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Riciclo tessile: il modello Prato e il futuro dell’economia circolare in Italia

Il Presidente di ASTRI – Associazione Tessile Riciclato Italia parla del distretto tessile pratese che ha costruito nel tempo un know-how unico che consente di ottenere filati e tessuti di elevata qualità partendo da materiali recuperati, al punto che molti prodotti vengono utilizzati anche dai marchi di lusso.

Ilriciclo tessilerappresenta una delle grandi sfide ambientali ed economiche del nostro tempo. Se per anni l’attenzione si è concentrata sul recupero di carta, plastica, vetro e metalli, oggi emerge con sempre maggiore evidenza la necessità di affrontare anche il problema e l’opportunità dei rifiuti tessili, una delle frazioni in più rapida crescita nelle società industrializzate.

In questo scenario l’Italia possiede un patrimonio di competenze spesso poco conosciuto ma straordinariamente attuale: ildistretto tessile di Prato.
Qui, da oltre un secolo e mezzo, ilrecupero delle fibree la lorotrasformazionein nuovi prodotti di qualità costituisce una realtà industriale consolidata, oggi considerata un modello dieconomia circolarea livello internazionale.

Per saperne di più abbiamo intervistato,Fabrizio Tesi, presidente diASTRIAssociazione Tessile Riciclato Italianel corso di una nostra puntata di Diamo Voce all’Ambiente dal titolo: “Riciclo dei filati e dei tessili. L’esperienza del Distretto tessile di Prato” (qui illinkper visionarla).

Ebbene, secondo Tesi, il distretto pratese ha costruito nel tempo unknow-howunico che consente di ottenere filati e tessuti di elevata qualità partendo da materiali recuperati, al punto che molti prodotti vengono utilizzati anche dai marchi di lusso.

Una tradizione industriale che guarda al futuro

La storia del riciclo tessile a Prato affonda le proprie radici nella seconda metà dell’Ottocento. Nel corso dei decenni le aziende del territorio hanno sviluppato tecniche sempre più sofisticate per selezionare, recuperare e rigenerare le fibre tessili.

Il risultato è un sistema produttivo capace di coniugaresostenibilità ambientale,valore economicoequalità manifatturiera. Un aspetto particolarmente significativo in un momento storico in cui l’Europa punta con decisione sull’economia circolare come strumento per ridurre l’impatto ambientale e ladipendenzadalle materie prime importate.

Perché non tutti i tessuti sono realmente riciclabili
Uno degli aspetti più interessanti emersi nel corso della puntata riguarda una convinzione molto diffusa ma non sempre corretta: quella secondo cui tutti i tessuti possono essere riciclati con la stessa efficacia.

Il problema nasce proprio già nella fase di progettazione dei capi. Molti prodotti immessi oggi sul mercato sono realizzati senza tenere conto dei principi dell’ecodesign, cioè della progettazione orientata al recupero e al riciclo a fine vita.

La diffusione del cosiddettoultrafast fashionha aggravato ulteriormente la situazione. Capi prodotti a costi bassissimi, con materiali di qualità limitata e composizioni estremamente complesse, finiscono per rendere difficile o economicamente non conveniente il recupero delle fibre.

Il valore della selezione
Per il distretto di Prato la selezione rappresenta il vero cuore del processo di riciclo.
La possibilità di separare accuratamente i materiali consente infatti di ottenere nuove fibre ad alto valore aggiunto, destinate non solo a impieghi tecnici ma anche alla produzione di capi di abbigliamento di fascia alta.

In questo quadro, dunque, il riciclo e il riutilizzo travalicano i loro valore iniziale per farsi leva di
nuove opportunità economicheeoccupazionali.

Quando si parla di economia circolare, infatti, si tende spesso a concentrarsi esclusivamente sui benefici ambientali, ma esiste anche un altro aspetto altrettanto importante: illavoro.

La filiera del riciclo richiede infatticompetenze,selezioneaccurata,lavorazioni industrialispecificheeattività logisticheche generano occupazione diffusa sul territorio.

Le criticità normative
Accanto alle opportunità, tuttavia, non mancano le difficoltà.
Le imprese del settore segnalano da anni la presenza di normative e interpretazioni amministrative che, anziché favorire il recupero dei materiali, rischiano talvolta di ostacolarlo.

Il caso del distretto tessile di Prato dimostra che il riciclo non è una prospettiva teorica né uno slogan. È una realtà industriale concreta che l’Italia pratica da oltre centocinquant’anni e che oggi può diventare una leva strategica per affrontare le complessità ambientali, economiche e produttive del futuro.

Per approfondire l’argomento, scoprire di più sul tema e ascoltare l’intervista completa aFabrizio Tesi, presidente di ASTRI – Associazione Tessile Riciclato Italia si rimanda alla puntata diDiamo Voce all’Ambiente: “Riciclo dei filati e dei tessili. L’esperienza del Distretto tessile di Prato” disponibilequi.

Eleonora Giovannini

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