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“Cambiamo aria”: l’inquinamento atmosferico non si arresta

i dati definitivi di “Cambiamo aria”, il Progetto promosso da ISDE Italia (Associazione Medici per l’Ambiente), in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, confermano che l’esposizione cronica della popolazione urbana italiana a livelli elevati di inquinanti nocivi rimane diffusa e largamente incompatibile con la tutela della salute pubblica e che non si può attendere il 2030 per l’attuazione della nuova Direttiva UE sulla qualità dell’aria ambiente.

L’inquinamento atmosferico continua a rappresentare il principale rischio ambientale per la salute del nostro Paese.

La conferma arriva dai dati definitivi 2025 del Progetto nazionale CAMBIAMO ARIA. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da ISDE Italia (Associazione Medici per l’Ambiente), in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, presentati il 20 gennaio 2026.

Nonostante lievi miglioramenti in alcuni contesti, l’esposizione cronica della popolazione urbana italiana a livelli elevati di inquinanti nocivi rimane diffusa e largamente incompatibile con la tutela della salute pubblica. In molte città italiane non sono rispettati neppure i limiti normativi attualmente in vigore, mentre il divario con i nuovi standard europei e con le Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) appare allarmante.

Associato ad un aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e neurologiche, con effetti negativi anche sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile, ogni anno oltre 7 milioni di persone muoiono prematuramente nel mondo a causa dell’aria inquinata, secondo l’OMS, e in Italia si stimano decine di migliaia di decessi evitabili.

Si stimano da decine a centinaia di casi di morte prematura che sarebbero evitabili abbassando l’inquinamento verso la soglia critica di 5 microgrammi/metro cubo raccomandati dall’OMS nel 2021 – ha dichiarato Fabrizio Bianchi, Epidemiologo ambientale – CNR Pisa – La diminuzione di polveri e ossidi di azoto registrata in alcune aree del Paese negli anni più recenti, seppure sia un dato importante, è lontana da produrre quel miglioramento necessario per proteggere la salute della popolazione nel suo complesso e di sotto-popolazioni più vulnerabili per maggiore esposizione e condizioni socio-economiche svantaggiate. Nel valutare gli impatti attesi, cioè i morti prematuri e i malati attribuibili a inquinamento, non bisogna poi sottovalutare il fatto che a causa dell’esposizione che si cumula nel tempo la salute dei cittadini e delle comunità diventa sempre più fragile. Come operatori della salute pubblica non possiamo accettare che di fronte alla grave pandemia di malattie prevenibili da inquinamento dell’aria non si facciano le sufficienti azioni per prevenirle, continuando a ritenere, in modo improprio, che i limiti di legge siano indicatori di salubrità dell’aria e tentando di procrastinare nel tempo l’adesione ai nuovi standard di qualità dell’aria che l’Unione Europea ha deciso. Stigmatizziamo questi comportamenti che riteniamo colpevoli e amorali”.

Le principali fonti dell’inquinamento urbano restano l’uso di combustibili fossili per il riscaldamento degli edifici, il traffico stradale e il trasporto marittimo, responsabili anche delle emissioni climalteranti. Ridurre drasticamente queste emissioni significherebbe ottenere benefici immediati sia per la salute sia per il clima.

I numeri chiave del 2025: limiti superati nella maggior parte delle città
Il progetto Cambiamo Aria ha analizzato i dati ufficiali di 57 stazioni di monitoraggio in 27 città italiane, confrontando le concentrazioni degli inquinanti con i limiti di legge attualmente in vigore, i nuovi limiti fissati dalla Direttiva europea 2024/2881 sulla qualità dell’aria, che entreranno in vigore dal 2030 e i valori raccomandati dall’OMS (Linee guida 2021).

L’analisi complessiva dei dati mostra che neppure la normativa attuale è rispettata in tutte le città: una città supera i valori massimi per la media annua di PM10, 7 per il numero dei giorni di superamento del limite giornaliero; 4 superano il limite annuale per il biossido di azoto

Considerando i limiti previsti dalla nuova Direttiva UE, per quanto riguarda la media annuale delle 27 città monitorate: 21 la superano per il PM1025 per il PM2,5; 24 per il biossido di azoto (NO2). Per quanto riguarda i limiti giornalieri, 16 li superano per il PM1019 per il PM2,511 per il NO2; 17 per l’ozono (O3). Solo 3 città (Trieste, Bari e Reggio Calabria) non registrano più di 18 superamenti dei limiti giornalieri stabiliti dalla Direttiva UE per uno di questi 4 inquinanti.  

