Raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra per limitare l’innalzamento della temperatura globale, avrebbe un impatto economico positivo al 2030 per l’Unione europea nel suo complesso, sia in termini di PIL (+1,1%) sia per i posti di lavoro (+0,5%).
È quanto emerge dalRapporto “Energy scenario: Employment implications of the Paris Climate Agreement” che l’Agenzia UEEurofound(The European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions) che ha il compito di fornire conoscenze nel settore delle politiche sociali, occupazionali e connesse al lavoro, ha pubblicato il 13 febbraio 2019, nell’ambito di “Future of Manufacturing in Europe” (FOME), Progetto proposto dal Parlamento europeo e delegato a Eurofound dalla Commissione UE.
I risultati si basano sul modello economico gestito daCambridge Econometricse sui dati diEurofound’s European Jobs Monitor, che non prevede significative frizioni del mercato del lavoro derivanti dalla transizione, in particolare che la forza lavoro si adegui al cambiamento strutturale in relazione ai requisiti di competenza necessari. Ciò presuppone che siano resi disponibili i finanziamenti per la ristrutturazione e che i Paesi mantengano gli attuali livelli di rendimento nei principali settori economici.
Secondo il Rapporto, degli investimenti aggiuntivi richiesti nell’efficienza energetica e nelle rinnovabili in tutta l’UE, insieme alla minor spesa per i combustibili fossili, beneficerà anche il settore delle costruzioni e della sua catena di approvvigionamento, con più lavoratori necessari per l’ammodernamento degli edifici e la costruzione di centrali elettriche pulite. Molti di questi posti di lavoro saranno occupati da “dipendenti con bassi livelli di istruzione e professionalità meno avanzate, con basse e medie retribuzioni”.
Sebbene la transizione a basse emissioni di carbonio si rivelerà ampiamente positiva per l’UE-28, leproiezioni differiscono tra i singoli Stati membri.
A livello nazionale, lo Studio prevede cheLettonia,MaltaeBelgioavranno il maggior aumento diPIL, con la crescita addirittura del 6% della Lettonia, dovuta in gran parte agli investimenti richiesti per l’efficienza energetica e alla riduzione delle importazioni di combustibili fossili.
Sul fronte dellacrescita dell’occupazione,BelgioeSpagnaregistrerebbero un +0,9%, davanti a Germania, Grecia, Slovacchia, Lettonia, Malta, Repubblica Ceca eItalia. Per il Belgio la crescita sarebbe dovuta all’ aumento della spesa dei consumatori in settori ad alta intensità di manodopera come la vendita al dettaglio, l’ospitalità e la ristorazione; mentre per la Spagna il Rapporto individua l’importante ruolo dell’elettricità da solare fotovoltaico con la riduzione dei prezzi dell’energia, che si tradurrebbe in maggiore disponibilità di reddito dei consumatori, indirizzate verso i settori ad alta intensità di manodopera.
L’unico Paese UE che avrebbe una riduzione dei posti di lavoro è laPolonia, a causa della numerosa manodopera attualmente occupata nelle miniere di carbone e dell’aumento dei prezzi dei carburanti e dell’elettricità, che dovrebbe ridurre la spesa per consumi nel periodo.
Non casualmente nel corso della COP24 di Katowice (2-15 dicembre 2019), nell’ambito dellaGiusta transizione , prevista dall’Accordo di Parigi, è stata adottata da53 Paesi, tra cui l’UE, la “Dichiarazione di Slesia per la solidarietà e la giusta transizione“, proposta Presidenza polacca della Conferenza sul Clima, in cui si sottolinea che “affrontare i cambiamenti climatici richiede un cambio di paradigma verso la creazione di economie a basse emissioni di gas serra e società resilienti per tutti, offre opportunità sostanziali e assicura una crescita elevata e uno sviluppo sostenibile, garantendo al tempo stesso una transizione della forza lavoro che crei lavoro dignitoso e di qualità”.
A livello globale, guardando in particolare ai grandi inquinatori, laCinatrarrebbevantaggidalla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio: al 2030 ilPIL aumenterebbe del 4,7%, e i posti di lavoro del 2,3%. Più contenuti i benefici per l’India, con ilPIL a + 0,6%e l’occupazione a + 0,1%. Per gliStati Uniti, invece, l’osservanza dell’Accordo di Parigi non costituirebbe occasione di crescita:il PIL diminuirebbe del 3,4%e l’occupazione calerebbe dell’1,6%,per effetto dellariduzione delle attività di produzione di petrolio e gas di scisto.
“Si prevede che i cambiamenti climatici avranno ripercussioni molto gravi per le condizioni di vita e di lavoro su scala globale– ha dichiaratoDonald Storrie– sono le persone che sono socialmente, economicamente o comunque emarginate ad essere particolarmente vulnerabili. Questo rapporto mostra i considerevoli vantaggi economici e occupazionali per l’Europa nell’affrontare i cambiamenti climatici e nell’attuare pienamente l’Accordo di Parigi“.
I risultati di questo Rapporto saranno discussi durante l’evento “Future of Manufacturing in Europe” (Bruxelles,11 aprile 2019), così come altri risultati chiave del Progetto FOME che si concluderà, appunto, il prossimo aprile.


