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ANEV: con le rinnovabili si tutela anche il paesaggio

In una nota stampa, l’Associazione Nazionale Energia del Vento (ANEV) denuncia i passi indietro sulle semplificazioni alle installazioni di impianti di fonti rinnovabili e confuta le disinformazioni secondo cui l’eolico devasterebbe il territorio e la biodiversità, quando senza rinnovabili è proprio il paesaggio ad essere devastato dai cambiamenti climatici indotti dall’uso delle fonti fossili. Gli appuntamenti ANEV a KEY (Fiera di Rimini, 4-6 marzo 2026).

Tutela del paesaggio e del clima non sono in contraddizione: il vero rischio è bloccare le rinnovabili che garantiscono costi bassi dell’energia per tutti, lasciando i vantaggi fossili ai pochi.

A rimarcarlo in un Comunicato stampa del 9 febbraio 2026 è l’ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) che rappresenta uno dei principali riferimenti del settore eolico, riunendo oltre 120 aziende rappresentanti il comparto eolico nazionale in Italia e all’estero, tra cui produttori e operatori di energia elettrica e di tecnologia, impiantisti, progettisti, studi ingegneristici e ambientali, trader elettrici e sviluppatori, e che si configura come un’Associazione di protezione ambientale, riconosciuta ai sensi della Legge 8 luglio 1986 n. 349.

Al riguardo, la scorsa settimana l’ANEV è stata audita alla VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati in merito ad Osservazioni e proposte sul Disegno di Legge C. 2606 recante “Delega al Governo per la revisione del codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di procedure di autorizzazione paesaggistica”. Nell’occasione l’Associazione ha sottolineato la necessità di un giusto equilibrio tra la tutela del paesaggio e la realizzazione di progetti strategici per il raggiungimento degli obiettivi climatici nazionali ed europei, che l’attuale rigidità delle procedure di autorizzazione paesaggistica rischia di compromettere.

Nel comunicato, l’ANEV ricorda che il 2025 è stato il primo anno in cui la produzione elettrica da Fonti Rinnovabili di Energia (FER) ha superato quella da fonti fossili. L’analisi “European Electricity Review 2025” del think tank EMBER, nel rilevare che la produzione elettrica da gas in UE è diminuita del 16%, attesta tuttavia che la riduzione per l’Italia è stata solo del 2%, confermando uno sbilanciamento del nostro Paese sul gas. Ne deriva che bollette elettriche per famiglie e imprese sono tra le più care in Europa, con tariffe che nel 2025 hanno superato del 15% la media europea, e siamo tra i Paesi europei più in ritardo nell’implementazione delle rinnovabili, secondo la Tabella di marcia del PNIEC al 2030.

In Europa eolico e fotovoltaico hanno generato nel 2025 il 30% dell’energia contro il 29% delle fossili, mentre le FER tutte hanno raggiunto il 48%, consentendo di avere costi significativamente inferiori rispetto alla produzione da fonti fossili, oltre a garantire stabilità di approvvigionamento, risposta ai cambiamenti climatici che pochi giorni fa con il ciclone Harry che ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria, hanno presentato un conto salato, e necessaria riduzione dell’inquinamento atmosferico che è un’emergenza strutturale in Italia, come sottolineato recentemente da ISDE Italia (Associazione Medici per l’Ambiente).

Mentre in Europa il percorso verso la decarbonizzazione del sistema elettrico procede velocemente ed efficacemente, garantendo sempre più indipendenza energetica al Vecchio continente, costi bassi e stabili dell’energia elettrica e benefici ambientali e climatici – osserva la nota dell’ANEV – l’Italia nel 2025 ha rallentato, incredibilmente, la crescita di energia prodotta dalle FER e questo è doppiamente grave poiché la tendenza doveva essere di ulteriore crescita quindi il divario diventa doppio e difficile da recuperare. I motivi? I ritardi nell’attuazione delle direttive europee, manca ancora il Decreto FER X che deve definire le procedure di Asta per le FER dal 2026 al 2030 (!) e il FER2 per le aste delle rinnovabili non ancora tecnologicamente mature”.

