A Vinitaly 2026, ENEA – Dipartimento Unità per l’Efficienza Energetica ha presentato la “Guida sull’efficientamento energetico delle aziende vitivinicole”, uno strumento pratico, nato dall’analisi dei consumi reali nelle cantine italiane, che traduce la complessità tecnica in scelte vantaggiose e misurabili: meno sprechi, meno costi, più margine, più credibilità sui mercati internazionali.
Il vino italiano è uno dei simboli del Made in Italy nel mondo. Il comparto vitivinicolo rappresenta un pilastro dell’economia nazionale con un fatturato di 14,3 miliardi di euro e un record storico di esportazioni, che nel 2024 ha superato gli 8 miliardi di euro. Il consumo del comparto vitivinicolo italiano si attesta su valori significativi, con stime che indicano un fabbisogno energetico superiore a 500 milioni di kWh all’anno e un conseguente impatto sui costi che incide soprattutto sulle piccole e medie imprese che rappresentano circa l’80% del settore.
Al fine di supportare le aziende vitivinicole italiane nella riduzione dei consumi energetici e migliorarne la produttività, l’ENEA ha presentato aVinitaly(Verona, 12-15 aprile 2026) nel corso di un evento dedicato, con la collaborazione diConfimi Industria, la “Guida sull’efficientamento energetico delle aziende vitivinicole”, uno strumento pratico, nato dall’analisi dei consumi reali nelle cantine italiane, che traduce la complessità tecnica in scelte vantaggiose e misurabili:meno sprechi,meno costi, più margine,più credibilità sui mercati internazionali.

Sviluppata nell’ambito del Programma triennale 2025-2027 di Ricerca di Sistema Elettrico (Progetto 1.6), la Guida, concepita come una “roadmap” operativa per integrare innovazioni tecnologiche e ottimizzazioni gestionali lungo l’intero processo produttivo,suddivide gli interventi per grado di maturità tecnologica: tecnologie trasversali consolidate; sistemi per ottimizzare il processo produttivo; tecnologie emergenti. Per ciascuna soluzione vengono forniti indicatori tecnico-economici precisi:investimento richiesto,risparmio energetico atteso,tempo di recupero.
“In un mercato globale sempre più attento alla sostenibilità, l’adozione di pratiche energetiche responsabili rappresenta un fattore determinante di posizionamento competitivo– ha commentatoIlaria Bertini, Direttrice del Dipartimento Efficienza energetica di ENEA –Questa guida mostra come la collaborazione tra il mondo della ricerca e il sistema produttivo sia un elemento chiave per trasformare l’innovazione tecnologica in un vantaggio concreto e misurabile per le imprese”.
L’analisi dei consumi reali delle cantine italiane, condotta in collaborazione con l’enologoMario Ragusadell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio della Regione Siciliana, evidenzia margini di miglioramento significativi.Circa il 90% dell’energia utilizzata in cantina è elettrica, mentre i sistemi di refrigerazione e controllo termico rappresentano circa il 50% dei consumi complessivi. Molti degli interventi di efficientamento esaminati presentano bassi tempi di ritorno rendendo l’investimento economicamente sostenibile.

“Dietro il primato internazionale del vino italiano, si nasconde un costo spesso sottovalutato: l’energia– ha sottolineatoBiagio Di Pietra, responsabile del Laboratorio ENEA di Soluzioni integrate per l’efficienza energetica, nonché co-autore della guida insieme al ricercatoreAlessandro Tallini–L’obiettivo è chiaro: minori consumi, minori costi energetici e maggiore competitività aziendale. In definitiva si tratta di uno strumento che traduce la complessità delle soluzioni tecniche in scelte operative facilmente applicabili dalle imprese”.
Il vino italiano è uno dei simboli del Made in Italy nel mondo. Il comparto vitivinicolo rappresenta un pilastro dell’economia nazionale con un fatturato di 14,3 miliardi di euro e un record storico di esportazioni, che nel 2024 ha superato gli 8 miliardi di euro.Il consumo del comparto vitivinicolo italiano si attesta su valori significativi, con stime che indicano un fabbisogno energetico superiore a 500 milioni di kWh all’anno e un conseguente impatto sui costi che incide soprattutto sulle piccole e medie imprese che rappresentano circa l’80% del settore.
