6 Agosto 2021
Energia Scienze e ricerca

UNECE: usare le CCUS per intervenire rapidamente sulla CO2

Con un Technology Brief la Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE) interviene a favore dell’implementazione su larga scala delle costose tecnologie di cattura, uso e stoccaggio del carbonio (CCUS), considerate essenziali per raggiungere gli obiettivi climatici, pur caldeggiando il potenziamento dei serbatoi naturali di CO2 (foreste, zone umide, permafrost e oceani). Ma per le Ong ambientaliste la CCUS è un modo per continuare ad utilizzare i combustibili fossili, piuttosto che destinare risorse per una transizione energetica effettiva basata sulle fonti rinnovabili.

La Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE) che comprende 56 Stati di Europa, Nord America e Asia e che ha il compito di facilitare l’integrazione e la cooperazione tra i Paesi membri, promuovendo lo sviluppo sostenibile e la prosperità economica, ha pubblicato il Brief tecnologicoCarbon Capture, Use And Storage (CCUS)” in cui chiede un rapido dispiegamento della cattura, dell’uso e dello stoccaggio del carbonio (CCUS), se si vuole raggiungere gli obiettivi di neutralità del carbonio, limitare il riscaldamento globale entro i limiti previsti dall’Accordo di Parigi e conseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

CCUS è ​​il processo di cattura delle emissioni di anidride carbonica (CO2) derivanti dalla generazione di energia da fonti fossili e dai processi industriali, e del suo stoccaggio nel sottosuolo o del suo riutilizzo.

Secondo l’UNECE, la tecnologia CCUS nella regione consentirebbe ai Paesi di decarbonizzare nel medio periodo i settori energetici e quelli industriali ad alta intensità di carbonio per colmare il divario fino a quando le tecnologie energetiche a basse o a emissioni negative di “prossima generazione” non saranno disponibili.

La quantità di rimozione della CO2 necessaria per raggiungere la neutralità del carbonio supera di gran lunga le capacità offerte dalle attuali tecnologie CCUS, per cui i relativi investimenti devono essere visti come parte di un portafoglio più ampio di azioni per evitare le conseguenze intollerabili dei cambiamenti climatici, oltre che a implementare le tecnologie a basse o zero emissioni di carbonio e potenziare la capacità dei serbatoi naturali di carbonio come foreste, zone umide, permafrost e oceani

Il Technology Brief esamina le varie tecnologie disponibili per catturare alla fonte la CO2 da industrie, come quelle del cemento e dell’acciaio, per la produzione di idrogeno da combustibili fossili, dagli impianti di incenerimento dei rifiuti o dalla produzione di energia da biomasse, immagazzinando il carbonio in acquiferi o tramite Enhanced Oil Recovery per utilizzarlo in seguito in processi chimici o biologici.

Fonte: UNECE

Il Brief dell’UNECE fornisce al riguardo una panoramica di 55 progetti CCUS interessanti in atto (tra gli altri il progetto di CCS di ENI al largo di Ravenna, oggetto di recenti polemiche). La Scandinavia, gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno fungendo da apripista, mentre i Paesi più piccoli della regione UNECE sono alla ricerca di partner e finanziamenti internazionali, dal momento che i costi sono attualmente un ostacolo all’implementazione della tecnologia. Solo per l’Europa, si stima che saranno necessari 320 miliardi di euro al 2050 per la distribuzione della tecnologia, più altri 50 miliardi per le infrastrutture di trasporto. 

È necessaria una forte volontà politica per rendere l’energia accessibile, pulita, affidabile, sostenibile e moderna per tutti una realtà entro il 2030 –  ha affermato Olga Algayerova, Segretaria esecutivo dell’UNECE – Mentre ci prepariamo per il Dialogo di alto livello sull’energia convocato dal Segretario generale delle Nazioni Unite nell’ambito dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre, l’UNECE si impegna a sostenere gli Stati membri a fare del 2021 l’anno della vera azione sull’energia“. 

L’UNECE sottolinea che sarà necessaria una “vasta capacità di stoccaggio geografico” per la distribuzione su larga scala di CCUS. Attualmente, i siti più idonei della regione sono stati individuati nei bacini sedimentari del Nord America e dell’Europa occidentale, in particolare nel Regno Unito, nei Paesi Bassi e in Norvegia. Al riguardo viene ricordato che si sta predisponendo uno studio sulle potenzialità di stoccaggio in Europa orientale, Caucaso e Asia centrale, in particolare nella Federazione Russa, Kazakistan, Azerbaigian e Mar Caspio.   

La velocità di implementazione su larga scala permetterà di ridurre i costi. Di qui la sollecitazione ai Paesi di collaborare per migliorare il rapporto costi-efficacia dei grandi progetti di infrastrutture di energia pulita e di condividere le migliori pratiche sia nell’implementazione della tecnologia che nell’infrastruttura normativa e politica per sostenere gli impegni ambientali a lungo termine dell’industrie e dei Governi.  

La Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) considera l’adozione del CCUS come una tecnologia fondamentale per la decarbonizzazione del settore energetico a lungo termine e anche l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) nel suo RapportoCCUS in Clean Energy Transitions”, pubblicato lo scorso settembre, ha sottolineato il ruolo cruciale della tecnologia nella lotta ai cambiamenti climatici.
È l’unica in grado di intervenire in modo decisivo sulle centrali esistenti, che se abbandonate a se stesse finirebbero per vanificare tutti gli sforzi e i miglioramenti legati alla diffusione delle rinnovabili – ha dichiarato in occasione del suo lancio il Direttore esecutivo IEA, Fatih BirolAl momento è anche la migliore piattaforma sia per la produzione di idrogeno low carbon, che per la rimozione della CO2 in atmosfera”.  

Non la pensano così le Associazioni ambientaliste che intravedono nella tecnologia un modo per continuare ad utilizzare i combustibili fossili, piuttosto che destinare risorse per una transizione energetica effettiva basata sulle fonti rinnovabili.

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