A ridosso della storica Valutazione della sicurezza nazionale da parte del Governo britannico che ha elevato la perdita di biodiversità e il collasso degli ecosistemi a rischi sistemici fondamentali per la sicurezza nazionale, non più solo marginali questioni ambientali, un Rapporto congiunto di Carbon Tracker Initiative e Università di Exeter invita Governi, Banche centrali ed Investitori a ricalibrare i “modelli di danno” per gestire il rischio climatico in un mondo che si sta avvicinando a 2 °C.
I modelli economici utilizzati da Governi, Banche centrali e Investitori stanno sempre più sottovalutando il rischio climatico fisico perché si basano su ipotesi che vengono smantellate man mano che il mondo si muove verso livelli di riscaldamento più elevati.
A sottolinearlo è il nuovoRapporto“Recalibrating Climate Risk”, pubblicato il 5 febbraio 2026 daCarbon Tracker Initiative, Ong che analizza l’impatto dei cambiamenti climatici sui mercati finanziari e sugli investimenti in idrocarburi, mappando i rischi e le opportunità generati dalla transizione verso un sistema energetico ‘low-carbon’), eUniversità di Exeter – Green Futures Solutions, iniziativa di supporto alle imprese che mette a disposizione di organizzazioni di tutto il mondo le competenze e le intuizioni dei principali ricercatori sul clima.
Basato sul parere di oltre 60 climatologi, il Rapporto rileva chemolti modelli economici non riescono a cogliere gli eventi estremi, gli shock aggravati e la crescente incertezza che probabilmente domineranno gli impatti in un mondo che si avvicina ai 2 °C.Si tratta di una valutazione che esamina – in dettaglio – come viene gestita l’incertezza, in che misura le stime basate sul PIL restano significative e cosa ciò significa per gli enti di regolamentazione finanziaria e gli investitori.

“La nostra analisi approfondita rivela una discrepanza fondamentale – ha dichiaratoJesse Abrams, autore principale eSenior Impact FellowpressoGreen Futures Solutions–I climatologi sono consapevoli che oltre i 2 °C non ci saranno aggiustamenti economici gestibili e quelli che abbiamo intervistato sono stati inequivocabili: gli attuali modelli economici sottostimano sistematicamente i danni climatici perché non riescono a cogliere ciò che conta di più ovvero i fallimenti a cascata, gli effetti soglia e gli shock composti che definiscono il rischio climatico in un mondo più caldo, che potrebbero minare le basi stesse della crescita economica. Per le istituzioni finanziarie e i responsabili politici che si affidano a questi modelli, questo non è un problema tecnico, ma una fondamentale errata interpretazione dei rischi che corriamo, che i modelli attuali ignorano completamente perché presumono che il futuro si comporterà come il passato, anche se stiamo spingendo il sistema climatico in territori inesplorati“.
Le carenze nella modellizzazione economica hanno attirato l’attenzione negli ultimi anni di attuari. UnoStudio, pubblicato lo scorso gennaio dall’Institute and Faculty of Actuaries (IFoA) della Gran Bretagna in collaborazione con l’Università di Exeter, in collaborazione con l’Università di Exeter (Gran Bretagna), ha avvertito che, senza interventi, è probabile che il riscaldamento globale raggiunga i 2 °C prima del 2050, un livello associato a conseguenze catastrofiche sulle società e sulle economie di tutto il mondo, con gravi ripercussioni sui sistemi idrologici e alimentari, sulle migrazioni e sulla salute umana. Tutto ciò accrescerà il rischio di inflazione causata dal clima, shock finanziari e ritiro delle assicurazioni dalle aree ad alto rischio molto prima di quanto molti si aspettino, aumentando di conseguenza la possibilità di unadiffusa instabilità finanziaria e di“insolvenza planetaria”, ovvero il rischio di collasso sociale ed economico dovuto alla perdita dei sistemi di supporto essenziali della natura.
“Il risultato netto di una consulenza economica errata è un diffuso compiacimento tra investitori e decisori politici, con molti investitori che considerano l’analisi degli scenari climatici come un esercizio di trasparenza da spuntare– ha affermatoMark Campanale, Fondatore e CEO di Carbon Tracker Initiative –Finché non verrà colmato il divario tra le aspettative di scienziati ed economisti sui futuri danni climatici e gli enti governativi non agiranno per garantire l’integrità della consulenza su cui si basano le decisioni di investimento, le istituzioni finanziarie continueranno a sottovalutare cronicamente i rischi climatici, il che significa che i fondi pensione e i contribuenti rimarranno pericolosamente esposti“.
I principali risultati del Rapporto includono:
–I danni climatici sono strutturali e cumulativi, non marginali. A livelli di riscaldamento più elevati, è sempre più probabile che gli impatti climatici sconvolgano più settori contemporaneamente, poichéi rischi fisici si riversano a cascata su commercio, finanza e migrazione. È probabile che questi impatti strutturali e non lineari rimodellino sempre più intere economie e compromettano le condizioni necessarie per la crescita economica.Ciò contrasta con un presupposto fondamentale di molti modelli economici, secondo cui la crescita economica continua indefinitamente, ma solo a tassi ridotti.
–Sono gli estremi, non le medie, a definire il futuro dei danni climatici.
– Mentre la modellazione economica ha tradizionalmente collegato i danni ai cambiamenti della temperatura media globale,le società e i mercati sperimentano il cambiamento climatico attraverso eventi estremi locali e regionali, come ondate di calore, inondazioni e siccità, che causano la maggior parte delle perturbazioni economiche e finanziarie, pur essendo spesso appena registrati nelle medie globali.
– Allo stesso modo, gli esperti ritengono che il prodotto interno lordo (PIL) possa mascherare i danni totali non tenendo conto degli impatti su mortalità e morbilità, disuguaglianza, perdita di ecosistemi e disgregazione sociale– tutti fattori che minano la salute sociale, umana ed economica. Con l’aumento di questi rischi, continuare a fare affidamento su valutazioni basate sul PIL può dare ai decisori politici e alle istituzioni finanziarie un falso senso di resilienza, anche quando aumenta la vulnerabilità di fondo (ad esempio,la spesa per la ripresa che fa impennare il PIL dopo un disastro climatico, mascherando completamente le perdite di benessere).
– L’incertezza aumenta drasticamente con il riscaldamento globale. Con temperature che tendono a un aumento futuro di 2 °C, gli esperti sottolineano chegli impatti diventano sempre più imprevedibili, con l’aumento dei punti di non ritorno e dei rischi estremi. Anche se i modelli continuano a produrre stime puntuali precise,i rischi climatici probabilmente indeboliranno i presupposti di crescita continua fondamentali per molti modelli economici. I responsabili politici dovrebbero diffidare degli scenari climatici che si estendono oltre determinati livelli di temperatura e adottare un approccio “ad ampio spettro” ai rischi estremi.

