Inquinamenti e bonifiche

Qualità aria 2025: valori stabili ma obiettivi 2030 sono molto distanti

Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA) ha pubblicato l’informativa annuale sulla qualità dell’aria nel 2025, elaborato dagli esperti di ISPRA e delle Agenzie ambientali di Regioni e Province autonome, che riassume i dati rilevati dalle stazioni di monitoraggio presenti su tutto il territorio nazionale.

Nel 2025 sono stati rispettati i valori limite per PM10 e PM2,5 su quasi tutto il territorio, ma permangono situazioni di superamento in diverse zone. Anche il valore limite del biossido di azoto è rispettato nella larga maggioranza delle stazioni. Si registrano ancora livelli di concentrazione di ozono superiori agli obiettivi previsti dalla legge, con caldo estremo ed assenza di precipitazioni che non migliorano la situazione in estate. Con la nuova Direttiva europea che impone limiti più stringenti da raggiungere entro il 1° gennaio 2030, saranno necessarie strategie aggiuntive.

È la sintesi dell’informativa annualeche il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA) ha comunicato il 15 aprile 2026, con cui viene offerto il quadro nazionale relativo alla qualità dell’aria nell’anno appena trascorso, elaborato dagli esperti di ISPRA e delle Agenzie ambientali di Regioni e Province autonome, che riassume i dati rilevati dalle stazioni di monitoraggio presenti su tutto il territorio nazionale.

Ne emerge ilrispetto del valore limite annuale(40 μg/m³ – microgrammi per metro cubo) del PM10 in tutte le regioni; nel92% delle stazioniè rispettato anche ilvalore limite giornaliero(50 μg/m³ per la media giornaliera, da non superare per più di 35 giorni in un anno).Criticitàsono emerse in diverse zone del Paese: nelbacino padano, nell’agglomerato Napoli-Caserta,nellazona della Valle del Sacco(in provincia di Frosinone).Isolati casi di violazionesono stati registrati anche nellapianura venafrana(in provincia di Isernia) e aPalermo. In generale, l’analisi statistica del decennio2015-2024 mostra una decrescita significativa nel primo quinquennio e poi una situazione di stabilità.

Viene sottolineato, comunque, chein periodi invernali di stagnazione atmosferica(inversione termica a bassa quota, alta pressione livellata, assenza di precipitazioni, vento molto debole o assente)in alcune delle aree del Paese solitamente più critiche, sono stati frequenti e intensi nell’anno appena trascorso si è superata in diversi giorni la soglia prevista per il valore limite giornaliero di 50 μg/m³.

C’è da tener conto, poi, che ai superamenti giornalieri possono contribuire, in taluni casi, fenomeni naturali come glieventi di intrusione al suolo di polveri provenienti dalle aree desertichedel Nord Africa, del Medio Oriente e della depressione caspica. La valutazione della frequenza e dell’intensità di questi fenomeni e quindi delloro contributo sul superamento dei limiti normativi per alcune regioni è attualmente in corsoe sarà descritta nelle relazioni annuali sulla qualità dell’aria predisposte dalle Arpa/Appa specificatamente interessate nei prossimi mesi.

Il valore limite annuale del PM2,5 (25 μg/m³) è rispettato su quasi tutto il territorio nazionale. Per questo inquinante si osserva unariduzione media di circa il 14% dei livelli annuali registrati nel 2025 rispetto alla media del decennio 2015-2024.

Anche il valore limite annuale del biossido di azoto è rispettato nella larga maggioranza delle stazioni di monitoraggio (99%), sebbene sia da registrare il superamento in un numero limitato distazioni, localizzate in grandi aree urbane in prossimità di importanti arterie stradali, nell’agglomerato di Milano, a Genova, Napoli, Catania e Palermo. Il valore limite orario è invece rispettato ovunque.

I primi dati sembrano confermare l’andamento osservato nel periodo 2015-2024, con unariduzione marcata e progressiva per il biossido di azoto, estesa alla maggior parte delle stazioni.