Il confronto tra i dati rilevati nel 2025, i limiti della nuova Direttiva europea e le Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità mostra un ritardo preoccupante – ha sottolineato Paolo Bortolotti, Responsabile del Progetto CAMBIAMO ARIA – I nuovi standard non sono un traguardo lontano, ma il minimo indispensabile per proteggere la salute. Ricordiamo che gli inquinanti hanno effetti danno anche a concentrazioni molto basse e che non esiste una soglia al di sotto della quale l’esposizione possa essere considerata sicura per la totalità della popolazione. Senza interventi strutturali su traffico, riscaldamento e organizzazione delle città, questi limiti resteranno fuori portata. Il divario tra la situazione attuale e gli standard sanitari europei e internazionali non può essere affrontato con misure marginali. Servono azioni immediate e coordinate, in grado di produrre benefici misurabili già nei prossimi anni”. 

PM2,5 inquinante più pericoloso per la salute in grado di penetrare in profondità nei polmoni e nel circolo sanguigno. Nel 2025 Milano (22), Torino (20) e Padova (20) registrano medie annue ben superiori alle soglie di sicurezza: quasi il doppio del futuro limite UE (10) e quattro volte quello OMS (5). Ancora più grave il dato sui superamenti giornalieri: contro un massimo consentito di 18 giorni UE, Milano arriva a 206 giorni oltre i 25 µg/m³ (Torino 106, Padova 103); rispetto alla raccomandazione OMS (4 giorni oltre i 15 µg/m³), Milano tocca di nuovo 206 giorni, Torino 173 e Padova 165.

PM10. Tutte le città superano sia la media annuale massima fissata dall’OMS che la quota di superamenti giornalieri del limite, fissato a 45 μg. Le città più inquinate (Palermo, Milano e Napoli) superano il limite giornaliero rispettivamente per 100, 94 e 86 giorni l’anno.

NO2. In tutte le città italiane dello studio l’NO2 sfora i limiti giornalieri dell’OMS per almeno metà dei giorni dell’anno, con punte di 356 giorni a Palermo, 351 a Catania e 333 a Genova, tutte città portuali. Anche Roma, Torino e Milano hanno aria inquinata quasi tutto l’anno, rispettivamente per 317, 293 e 290 giorni l’anno. I superamenti giornalieri mostrano una situazione critica anche rispetto a nuovi limiti europei: a fronte dei 18 giorni di sforamento consentiti dalla UE, Napoli ne registra 197, Palermo 173 e Genova 100.  Le città portuali superano il limite di legge attuale di 40 μg di media annua – Napoli (51), Palermo (49) e Genova (42) – arrivando fino a cinque volte la soglia OMS (10 μg).

Nuove regole europee: non si può aspettare il 2030
La nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, pubblicata a fine 2024, dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 2026. I suoi limiti si avvicinano finalmente alle raccomandazioni OMS, ma agire solo a ridosso del 2030 significherebbe accettare anni di malattie e morti evitabili. I cittadini di oggi hanno lo stesso diritto di quelli del 2030 a respirare aria che non li faccia ammalare.

I dati del 2025 confermano senza ambiguità che l’inquinamento atmosferico nelle città italiane è un’emergenza sanitaria strutturale – ha dichiarato Roberto Romizi, Presidente di ISDE Italia – Rimandare ancora politiche efficaci significa accettare un carico evitabile di malattie e di morti premature”.

ISDE Italia, Kyoto Club e Clean Cities chiedono con forza il rapido recepimento e la piena attuazione della Direttiva UE 2024/2881; un aggiornamento del Piano Nazionale Aria e dei Piani regionali; investimenti strutturali su trasporto pubblico, mobilità attiva, efficienza energetica degli edifici, elettrificazione e fonti rinnovabili; e una decisa riduzione del traffico privato e delle emissioni nei porti e nei sistemi di riscaldamento.

L’inquinamento atmosferico è un rischio evitabile. Continuare a rimandare significa accettare consapevolmente costi sanitari, sociali ed economici enormi, che ricadranno sulle città e sulle generazioni future. Cambiare aria non è più un’opzione: è una responsabilità immediata verso la salute collettiva.

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