulle Alpi sia sugli Appennini, è fondamentale non lasciare sole le comunità montane. Per questo al Governo Meloni chiediamo di sostenere la montagna con maggiori stanziamenti e incentivi economici per aiutare giovani e imprese, lavorando per un ripristino dei servizi pubblici essenziali oggi qui sempre più carenti”.  

In questo “panorama montano” di buone pratiche non bisogna, però, abbassare la guardia come ricordano anche le 10 bandiere nere 2024 assegnate da Legambiente a quelle realtà che a suo avviso “non percorrono la retta via aggredendo la montagna”: 3 al Piemonte; 2 rispettivamente a Valle d’Aosta e Friuli-Venezia-Giulia, 1 per Alto Adige, Lombardia e Veneto – sono raggruppabili in due grandi filoni: quelli legati all’industria sci nell’era del riscaldamento climatico e quelli di natura trasportistica e viabilistica. Tra le 10 bandiere nere, quella alla Valle d’Aosta dove fra Zermatt e Cervinia le ruspe al lavoro hanno inferto pesanti ferite al ghiacciaio Teodulo per ampliare i domaines skiable ai fini di competizione agonistiche. 

Ancora una volta le aree montane dimostrano di anticipare i tempi del cambiamento più che altrove, mettendo in campo anche azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici – ha commentato Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente –L’aver censito ben 23 bandiere verdi, per altro in crescita, ne è una prova. Le storie raccontate, per loro natura, vanno a definire una terza via, oltre le due opposte derive che confinano la montagna tra la museificazione e quella più aggressiva dell’industria del turismo. La nostra montagna non è il luogo dell’incontaminato, ma nemmeno il posto da stravolgere pur di gareggiare a tutti i costi com’è successo per il ghiacciaio del Teodulo in Valle d’Aosta”. 

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