In larga parte del Paese, invece si registrano ancora livelli di concentrazione di ozono superiori agli obiettivi previsti dalla legge (solo il 9% delle stazioni rispetta l’obiettivo a lungo termine, pari a 120 μg/m³ come valore più alto della media mobile giornaliera su otto ore). Le condizioni meteorologiche estive che hanno caratterizzato l’estate 2025, con caldo estremo e assenza di precipitazioni, hanno fatto registrare anchediffusi superamenti della soglia di informazione(180 μg/m³ per la media oraria)prevista a tutela della popolazione dall’esposizione acuta.

In sintesi, si può affermare che il 2025 ha confermato il trend di miglioramento della qualità dell’aria a livello nazionale. Tuttavia, lo scenario che introduce lanuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, entrata in vigore il 10 dicembre 2024 e che dovrà essere recepita nell’ordinamento nazionale entro quest’anno, indica la necessità di individuare eattuare rapidamente strategie aggiuntiverispetto a quelle già implementate, in grado di ridurre significativamente l’inquinamento atmosferico, tenuto conto del fatto chei livelli attuali sono superiori, in larga parte del Paese, ai valori limite della nuova direttiva, da rispettare entro il 1° gennaio 2030, eancor di più ai valori guidadell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che indical’inquinamento atmosferico come uno dei maggiori rischi ambientali per la salute.

Fonte: EEA

“Dietro ogni dato sulla qualità dell’aria c’è qualcosa di molto concreto: la salute delle persone, la vivibilità delle nostre città, il futuro dei nostri territori– ha dichiaratoAlessandra Gallone, Presidente di ISPRA e di SNPA–I risultati che emergono da questo rapporto ci consegnano un messaggio chiaro: stiamo andando nella direzione giusta, ma dobbiamo farlo velocemente. Abbiamo dimostrato che migliorare è possibile. Ora dobbiamo dimostrare che possiamo fare di più. La nuova Direttiva europea ci pone obiettivi ambiziosi entro il 2030: non sono solo vincoli, ma un’opportunità per innovare, per rendere più sostenibili i nostri modelli di sviluppo, per costruire un futuro più sano e più giusto. Come Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, continueremo a mettere a disposizione del Paese il valore più importante che abbiamo: la credibilità scientifica, la qualità dei dati e la capacità di leggere i fenomeni per accompagnare le decisioni. Perché proteggere l’ambiente significa, prima di tutto, prendersi cura delle persone. E questa è una responsabilità che ci unisce tutti”.

L’informativa annuale di SNPA mostra untrend di riduzione diffuso sul territorio e statisticamente significativo, che riguarda tutte leregioni coinvolte nelle procedure di infrazione Ue per superamenti di PM10(Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia) e perNO2(Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia). Questo ha permesso il rientro nei limiti per il PM10 in Toscana, Umbria e Puglia e, per l’NO2, nelle zone agglomerato di Torino, Bergamo, Brescia, Firenze e Roma e nella zona A – Pianura ad elevata urbanizzazione, in Lombardia;si registra un progressivo avvicinamento alla conformità per le altre zone.

“I dati che leggiamo oggi sono il frutto di un lavoro certosino, costante e continuativo che le Agenzie svolgono da quasi trent’anni– ha sottolineatoAnna Lutman, Vicepresidente di SNPA –Per comprendere le tendenze climatiche e ambientali non bastano serie istantanee isolate: servono serie storiche di dati giornalieri, raccolti con rigore scientifico e presidio costante. È questa memoria storica, costruita giorno dopo giorno, che ci permette di fornire alle istituzioni un’analisi solida e non contestabile delle evoluzioni dell’aria che respiriamo. Dietro ad ogni numero del report ci sono tecnici, ricercatori e professionisti che ogni giorno escono sul campo, osservano e misurano. Questa presenza capillare è ciò che ci permette di verificare i modelli e cogliere segnali precoci di cambiamento. Un impegno che garantisce omogeneità nei dati su tutto il territorio nazionale, con informazioni robuste e certe, in grado di essere un riferimento tecnico ufficiale per la Pubblica Amministrazione e per l’Europa”.

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