Economia e finanza

Spesa pubblica per istruzione: Italia fanalino di coda in UE

Il Rapporto 2025 della Commissione UE “Investire nell’istruzione” che dettaglia gli investimenti pubblici nell’istruzione dei Paesi membri, segnala che è in atto inversione di tendenza rispetto al rallentamento seguito alla crisi pandemica, seppur con notevoli differenze a livello di Stati membri, con Estonia e Svezia che investono per l’istruzione quasi il doppio dell’Italia che rimane in fondo alla classifica.

È in atto un cambiamento positivo nei finanziamenti per l’istruzione in tutta Europa, sebbene non abbiano ancora raggiunto i livelli osservati prima della crisi da COVID-19,offrendo impulso al vantaggio competitivo dell’UE.

A sottolinearlo è ilRapporto“Investing in Education 2025” che la Commissione UE – Direzione generale per l’Istruzione, la gioventù, lo sport e la cultura ha pubblicato il 27 agosto 2025 e chedescrive dettagliatamente i molteplici benefici economici e sociali che conseguono agli investimenti pubblici nell’istruzione.

L’aumento degli investimenti nell’istruzione supporta gli obiettivi dellaStrategia dell’Unione sulle competenze, adottata la scorsa primavera dalla Commissione UE con l’obiettivo di migliorare l’istruzione, la formazione e l’apprendimento permanente di alta qualità. a sostenere lo sviluppo di sistemi di istruzione, formazione e competenze di qualità, inclusivi e adattabili per aumentare la competitività dell’UE.

Complessivamente, nel 2023 i Paesi dell’UE hanno speso 806 miliardi di euro per l’istruzione. La spesa nazionale per l’istruzione ha raggiunto in media il 9,6 % della spesa pubblica totale e il 4,7 % del prodotto interno lordo (PIL), con differenze notevoli tra gli Stati membri. Si va dal14.5% in Estonia e Svezia al 7,3% dell’Italia.

“La spesa per l’istruzione è un investimento, non un costo– ha sottolineatoRoxana Mînzatu,Vicepresidente esecutiva per i diritti sociali e le competenze, i posti di lavoro di qualità e la preparazione –E l’UE deve essere pronta per il futuro. La tendenza al rialzo evidenziata nel Rapporto “Investire nell’istruzione 2025” mostra che in tutta l’UE l’istruzione è di nuovo un motore di competitività e resilienza economica. Per questo motivo il prossimo quadro finanziario pluriennale proposto, presentato il 16 luglio 2025, sostiene un aumento dei finanziamenti nel settore dell’istruzione e delle competenze, attraverso piani di partenariato nazionali e regionali, un nuovo Fondo europeo per la competitività e un programma Erasmus+ rafforzato“.

Stime recenti suggeriscono che se al 2030 un maggior numero di persone disponesse di livelli sufficienti di competenze di base, il PIL dei Paesi europei potrebbe aumentare tra l’8 % e il 10 % rispetto alle proiezioni attuali. Inoltre, le persone con un livello di istruzione più elevato tendono a guadagnare di più: soloun anno di istruzione in più può aumentare il reddito di una persona del 7% in Europa.

Sebbene la responsabilità primaria del finanziamento dell’istruzione spetti ai Governi nazionali, i finanziamenti dell’UE nel settore svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo di una forza lavoro adattabile e altamente qualificata, in particolare in preparazione delle transizioni verde e digitale. Nel periodo 2021-2027 sono stati stanziati circa 148 miliardi di euro per l’istruzione e le competenzeattraverso strumenti qualiErasmus+e ilFondo sociale europeo+. Altri 75 miliardi di euro sono stati messi a disposizione per investimenti nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) per il periodo 2021-2026. Un ulteriore sostegno alla ricerca nel settore dell’istruzione è disponibile attraversoHorizon Europe.

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