L’Italia ha recepito (G.U. n. 15 del 20 gennaio 2026), con un ritardo che aveva già portato all’avvio di una procedura d’infrazione, la Direttiva UE/2023/2413 (RED III) che ridefinisce in modo sostanziale il quadro nazionale delle fonti rinnovabili al 2030, introducendo, tra l’altro, le “zone di accelerazione” delle autorizzazioni per nuovi impianti FER, con termini ridotti a 12 mesi per l’onshore e 24 mesi per l’offshore.

Tuttavia, con il nuovo Decreto Aree idonee (convertito con modificazioni in Legge 15 gennaio 2026 ) il cui obiettivo principale è la semplificazione, si creano colli di bottiglia negli iter autorizzativi che “compromette alcuni procedimenti in corso e soprattutto castra quelli nuovi”,  osserva l’ANEV.

Inoltre, nel DL “Bollette” è previsto il dimezzamento retroattivo degli incentivi agli impianti fotovoltaici in Conto Energia per il biennio 2026-2027,  con un forte impatto in termini di incertezza regolatoria e di fiducia di investitori e istituti finanziari, “che rischia di bloccare tutto per alcuni anni a venire…il tutto in un contesto nel quale un procedimento autorizzativo che dovrebbe durare meno di 2 anni nella realtà ne dura 3 per il fotovoltaico e addirittura oltre 5 per l’eolico!!!”.

L’ANEV, punta il dito anche sulla disinformazione che continua a essere un ostacolo significativo per la transizione energetica in Italia. In questo contesto cita il servizio andato in onda la sera dell’8 febbraio 2026 sul TG5 in cui “parlando di tre progetti eolici in tre regioni diverse, viene detto che gli stessi avrebbero distrutto una montagna, una comunità e tutto l’ambiente circostante, che si sarebbe perso il paesaggio e la possibilità di fare la transumanza oltre ad avanzare dubbi sugli ancoraggi di quello off-shore”.

Premettendo che sarebbe bastato chiedere ad un qualsiasi esperto di fornire elementi oggettivi sulle catastrofiche rappresentazioni date, l’ANEV chiarisce come tutti i progetti eolici, compresi quelli richiamati, debbano procedere attraverso processi amministrativi che ne certifichino la compatibilità con il territorio, il paesaggio, l’ambiente, i beni culturali ecc. affrontando lunghe e complesse procedure di Valutazione di Impatto Ambientale che impongono, in casi di impatti del progetto rispetto a elementi da tutelare, modifiche allo stesso onde scongiurare ogni tipo di impatto.

Il paesaggio non è immutabile e le minacce più rilevanti oggi non derivano dall’eolico, ma dagli effetti concreti del cambiamento climatico e dall’abbandono delle aree interne – prosegue la nota – Ignorare questo contesto rende il dibattito sulla tutela paesaggistica incompleto. Affrontare la questione energetica significa anche assumersi la responsabilità di proteggere il territorio e la biodiversità nel medio e lungo periodo”.

L’ANEV sottolinea, infine, come sia indispensabile una azione di coordinamento delle politiche di supporto alla transizione energetica che vedano anche una campagna per la corretta informazione sui temi energetici e un maggiore diritto di tribuna per gli esperti del settore che possano contribuire ad una informazione più responsabile e un dibattito fondato sui dati, valutazioni tecniche e sulla complessità delle decisioni in gioco.

Stiamo decidendo il futuro del nostro Paese – conclude il comunicato – e dobbiamo farlo sulla base di elementi concreti per garantire all’Italia un futuro di indipendenza energetica, disponibilità di energia a basso costo e risposte ambientali e ai mutamenti climatici in corso”.

Su questi temi, l’ANEV dà appuntamento a KEY – The Energy Transition Expo (Fiera di Rimini, 4-6 marzo 2026), la Manifestazione IEG (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e nel bacino del Mediterraneo dedicata alle tecnologie della transizione energetica low carbon e dell’efficienza energetica, dove sono in programma i Convegni :
Una cabina di regia per accelerare la transizione energetica” (Giovedì 5 marzo, ore 10.15 – 11.45);
– “Energia che dialoga – eolico, territori e comunità” (Giovedì 5 marzo, ore 16.30 – 18.00);
– “La manifattura delle tecnologie pulite”, in collaborazione con MIMIT, H2IT, ANIE, Italia Solare (Venerdì 6,  marzo, ore 11.30 – 13.00).

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