Raccomandazioni per le autorità di regolamentazione finanziaria e banche centrali, per gli investitori istituzionali e per i fondi pensione, nonché per i consulenti finanziari e fornitori di scenari.
– Da una prospettiva prudenziale,l’obiettivo non dovrebbe essere quello di valutare con precisione il rischio climatico, ma di garantire la resilienza del sistema finanziario a eventi destabilizzanti. Ciò include pratiche di vigilanza che pongano maggiore enfasi su eventi estremi, effetti composti, rischi estremi e vulnerabilità sistemica.
–Per gli investitori a lungo termine, il rapportocontesta l’ipotesi secondo cui il rischio climatico possa essere adeguatamente misurato attraverso parametri finanziari convenzionali e gestito attraverso approcci di diversificazione del portafoglio, avvertendo che i portafogli potrebbero apparire resilienti in base agli indicatori macroeconomici standard, pur subendo una crescente esposizione a sconvolgimenti fisici, shock correlati e vulnerabilità sistemiche.
– Per i fornitori e gli utenti di scenari, ilrapporto contesta la pratica di presentare singole proiezioni basate sulla “migliore stima” come base per la pianificazione delle politichee avverte che gli scenari climatici dovrebbero supportare la gestione del rischio in condizioni di profonda incertezza, piuttosto che l’ottimizzazione attorno a una singola traiettoria basata sulla “migliore stima”.
Inoltre, il Rapporto introduce nuovi approcci permigliorare la modellazione dei danni, riflettendo il giudizio degli esperti secondo cui,oltre certi livelli di riscaldamento, la modellazione economica può apparire precisa senza più descrivere i risultati del mondo reale, e delinea un chiaro programma di ricerca.
Infine, si sottolinea chela risposta appropriata non è quella di attendere modelli perfetti, ma di ricalibrare la governance verso precauzione, robustezza e trasparenza.

“Come ha dimostrato la scorsa settimana la storica valutazione della sicurezza del collasso dell’ecosistema condotta dal Governo del Regno Unito, stiamo attualmente vivendo un cambiamento di paradigma nella velocità, nella portata e nella gravità dei rischi causati dalla crisi climatica e naturale– ha osservatoLaurie Laybourn, Direttore Esecutivo dellaStrategic Climate Risks Initiative, think tank che produce analisi sui rischi climatici complessi per orientare il processo decisionale, utilizzando metodi che catturano i rischi non lineari, e Membro del Consiglio di Amministrazione della Carbon Tracker Initiative –Eppure, al di là di questo rapporto, non si è verificato un corrispondente cambiamento di paradigma nel modo in cui le autorità di regolamentazione e il governo nel suo complesso valutano questi rischi. Al contrario, vengono sistematicamente sottovalutati, se non del tutto ignorati, il che significa che molte normative e azioni governative sono pericolosamente lontane dalla realtà. Questo minaccia un disastro quando la realtà ci raggiungerà. Pertanto, è fondamentale che i decisori politici cambino rotta, fornendo chiari segnali e indicazioni ai mercati affinché questi rischi vengano valutati di conseguenza, piuttosto che minimizzati“.
Il 20 gennaio 2026, ilGoverno del Regno Unitoha pubblicato unavalutazione della sicurezza nazionale intitolata“Nature security assessment on global biodiversity loss, ecosystem collapse and national security”, sviluppata con il contributo delJoint Intelligence Committee, che eleva laperdita di biodiversità e il collasso degli ecosistemi a rischi sistemici fondamentali per la sicurezza nazionale, non più solo marginali questioni ambientali.
